Speciale Mondiali 2002 

"Quando il Pignolo rompe le... "

Piantarla con i pianti

La prima domanda è: quand’è il momento migliore per un computer per morire? Quando sei sotto l’ombrellone per quindici giorni? No. Per le vacanze di Natale? No. Quando non hai nulla da dire? No. Quando non hai voglia di dire nulla? No. Il computer provetto si rompe, sviene e non dà più segni di vita nell’esatto momento in cui ti serve da morire. Un po’ come se si frantumasse in sedici pezzetti la cucina a gas, proprio mentre metti la pasta nell’acqua bollente. O come se, già pieno zeppo di schiuma da barba nel viso, l’autoclave del condominio si rompe per dodici ore filate. E allora riecco la domanda: quand’è il momento migliore per un computer per addormentarsi e non svegliarsi più? Quando hai da mandare i pezzi ad Elbasun e al giornale. E magari nello stesso momento in cui lui si è spento senza possibilità di riaccendersi stai scaricando la tua canzone preferita del momento ed il download è intorno al 91-92%. O stai parlando in chat con un’amica che non sentivi da tanto tempo e ti stai divertendo raccontando storie passate. Oppure stai semplicemente facendo i cavoli tuoi, stai scrivendo serenamente, con il fresco della sera estiva e quel mona del computer decide che è finito il divertimento: game over, finito, the end, baci baci. Ma vaff…

Ecco perché il pezzo sulla finale lo mando solo martedì. Mi scuso con la gentile clientela. Perché clientela? Perché io spaccio. Parole. Ma non voglio nulla in cambio, tranquilli.

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Capitan Cafu. Tre finali e due coppe del mondo.FIn questi Mondiali ho guardato perfino Cina-Costa Rica, pensate. Mentre c'era la finalissima, invece, ero in macchina in una delle città più orrende d'Europa (di cui non dico il nome, anche se inizia per T e finisce per “erni”). Per strada, ovviamente, non c'era nessuno. A parte una Volkswagen di tedeschi. Giuro: una macchina di tedeschi alla fine del primo tempo della finale Germania-Brasile sulla superstrada Terni-Perugia. Fate voi.

La partita la vedrò in registrato il tardo pomeriggio. Prima la traversa di Kleberson, cognome da svedese, pelle da brasiliano, piede da Di Biagio. Poi il palo di Neuville, uno che per parlare con l'allenatore della Germania Rudi Voeller usa l'italiano. Neuville è svizzero di nascita, Voeller ha giocato mezza vita a Roma. Le due grandi parate di Kahn su dei tiri a seicento orari che solo un muro può far rimbalzare indietro.

Poi, proprio lui, Oliver Kahn, l'uomo che davvero ha portato la Germania in finale, ne fa rimbalzare uno di troppo di quei tiri brasiliani. Il gigante buono KahnQuesto è l’unico che viene da fuori, perché Rivaldo non oserebbe nemmeno sotto minaccia mortale di tirare all'interno della linea dell’area di rigore. Il tiro sarà anche forte (mah...), ma è centrale. Quelle palle lì Kahn le avrà parate chissà quante volte in allenamento e in partita. Questa maledettissima volta gli rimbalza su un ginocchio, sulla panza, sul viso, chissà. Il fatto rimane: la palla schizza via. Arriva Ronaldo, con i suoi capelli poco seri, e di lì fa quello che deve fare. Piatto destro, gol. La Germania fino a quel punto aveva giocato bene, Roberto Carlos e Cafu, i due principali stantuffi della manovra brasiliana (m'è venuta una frase da giornalista vero, una volta ogni tanto) non si erano mai visti. Rivaldo continuava a voler tirare da fuori (qualcuno gli dica che non è pallamano e che può tirare anche dentro l'area di rigore). Ronaldinho cercava di battere il record di fumosità di Denilson (dribbling, tacco, finta di anca, finta di ginocchio, gioco di prestigio, piroetta, spaccata, triplo carpiato con avvitamento ma passala, porca pupazza). Ma il calcio è questo.Ah però.... Il Brasile ha trovato con i suoi piedini dolci le occasioni più ghiotte (aggettivo pizzuliano). Entra un colored tedesco, un armadio a quattro ante, con la faccia triste. E' lui che sbaglia sul secondo gol. Lui è una punta. In quel momento, chissà per qualle folle motivo, si ritrova a fare il terzino destro. Va in spaccata da ginnasta sul tiro di Ronaldo, ma ormai la biglia dorata era indirizzata verso il due a zero. Stranamente sul secondo gol il pallone partito dal piatto di Ronaldinho non viene tirato verso la porta da Rivaldo, visto che il cuoio era uno zizzinino fuori dall'area. Fa una bellissima finta, invece, Rivaldo. AsamoahE Rivaldo fa rima e assonanza con Ronaldo, che ancora di piatto e ancora di destro mette nello stesso angolo di dodici minuti prima. Stavolta Kahn c'entra poco.

Alla fine i tedeschi sono dei cenci da garage e i brasiliani hanno dentro Denilson che se fosse efficace quanto bravo con i piedi sarebbe il giocatore più bravo della storia del calcio fino al 3040. Quando i guardalinee, cioè, saranno delle giraffe e degli opossum.

A proboscide (come direbbe l'arbitro centrale di quegli anni): il nostro pezzetto di finale, cioè Pierluigi Collina, arbitra da Dio, fa quello che dovrebbe fare ogni arbitro: non far vedere che c'è. Se uno inizia a smaronare come il povero Moreno (non è colpa sua se l'hanno mandato a giudicare un ottavo dei Mondiali, nonostante non ne fosse capace), la partita diventa cattiva, inguardabile e irreale. Cattiva, perché i giocatori si innervosiscono. Inguardabile, perché se la fiscalità domina regina uno si annoia e sbuffa. Irreale, perchè, come nel caso del gol annullato a Tommasi e l'espulsione affrettata di Totti, Corea del Sud-Italia non sarebbe finita in quel modo se ci fosse stato un direttore di gara (e due guardalinee che molto spesso sono i maggiori imbroglioni di chi fischia).Ronaldo e il suo dito..

Alla fine rimangono negli occhi due immagini. La prima è l’abbraccio tra gli undici turchi e gli undici coreani nella finalina per il terzo e quarto posto. La Turchia, secondo il mio insipiente modo di vedere, è stata la squadra che ha fatto vedere davvero un gioco spumeggiante, divertente, attivo. Ma nel calcio di adesso non basta: serve anche il cervello, l’astuzia, la malizia.

La seconda immagina è Ronaldo abbracciato ad un dirigente che piange come un bimbo bizzoso. Basta Ronaldo, ti prego. Uscì in barella dall’Olimpico e pianse, ha vinto la coppa del mondo e ha pianto. E basta. Ma il Brasile non è il paese del Carnaval e dell’allegria? Per fortuna me lo conferma una risposta di una festante brasiliana a Roma che alla domanda del giornalista “Cosa vorresti dire a Ronaldo?”. “Che saprei io come ringraziarlo”. Ma cosa piangi, Ronaldo, cosa piangi...

Pignolo 3 luglio 2002 - Diego Pretini

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