...di Mare

 

Stadi

Lo sport del calcio molto spesso riflette la nostra società. Sugli spalti ci si picchia, per esempio, perché si è perso di un gol, per un rigore magari inesistente. E allora giù botte. Si buttano motorini giù dai gradoni delle curve. Si usano in modo improprio le aste delle bandiere senza le bandiere. Questo per un gol, per uno sfottò, in definitiva per quisquilie che alcuni prendono come ragioni di vita. E’ un po’ come andare dall’analista, per questo tipo di gente. Si scalmanano allo stadio, perché magari sono omini piccini piccini nella vita o hanno immensi problemi da cui non sanno uscire. Chissà.

Lo sport del calcio molto spesso riflette la nostra società, anche a livelli più alti, soprattutto a livelli più alti. Nella prossima assemblea della Fifa, per esempio, sarà proposto di approvare il divieto assoluto ai giocatori di pregare in campo o comunque di compiere ogni gesto che si riferisca alla propria religione.

La motivazione è che, dicono dalla Fifa, ha dato fastidio vedere a Yokohama il Brasile campione del mondo tutto in cerchio a ringraziare Gesù Cristo e il suo e il loro padre. Giocatori sudati, massaggiatori in tuta, allenatori esultanti, dirigenti incravattati, tutti in cerchio che si tenevano per mano e dicevano che “Jesus won” come un qualunque coro gospel.

Dalla Fifa dicono che è stata una festa solo cristiana, che le altre religioni si sono sentite escluse.

Non commovetevi.

La Fifa, soprattutto nella persona di Sepp Bla-Bla-Blatter, non cerca l’uguaglianza, perché ce l’ha come principio morale ed etico nel sangue. Lo fa semplicemente perché da poco si sono affiliate una cinquantina di federazioni e il più di queste, oltre ad aver rovinato i Mondiali con i suoi arbitri e i suoi guardalinee (e non per colpa loro, ben intesi), rappresenta Paesi a maggioranza non cristiana. Qui lo sport diventa come la società. Uno che fa gol non si potrà fare il segno della croce, mentre esulta, perché Blatter ha bisogno dell’appoggio del Kuwait.

Perché nessuno ha il coraggio di proporre alla prossima assemblea le dimissioni del presidente? Un presidente che ruba con sette mani da ogni cassa aperta (pare sia un diretto discendente della dea Visnù) e poi dice “no, non sono stato io” diventando tutto rosso come un bimbo mentre ha sporcato le tende di sala con la nutella.

In Italia, per esempio, abbiamo una maggioranza che penosamente sta cercando in tutti i modi di evitare il carcere a due deputati, rischiando (qui sta il dramma) di rovinare parte del nostro già claudicante sistema giudiziario.

Io trovo compassione per chi cerca di difendere questi disegni di legge.

Onorevole Schifani, ma come si fa a dire che la sinistra sta cercando di eliminare il suo avversario politico tramite vie giudiziarie? Non è forse che si vuole eliminare gli avversari giudiziari tramite vie politiche? Non è vero l’opposto?

Onorevole Nania, ma come si fa a dire che la sinistra attacca così violentemente perché non ha argomenti? Come si fa a trovare argomenti in situazioni come queste? Rimani a bocca aperta, scuoti la testa e dici “no, non può essere vero”. Ma non è più vero niente.

Per esempio, in Italia non è più vero il falso in bilancio. Uno può farci anche il visto di Filo Sganga su quel foglio del bilancio e può rimanere sorridente sulla sua poltrona di pelle.

Per esempio, in Italia qualsiasi foglio che venga da fuori dei confini nazionali diventa carta igienica appena dentro, anche se è una prova inconfutabile di colpevolezza. Per esempio, in Italia uno (influente: a scelta politicamente, economicamente, socialmente, scegliete voi) potrà fra poco scegliersi i giudici. Il famigerato “legittimo sospetto”, infatti, non avrà più dei limiti ben definiti e decisi, ma in sostanza chiunque sia ammanicato in Procura potrà prendersi il catalogo autunno-inverno e primavera-estate con le fotografie (in posa, giurano) dei vari giudici che uno vuole.

- Guardi, c’è un graziosissimo De Pasquale a Vicenza. E’ un amore, mi creda.
- Sì, ma ero indirizzato più sul Franceschetti di Parma. Sa, piace ai bambini…

Tra l’Italia e gli Stati Uniti c’è di mezzo il mare, proprio come tra il dire e il fare.

Il nostro presi-dente (parliamo del suo onnipresente incisivo che viene sempre nelle foto) si fa bello a qualsiasi occasione dicendo di essere un amicone di Bush, di essere sulla stessa sintonia, di avere le stesse idee. Mentre lo dice mette il braccio appoggiato al bancone del bar, ingelatinato, tira fuori dalla manica arrotolata sulla spalla il suo pacchetto di Marlboro e si tira su i suoi jeans attillati. Tanto per dire la boria con cui dice di essere il terzo fratello illegittimo di Bush. Però, fosse cittadino americano, il nostro Presidente dell’Imbroglio (nonché Ministro degli Esteri ad interim: qualcuno che sappia il latino gli dica, per Dio, che “interim” vuol dire “frattanto” e non “all’infinito”) sarebbe già sulla via del carcere. Sarebbe già un jailed man walking, un uomo carcerato che cammina. Bush ha infatti urlato grave e serioso a tutto il popolo americano che truffare lo Stato è truffare la patria e ne va a discapito tutti. Bisogna togliere queste male marce, dice Bush, per essere sereni. Che siano “poche” come dice lui, ci si crede in pochi, ma che l’abbia detto in diretta a tutto il popolo statunitense non è cosa da poco.

Anche perché lui rischia parecchio con questi continui attacchi agli imprenditori che fanno i furbetti. Lui è stato presumibilmente un petroliere furbetto e lo stesso il suo vice robotico (ha cinque-sei by-pass) Cheney. Ce lo vedete Berlusconi che in diretta televisiva con il suo sorrisone di gomma ci dice “bisogna sconfiggere chi cerca di giocare con le istituzioni per fini puramente personali”? Si sentirebbe un’abnorme, immensa, infinita, insondabile, splendida, popolosa, nazionale, assordante, coinvolgente, contagiosa risata generale. Sto ridendo già da solo.

Pignolo 2 agosto 2002 - Diego Pretini

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