il Pignolo 39

Facce toste/2: Brutte copie

Dire che è copiato di sana pianta sarebbe ingiusto. Le prime venti righe del secondo capitolo, infatti, le ha scritte lui. Ma il resto, purtroppo, no. Intere pagine prese di peso da manuali, riviste giuridiche, libri, saggi e monografie altrui, tutte importate disinvoltamente, tutte copiate alla virgola, con un lavoro svelto di forbici e colla. Si sa, che gli studenti copiano. Ma che succede, se copia il professore? E soprattutto che succede se il professore è anche un senatore?

Se lo starà chiedendo, a quest’ora, il Ministro della (ancora per poco) Pubblica Istruzione Letizia Moratti, che si ritrova sulla scrivania l’imbarazzante dossier a carico del senatore avvocato professor Giuseppe Consolo, 53 anni, docente associato di Diritto Pubblico alla Luiss, aspirante cattedratico all’Università di Cagliari e parlamentare di Alleanza Nazionale.

Ora si fanno dossier su tutto: dai presunti brufoli della tennista Anna Kournikova alla ricrescita piliare del cuoio capelluto del Cavaliere Ridente.

Da una parte ci sono i due saggi scritti, o meglio firmati, da Consolo: “Aspetti privatistici del mutuo di scopo” e “La sfiducia a un singolo ministro”, i due libri grazie ai quali ha vinto il concorso a professore associato di Istituzioni di Diritto Pubblico.

Dall’altra, con le pagine segnate e meticolosamente sottolineate da una mano senza pietà, il Digesto della Utet, un libro della Giuffrè, un manuale della Cedam e due riviste giuridiche. Libri di cinque o dieci anni prima, di quelli che finiscono solo nelle biblioteche degli addetti ai lavori.

E gli addetti ai lavori, appunto, lavorano: non hanno il tempo di confrontare un libro con l’altro. Neanche un raffinato giurista come Antonio Baldassarre (An), è stato sfiorato dal sospetto. Anzi, recensendo la monografia di Consolo, il presidente emerito della Corte Costituzionale ne lodava proprio “le tesi e gli argomenti originali, che lo rendono un importante punto di riferimento nella materia trattata”. Importanti forse sì. Originali, non proprio.

Il primo capitolo del saggio sul “mutuo di scopo” – una speciale forma di credito bancario alle imprese – è la trascrizione quasi integrale, salvo l’uso di un sinonimo qua e là, delle prime sette pagine di una monografia di sei anni prima, pubblicata dal professor Vincenzo Allegri sui “quaderni di Banca e Borsa”. “Il fenomeno – scriveva per esempio Allegri - suscita oggi un’attenzione più diffusa, sia in conseguenza dell’adozione, nella prassi contrattuale…”. “Il fenomeno – ha scritto Consolo - suscita un’attenzione più diffusa sia in conseguenza dell’adozione, in tale prassi contrattuale…”. Ha tolto un “oggi” e ha aggiunto un “tale”. Le conclusioni, però, sono di Consolo. Nessuno può contestargliele, quelle sei pagine. (…) Forse nessuno ci avrebbe mai fatto caso, se il professor Consolo non avesse tentato il grande salto verso il posto di ordinario. Si sa come è l’università. Trovi sempre un concorrente che non la manda giù, e magari passa una settimana in biblioteca per farti le pulci. Poi prende i tuoi libri, prende i cinque volumi dai quali hai copiato e spedisce il pacco al ministro, al rettore dell’Università di Cagliari e al procuratore della Repubblica. Denunciandoti – con una lettera anonima, anzi firmata da un inesistente “professor Giovanni Rossi” – per “plagio letterario”, reato coniato nel 1925 per punire gli studenti che copiano le tesi di laurea. “Sono beghe universitarie, appena avrò le carte farò una denuncia. Nelle note ci sono tutti i nomi degli autori richiamati. Se io prendo tre righe, e ci metto in calce la provenienza, il lettore sa da dove vengono. Nel nostro settore si fa così”. Ma sono pagine intere, professore, non tre righe qua e là. “Cosa vuole che le dica? Quei libri li ho scritti io. E’ tutta una manovra mi creda. Non vogliono farmi vincere il concorso a professore ordinario. Ma io sono tranquillo”. Meno male. (Bibliografia: Sebastiano Messina, “Quando copia il professore”, ed. La Repubblica, 2002).

Mi hanno chiesto se non mi ero, per caso, accorto di aver scritto lo stesso identico articolo del giornalista di Repubblica, Messina.

Ho risposto che nella nota finale ho messo il nome dell’autore richiamato. D’altronde nel nostro settore si fa così. Hanno replicato che ho copiato l’intero articolo, non due-tre righe qua e là. Io ho risposto che, diavolo, un periodo (“Ora si fanno dossier su tutto: dai presunti brufoli della tennista Anna Kournikova alla ricrescita piliare del cuoio capelluto del Cavaliere Ridente”) e due parentesi (“ancora per poco Pubblica Istruzione” e “An”) erano inconfutabilmente mie. Insomma: è tutta una manovra per non farmi più scrivere su Elbasun. Ma io sono tranquillo.

Pignolo 22 aprile 2002 - Diego Pretini

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