Speciale Mondiali 2002 

"Quando il Pignolo rompe le... "

Punte, mezze punte e puntarolate

Nessuno si azzardi solamente a sussurare le parole “In finale in fondo ci siamo anche noi” perché arbitra Collina. Guai a chi prova a dirlo. Perché altrimenti lo cerco, lo trovo, lo strozzo. Sfizzero

Vi svelo un segreto, intanto: la prima semifinale, Germania-Corea del Sud, è stata una partita inventata e progettata apposta per persone che soffrono di insonnia. Il gioco tedesco e quello coreano hanno conciliato la serena dormita a molti poveri insonni che hanno perfino russato, pare, intorno al 35’ del primo tempo.

Dopo il gol di Michael Ballack (cioè l’unico con i piedi da brasiliano nella Germania), Guus Hiddink arriverà a mettere anche cinque attaccanti.Se vi sembran capelli questi..

Trentanovesimo del secondo tempo: il coreano Seol si avvicina al limite dell’area di rigore tedesca. E’ solo contro tre marcantoni teutonici. Ma è molto più svelto di loro, soprattutto quando è lanciato in corsa. Proprio come adesso. E allora Ballack infila la sua piccola punta del piede per fermarlo, sapendo che quel fallo al limite vorrà dire ammonizione. Anzi: la seconda ammonizione dagli ottavi in avanti. E dunque squalifica. Ma il capitano morale della squadra si sacrifica e butta giù quel Seol. Su il giallo, Michael non giocherà la finale di Coppa del Mondo, dopo avercela portata lui la nazionale, con quel gol di dieci minuti prima. Ma anche l’umiltà deve essere un bagaglio di un capitano.

La cosa più bella di questa semifinale, però, sono state le facce dei coreani quando l’arbitro (lo svizzero Meier, tanto per dire una banalità: è stato preciso come uno svizzero) fischiava loro una punizione contro. Dopo gli arbitraggi che hanno avuto contro l’Italia e contro la Spagna, quella nuova, mai provata, inedita arroganza di fischiar loro contro quando commettevano fallo proprio non gli andava giù. E subito dopo il fischio, si giravano verso l’arbitro, lo guardavano, facevano il bocchino Le partite di pallone sono secondarie.come i bimbi piccini e con i minuscoli occhi sembravano dire: “Ma come? Non vedi la mia maglia? E’ quella della Corea, imbecille”.

A parte gli scherzi, dopo una ventina di giorni di Mondiali, finalmente abbiamo visto una partita di calcio: Brasile-Turchia. Il Brasile poteva serenamente vincere cinque o sei a zero, avesse avuto due attaccanti, davanti. Cioè: ce li ha. Rivaldo e Ronaldo non sono stopper. Ma quello che intendo io è che quando dico attaccante io penso a Inzaghi o a Vieri. O, per uscire dall’Italia, a Trezeguet o Morientes. Cioè gente che magari non ha i piedi buonissimi, che si muove come un pachiderma, ma che, stai sicuro, la butta dentro appena può e come può (vero Vieri?). Rivaldo e Ronaldo, invece, sembrano due mezze punte prestate all’attacco. In Brasile, si sa, o si accarezza il pallone o non si gioca al calcio. Però ogni tanto anche un po’ di forza al pallone va data. L’unico che dà forza al pallone (e che forza) nel Brasile è Roberto Carlos o Carlos Alberto, come si ostina a ripetere Giampiero Galeazzi. Con la differenza che Carlos Alberto giocava nel 1970 (anno in cui vinse il Brasile contro l’Italia 4-1). Michael Ballack

Stesso discorso per la Turchia: non ha punte, dato che gioca Hakan Sukur solo in attacco. La differenza sta nel fatto che dietro a Rivaldo e Ronaldo (che la palla la sanno anche baciare alla francese) ci sono Cafu, Kleberson, Gilberto Silva r Roberto Carlos. Nella Turchia ci sono degli operai: Emre, Ergun, Umit Davala. Poco più aggraziati sono Basturk (che gioca con la squadra tedesca degli spray: il Bayer Leverkusen) e Hasan Sas, che io voto come giocatore rivelazione (mi avvantaggio, tanto qualche giornale sicuramente proporrà questo sondaggio).

La partita è bella, però. La Turchia ha qualche possibilità per fare il colpaccio, ma viene fuori che in Brasile iniziano a curare anche i tuffi dei portieri, oltre che i tacchi, i dribbling, le veroniche, i pasos dobles, le capriole, le rovesciate e il dialogo in sanscrito con il pallone. Rivaldo

Poi si accende Ronaldo. Per un momento oltre ad essere Ronaldo (evita tre giocatori come se fossero paletti fermi infilati in terra), fa anche l’Inzaghi. Di primo acchito ho detto “bel gol” perché credevo fosse d’esterno piede. E invece il replay ha fatto vedere che è stata una vera e propria puntarolata alla Inzaghi, alla Trezeguet. E’ la puntarolata che dà al Brasile la terza finale consecutiva ai Mondiali (dopo quella di Pasadena nel 1994 e di Saint Denis nel 1998) e a Ronaldo la testa della classifica cannonieri con sei reti. Probabilmente gli interisti si stanno divorando le mani chiedendosi: Perché diavolo non ha giocato così il 5 maggio all’Olimpico?

Finisco traslando nel calcio quello che succede in politica: votare contro. La politica a molti piace poco. E quando si viene chiamati alle urne, spesso si vota contro qualcuno e non a favore di qualcuno, a meno che uno non sia fermamente convinto di certe idee di partito. Io faccio lo stesso per la finale di Coppa del Mondo. Tifo contro il Brasile. Troppa boria. Forse la mia è invidia, chissà. O forse perché calcisticamente mi sento più vicino ai tedeschi. Anche se anche i brasiliani danno le puntarolate.

Semifinali:

Germania-Corea del Sud 1-0 (75’ Ballack)
Brasile-Turchia 1-0 (49’ Ronaldo)

Finali:

Sabato 29, ore 13 italiane, a Daegu (Corea del Sud): Corea del Sud-Turchia per il terzo posto.
Domenica 30, ore 13, a Yokohama (Giappone): Brasile-Germania per la Coppa del Mondo.

Pignolo 30 giugno 2002 - Diego Pretini

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