il Pignolo 45

L’ultima volta

Sembro ossessionato da quell’uomo. Pare che sia la mia unica ragione per scrivere. E invece, vi giuro, che tutte le volte dico “questa è l’ultima volta”. Sembro Zeno Cosini nella Coscienza di Zeno, con il protagonista che rimanda sempre quella che dovrebbe essere l’ ultima sigaretta e che diventa sempre l’ennesima e basta. Per me il nostro Presidente è un po’ come un vizio. Tutte le volte dico “questa è l’ultima”. Poi leggo il giornale o guardo la tele ed è troppo più forte di me.

Per esempio: l’altra mattina ho sperato con tutto il cuore che la mia professoressa di latino del liceo (la meglio: Mara Torricelli) avesse lezione. Vi spiego perché. C’era la diretta televisiva di un fatto storico: Vladimir Putin, primo ministro russo, firmava un accordo di collaborazione con i 19 rappresentanti dei Paesi della Nato, tra i quali George Dabliu Bush. Con quella firma è finita, ufficialmente, la Guerra Fredda. Non è una cosa da poco. E sono contento di poter dire che la personalità che ha voluto maggiormente questa firma e che ha lavorato di più per far avvicinare Stati Uniti e Federazione Russa è proprio il nostro Presidente del Consiglio (ahia… mi starò mica convertendo?). A Pratica di Mare, quindi, ci sono 20 tra Capi di Stato e Primi ministri firmatari e ognuno prende la parola durante il summit. Tocca a noi, tocca al Phard-che-ride. Lasciamo perdere il fatto che confonde, per tutto il suo discorso, il francese per l’inglese, perché chiama George Robertson, segretario generale della Nato, e Bush il Giovane con la G di Jean Valjean. Queste sono proprio cose da Pignolo.

No, quello che mi ha fatto ridere come un bambino in preda alle tenaglie del solletico è stato altro.

Infatti, dopo una breve premessa, il nostro si getta in una rievocazione storica. E’ un’idea brillantissima, la sua.

(Le barre sono dovute alle robotiche pause che fa il Nostro). “Qui / si ha / il riavvicinamento / tra / Oriente / ed / Occidente: / l’Oriente / d’Europa è la Russia / e l’Occidente / sono i Paesi della Nato. / Così / come / un grande uomo / d’Oriente, / Enea, / da Troia / arrivò sino a qui / a fondare / l’impero romano, / un grande / impero / occidentale”.

Tutto giusto, perfetto. Si sarebbe potuto fermare. Ma nella mente del Riso Incipriato la parola “limite” non esiste. E questa volta, come molte altre volte, l’ignoranza caprina vince sulla vanità.

Non si ferma, dunque. Ma va avanti. Troppo avanti. “Quindi / sono / felice / di ospitarvi / qui / dove / sbarcò, / fuggitivo da / Troia, / Enea con il / padre / Anchise / sulle spalle / e il figlio / Giulio”.

No, scusi, chi? Anchise? Sulle spalle? E Giulio? Chi è Giulio? Ma Anchise, pover’uomo, era già trapassato da un pezzo. Morì molto prima che Enea approdasse sulle coste laziali. Per l’esattezza spirò a Drepano (l’attuale Trapani) nel libro terzo dell’Eneide. (Che era il terzo me lo sono andato a vedere.

Non faccio come il Doppiopetto di Cipria). E poi dov’era? Sulle spalle? Ma Anchise sulle spalle di Enea ci sta sì e no una mezz’oretta all’inizio della storia (Libro II): il tempo di portarlo in salvo dal centro di Troia (in fiamme e in preda ai Greci) al tempio della città. Poi può darsi anche che Anchise si fosse divertito e avesse voluto fare un altro giretto a cavalluccio di Enea. Ma se l’eroe troiano avesse portato il padre dalla Turchia al Lazio sarebbe morto prima lui di Anchise, credo. E poi compare, nella versione silviana dell’Eneide, questo Giulio. Che a me ricorda tre cose:

  • 1) lo spot in cui Giulio era il genero che dava la mano al suocero e quest’ultimo pronunciava il suo nome con un tono che intimoriva;
    2) Andreotti;
    3) Giulio Cesare. Come vedete il massimo della latinità è dato da un uomo che è vissuto circa mille anni dopo Enea. Il figlio di Enea, per la cronaca, si chiamava Ascanio. Ma manca la perla, mi dispiace.

“Enea / sbarcò qui, / sulle coste / del Lazio / sposò Lavinia, / figlia del re Latino / e / dette / inizio / a quella / grande / generazione / dalla quale poi / discendono / Romolo e Remolo”.

Chi? Remolo? Che poi l’ha detto veloce, forse perché non era sicuro. Romolo e Remolo?

Sono due nani scappati dalla casetta perché Biancaneve ha unito due letti per dormire? In realtà i nani erano nove? Nessun telegiornale l’ha fatto notare tranne il Tg3 (i casi sono due: o l’ignoranza ha radici mostruose in tutte le altre redazioni o “siamo giornali indipendenti dal potere” è una mostruosa fregnaccia).

Mi consolo solo di due cose. La prima: gli ospiti erano stranieri e quindi non avranno di certo notato la serie di st…upidaggini.

La seconda: non ha detto che Enea fu scacciato da Troia dall’avanzata del comunismo.

Giuro che questa era l’ultima volta. Giurolo. (N.B.: il mio giuramento vale quanto la conoscenza di storia classica del Presidente Joker, l’uomo dal sorriso fisso).

Pignolo 29 maggio 2002 - Diego Pretini

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