il Pignolo 43

Controsenso

Allora: qui in Italia funziona così.

Si finisce in carcere ammanettati come i peggiori malavitosi d’Italia per aver rubato due buste di prosciutto (è successo martedì a un torinese di 39 anni che non ha spiegato che aveva fame e che non aveva soldi).

Ma ci si può liberamente procurare, vendere e somministrare nandrolone a patto che non sia destinato a atleti che possano falsare l’andamento reale della gara.

Il nandrolone ormai è diventato più famoso del pisello di Pippo Baudo: con l’Epo è la sostanza dopante più famigerata nel mondo dello sport.

E’ doping e ogni vivente che sa un minimo d’inglese può avere sì molti dubbi tranne uno: che doping voglia dire drogatura, drogaggio o come diavolo si dice dare della droga a qualcuno.

Quindi casalinghe, commercialisti, operai, imprenditori, presidenti e presidentesse potete comprare e vendere droga. L’ha deciso la Corte di Cassazione spiegando, per altro, che la condotta degli spacciatori di nandrolone, se non elude i controlli antidoping e se non modifica il reale andamento della competizione sportiva, non è perseguibile a norma di legge “perché così dice la normativa 376 del 2000”.

Il ragionamento è molto semplice. Rubi del genuino prosciutto e vieni messo in gattabuia.

Fai il pusher con il nandrolone e i poliziotti che passano ti salutano sorridendo e augurandoti buon lavoro.

C’è un modo per non rimanere esterrefatti davanti a delle contraddizioni del genere. Il metodo è quello detto “della CdL”.

Quando si conosce appieno la mente del Polo la contraddizione può essere compresa senza problemi.

D’altronde, signore e signori, non lo invento io che da qui in avanti la Guardia di Finanza davanti a una truffa di un ricconcello bricconcello gli possa dare un’amichevole pacca sulla spalla e gli possa dire “Cerca di non farlo più”.

E nello stesso tempo, signore e signori, si vuole mettere un accigliato poliziotto di quartiere per qualcuno che ruba per mangiare.

E ancora: è come se gli Stati Uniti d’America, il Paese più zeppo di contraddizioni (che fa la guerra in Vietnam e i film più critici sulla guerra in Vietnam) dicesse basta con il terrorismo, che, insomma, è l’ora di farla finita perché la morte è sempre brutta e poi però permettesse ad un esercito di uno Stato suo fedele alleato di sparare ad altezza d’uomo a tutto ciò che aldilà di quel marciapiede sembra camminare su due piedi e che pare armato, sì, ma solo della sua telecamera.

Per finire: è come se si sentisse dire “Quale altro Paese fa manifestare persone straniere?” e poi appena pronunci il nome Arafat di buttano faccia a terra e ti picchiano quattro contro uno.

Prima si diceva Guardare ma non toccare. Ora non si può più nemmeno guardare.

Pignolo 15 maggio 2002 - Diego Pretini

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