Speciale Mondiali 2002 

"Quando il Pignolo rompe le... "

Facciamo l’appello

La cosa più difficile del Mondiale non la faranno i calciatori, né gli staff tecnici e neppure gli organizzatori.

La cosa più complicata, difficile, al limite dell’impossibilità la fanno i telecronisti.

Specialmente nella prima fase, infatti, scenderanno in campo giocatori mai sentiti nominare e che hanno, inevitabilmente, un nome. E che nome.

Lo so, è brutto prendere in giro i cognomi, soprattutto se chi lo fa ha un cognome del genere.

Però mettiamoci nei panni del telecronista che dovrà seguire Cina-Costa Rica (mi raccomando: tutti sintonizzati alle 8,30 del 4 giugno).

Oppure Corea del sud-Polonia (sempre il 4 giugno, ma alle 13,30 tra una forchettata e l’altra). Non tanto per i nomi polacchi.

Sentite qualche nome coreano preso a caso: Choi Sung-Yong, Song Chong-Gug (e questi sono due difensori), Hyun Young-Min, Lee Young-Poo, Lee Chun-Soo Yoon Jung-Wan (mediani), Seol Ki-Hyeon, Ahn Jung-Hwan, Hwang Sun-Hong (e queste erano le punte).

Facciamo un gioco.

Provate a leggere i nomi che ho appena scritto (mi c’è voluto 6’34” puliti) senza incepparvi nemmeno una volta.

Ma, sapete, giocare coi cognomi è la cosa più bella del mondo. Soprattutto se provengono da tutto il globo.

Si conferma, per esempio, la tesi che la Svezia discende da due, tre, al massimo quattro avi che hanno fatto un centinaio di figlioli e li hanno sparsi un po’ in tutto il regno.

Dico questo perché, nella nazionale dei biondi, si chiama Andersson anche il magazziniere.

Se “son” in svedese vuol dire figlio come in inglese, vorrei tanto vivere una vita come quella di quel signor Anders che ha messo tutti questi pargoli al mondo. Per fortuna nella Svezia c’è qualche ragazzo che ha un cognome diverso (diverso? Alexandersson, Jonsson, Svensson, Jakobsson, Isaksson…).

Poi ci sono i cognomi che con la nazionale che rappresentano non c’entrano niente, fatto ovviamente dalla beneamata emigrazione (beneamata secondo il mio pensiero. Ma vallo a dire a Treviso).

Dicevo: è come il gioco della settimana enigmistica che devi trovare l’elemento sbagliato nella serie di parole o di figure.

Iniziamo:

  • Meola (terzo portiere degli Stati Uniti)

  • Belletti (difensore del Brasile? A me viene in mente un ragioniere della Val Padana: “ue, Belletti, dove l’hai posteggiato il Volvo?”)

  • Tavarelli (Paraguay ed è portiere, quindi: Para-guay). Anche Tavarelli potrebbe andare in ufficio con Belletti. - Asamoah (centrocampista della Germania… della Germania??)

  • Alex (non Del Pierino, ma un mediano del Giappone).

  • Ma il più bello si chiama Koumantarakis. Dove gioca? Nella Grecia? No, non si è qualificata per i Mondiali. Gioca nel Sud Africa come attaccante.

Probabilmente, quando ha visto che la Grecia non si sarebbe qualificata nemmeno corrompendo il presidente della Fifa Blatter (ancora?), Koumantarakis cos’ha fatto? E’ diventato cittadino del Sud Africa. E se al prossimo Mondiale il Sud Africa non si qualifica?

“Mah, che dici, in Italia mi prenderanno?”.

Di questi tempi non ci giurerei, guarda. Sono felice di informarvi che, su 23 giocatori dell’Arabia Saudita, addirittura 6 non hanno il cognome che inizia per “Al-“.

Ve li elenco, tanto si fa presto: Sayed (portiere), Shallah, Sulaiman, Takar (difensori) e Ghani e Noor (centrocampisti).

Come vedete, non ci sono attaccanti che si chiamano: Al-Dossari, Al-Jaber, Al-Juman, Al-Yami. Al-è.

Negli Stati Uniti giocano tutti i fumetti e i cartoni animati che sono scartati dalla Disney e dalla Warner Bros: in difesa ci sono Cherundolo, Pope e Regis e, udite udite, Agoos, a centrocampo giocano Beasley e Reyna, in attacco Mathis e Wolff. Se non sono nomi da cartoni questi…

Nell’Irlanda gioca un participio passato (Given), ma quello che risalta agli occhi è che la nazionale della Repubblica indipendente è un Bignami degli ultimi cinquant’anni di cinema, tv e musica: ci sono Kelly (difensore, addirittura con l’iniziale G.), Cunningham (difensore, come Ricky di Happy Days), Morrison e Quinn (entrambi attaccanti).

C’è chi vuol far vedere a tutti costi che lui al Mondiale c’è (i fratelli Ceh della Slovenia), c’è chi si dà le arie (Figo del Portogallo), c’è chi si crede il massimo della comodità (Coupet della Francia), c’è un codice fiscale (Zafer Ozgultekin della Turchia), c’è chi gioca a fare l’imperatore (Antonelius della Svezia), c’è chi non sa l’italiano (non Totti, Mettomo del Camerun), c’è una sorpresina Kinder (Gao Yao della Cina), c’è chi ha sbagliato sport (Inamoto del Giappone, c’è chi si annoia (Epalle del Camerun), c’è chi non ha tante voglia di giocare (Pochettino dell’Argentina), c’è chi vuole farsi capire bene (Djemba Djemba del Camerun), c’è chi è egoista (Miyamoto, Giappone), c’è chi perlomeno ci mette l’impegno (Matsuda), c’è chi va con tutta la famiglia (i tre centrocampisti N’Diaye del Senegal), c’è chi si crede una favola (Capucho del Portogallo, voleva chiamarsi anche Rosso).

E c’è chi non vuol dire nulla, ma è bello che ci sia, perché fa ridere: Chinchilla del Costa Rica. (lo spagnolomane del sottoscritto suggerisce che “ch” in spagnolo si traduce come la C morbida di ciuco).

Pignolo 1 giugno 2002 - Diego Pretini

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