il Pignolo 38

Facce toste/1: Docenti Indecenti

Facce toste/1: Docenti Indecenti Fateci caso: anche nelle storie più lugubri, oscene, meschine, la cosa che più fa rabbrividire è la difesa dell’indagato. Capita, per esempio, che a Camerino, un paesino chiamato “la terrazza delle Marche” o qualcosa di simile, un docente universitario inviti nel suo ufficio le studentesse (quelle più carine, s’intende) per fare un baratto: io ti do un bel voto, se te mi dai la patatina (e non stiamo parlando di Mac Donald’s, l’avrete capito).

C’è, come al solito, anche quella sfigata che con il maiale c’è stata, ma che all’esame ha preso solo 18 (doveva essere proprio asina, si può pensare). Questa, comunque, signori, si chiama “Concussione”, termine orrendo per dire che “il professore avrebbe utilizzato la propria autorità per favori sessuali” come dice più esplicitamente il Pubblico Ministero.

Non solo: c’era anche una videocamera che riprendeva tutto, così si poteva rivedere nelle sue grandi imprese, lo stronzo.

E infatti come scoppia, viva dio, il bubbone? C’è il furto di uno dei video: alcuni dicono che il ladro sia un assistente del prof, altri dicono il fratello di questo ragazzo. Fatto sta: prof incriminato, i due ragazzi denunciati per furto e ricettazione. Bene, cosa fa il Docente Indecente? Scrive al garante della privacy perché, dice, “sono stati violati i diritti fondamentali del cittadino”.

Ma dico: non ha nemmeno un po’ di pudore?

I “diritti fondamentali” non ce li avevano quelle ragazze? O “cittadino” va inteso solo al maschile?

Come ci rimane poi il nostro Presidente quando sa che nella nostra civiltà superiore succedono di queste cose? E ci scommetto: interrogato, il Pro(fesso)re ci dirà che quelle ragazze davano il loro pieno consenso oppure che erano loro a provocarlo oppure che loro potevano dire di no. Libero arbitrio: davanti a questo novantanove esseri umani su cento vanno nel pallone. Non riescono a scegliere subito, con freddezza, la strada buona. E’ difficile, quasi impossibile. “Se non vieni con me, non ti farò mai superare l’esame”. Una è libera di rispondere “Non vengo” e chi se ne frega dell’esame. Ma da fuori si fa presto a dire “Cosa ci vuole a rifiutare”. E’ come quando si parla di mettersi il chador, di battere sui viali, di farsi una pera, di spogliarsi davanti ad una macchina da presa o di essere corrotti: cosa ci vuole a rifiutare? Certo, puoi rifiutare di metterti il chador, ma poi prendi le botte. Certo, puoi rifiutare di prostituirti, ma poi dove li prendi i soldi per mangiare? Certo, puoi rifiutare di farti una pera, ma sei sicuro che verrai accettato in quel gruppo di “ganzi”? Certo, puoi rifiutare di fare vedere il perizoma davanti alla macchina da presa, ma, attenta, poi vieni scartata da quel buzzone e alla tele non ci andrai mai. Certo, puoi rifiutare di essere corrotto, anzi puoi denunciare chi cerca di farlo, ma poi ti puoi dimenticare di salire quel paio di gradini della scalinata gerarchica del Palazzo. Se davanti al libero arbitrio (vero Dio della nostra storia) uomini e donne pensassero a dopodomani sera, invece che solo a domani mattina, probabilmente esisterebbe l’Eden.

Pignolo 16 aprile 2002 - Diego Pretini

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