...di Mare

 

L’inenarrabile narrato

C’è qualcosa che non mi torna. C’è gente che fa i soldi in maniera strana.

Per esempio: sul Venerdì di Repubblica esiste una rubrica dedicata ai libri.

Si presenta il romanzo della settimana, il diario della settimana, c’è l’immancabile Augias. E c’è anche il saggio. E il 24 maggio scorso di cosa trovo una piccola recensione nello spazietto de “IlSaggio”? Il titolo all’articoletto è: La storia di un bisogno di cui nessuno parla.

Il titolo del libro è “L’impronunciabile bisogno” di Stefano Cagliano, Cortina Editore, 193 pagine, a 10,50 €.

L’articolo: “Le sono state dedicate opere d’arte, saggi scientifici, trattati di psicologia. Ma si preferisce non parlarne, se non per inserirla nei più fioriti turpiloqui. E invece la sua storia (sia biologica che culturale) è antica quanto quella dell’umanità e altrettanto affascinante. Ne è una dimostrazione il libro di Stefano Cagliano, medico, divulgatore e scrittore, che ci fa da guida: dall’invenzione dei lassativi al più attuale business degli escrementi”.

Avete capito di cosa si parla? Qual è il bisogno? Spero di sì. Perché l’articolista a un certo punto mette il nome del sostantivo tra virgolette. Io cerco di non farlo. Capitemi. Cioè: accanto alla recensione di un diario reportage di un giornalista americano che racconta la crisi cilena degli anni ’70, ce n’è una che parla di… quella. Capite?

E poi, scusate tanto: cos’è il “più attuale business degli escrementi”? Adesso viene fuori anche che la vendono? Esistono i contrabbandieri di m…? (Avevo finito i sinonimi).

E ancora: come si fa a scrivere 193 pagine (non righe: pagine) su quell’argomento? Ma non finisce qui.

Sul mio “Tirreno” (mio perché è il giornale della mia città) trovo un’altra straordinaria notizia. Infatti, dopo la rappresentazione teatrale a cui hanno partecipato anche attrici famose chiamata “Monologhi della vagina”, c’è subito la risposta dei maschietti, perché poi vengono a dire che il gentilsesso sta sempre più dominando il pianeta.

A Londra ecco le pièce teatrale di un noto comico britannico (noto laggiù), tale Richard Herrin, che ha intitolato la sua opera “Talking cock” e la traduzione potrebbe essere abbastanza fedelmente “Pene Parlante”.

Sessantanove quesiti per sviluppare il tema: il rapporto dei portatori sani di testosteroni con “il loro piccolo amico, il timoniere, lo strumento del peccato, la piuma della tentazione, il serpente a un occhio solo, il salame pazzerello, i gioielli di famiglia”. “Ci sono un’infinità di nomi – spiega il Lord – ma nessuno ne parla mai con onestà”. Ormai gli argomenti da osteria si possono portare su un libro o a teatro, cioè negli unici luoghi che sembravano rimasti immuni dalla volgarità gretta stile Gieffe.

Io ho deciso. Farò pubblicare un libro: “Con quale dito mi scartoffio il naso”. E chiamerò un attore per fare le repliche del monologo che scriverò: “Perché le donne si siedono e gli uomini la fanno in piedi?”. Chissà, forse troverò un lavoro.

Pignolo 16 luglio 2002 - Diego Pretini

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