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L’amore duro fa durare

C’è stato un giorno in cui Ronaldo ha rischiato di perdere la faccia. Lui, ambasciatore Unicef e angiolino in tour negli ospedali pediatrici sudamericani, si è lasciato incantare ed ipnotizzare dal canto splendido e fatale delle sue sirene protettrici, che, nel mondo del pallone schifosamente euromilionario, si chiamano procuratori.

Lo volevano portare al Real Madrid. Non (solo) per vincere, ma anche per lo stipendio.

Quando Ronaldo si è infortunato, Moratti lo ha pagato interamente fino all’ultimo centesimo, nonostante il servizio del brasiliano campione del mondo fosse nullo. Non solo lo ha pagato: lo ha curato come un figlio, aspettandolo giorno dopo giorno con la pazienza di Penelope che aspetta il suo Ulisse. Poi via alla catena alle dichiarazioni.

Il direttore sportivo del Real Jorge Valdano dice: “Mai fatto offerte”.

Il procuratore Martins, felice come una pasqua, annuncia: “All’Inter fino al 2005”.

Il portavoce Paiva: “Deve parlare con Moratti perché i problemi ci sono”.

Moratti: “Per noi è stato un pugno nello stomaco”.

Berlusconi, che ha sempre paura di combinarci qualcosa, ha fatto subito battere un comunicato da Palazzo Chigi: “Mi avete frainteso”. Non si sa mai.

Il motivo di base, poi, dell’eventuale partenza è che i procuratori hanno (pare) aperto gli occhi a Ronaldo: ha il terzo stipendio nella rosa dei giocatori nerazzurri.

Vergogna, hanno battuto i pugni sul tavolo i procuratori. Il terzo stipendio nell’Inter: miseria. E non si parla di un milionemmezzo (di lire) al mese. Si parla di sei-sette-otto miliardi (di lire). E tutto questo fa semplicemente schifo.

In questi stessi giorni utilizzo quelle pagine del giornale che parlano di calcio per scrivere numeri di telefono, per non far ballare una sedia zoppa, per pulire (pardon: far pulire) il pesce.

Lo sport vero, lo sport che fa piangere, che fa ridere, che fa venire la pelle d’oca è stato in diretta tutti i giorni su Rai Tre e chi l’ha perso, ha perso l’evento sportivo dell’anno, visto che i Mondiali di calcio si sono trasformati in una parata di nani e ballerine.

Sto parlando dei campionati europei di atletica leggera, che per altro hanno seguito quelli di nuoto anch’essi trasmessi in diretta sulla Rai. La tensione sulle facce dei podisti, dei lanciatori e dei saltatori nell’Olimpiastadion di Monaco di Baviera la vedo poche volte sui volti smunti e spenti dei calciatori di alto livello. Sui campi di pallone vedo spesso boria, spocchia, altezzosità.

Sui visi di Monaco vedo umiltà, tensione e l’unica punta di boria è quella con cui sembrano dirti, mentre corrono, lanciano e saltano: io conosco questo mondo, altri tra voi no. E lì sta il segreto. Preferisco mille volte di più una semifinale dei 1500 alla finale Brasile-Germania di pallone.

A parte i soldi: è un mondo diverso, quello dello sport minore (che minore non è), è un mondo di nicchia, che ha il suo habitat e non morirà mai perché è messo insieme dall’amore di chi lo fa, di chi lo organizza e di chi lo segue.

Di amore, intorno al gioco del pallone, purtroppo ce n’è sempre di meno. Lì, è rimasto solo Robibaggio. E ancora per poco.

Pignolo 13 agosto 2002 - Diego Pretini

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