il Pignolo 31

Parola pistola

E' sera, mentre scrivo.
Dei fondamentalisti perversi hanno appena spento un'altra vita onesta, dopo quella di Massimo D'Antona.
Sono le 22 e 22 e sto scrivendo mentre su La 7 va in onda l'unica edizione straordinaria che dà notizia dell'assassinio di Marco Biagi, economista e ricercatore, collaboratore del Ministro del Lavoro: un riformatore, come D'Antona.
Era amico di gente di sinistra, di destra e di centro. Nell'edizione straordinaria di La 7 i due giornalisti tutti spettinati, vestiti alla meno peggio, "da redazione" per così dire, leggono una delle prime Ansa che trasmettono le immediate reazioni politiche. E cosa dice Vito Napoli, deputato di Forza Italia? "Quando si demonizza l'avversario, quando si dice che con la legge delle rogatorie si liberano pedofili e terroristi, quando si vuole attaccare in tutto e per tutto l'operato del governo, succede questo". Ma ci rendiamo conto di come usare le parole? Criticare il governo vuol dire uccidete un funzionario ministeriale? Fare una manifestazione di piazza come quella di sabato della Cgil vuol dire fomentare il terrorismo? Ma come vengono utilizzate le parole? A caso? Così, tanto per prendere lo stipendio da deputato? E il presidente di Confindustria, D'Amato, che dice che è stata una morte annunciata? E un altro forzitaliota, Brunetta, che insulta il giornalista di La 7, dandogli del cretino, urlandogli rabbioso al telefono, solo perché si era azzardato di chiarificare troppo qual era il ragionamento che si stava facendo (c'è il conflitto sociale, si critica il governo e questo provoca il terrorismo)? Andare in piazza e voler dire pubblicamente "no, non sono d'accordo con il cambiamento dell'articolo 18" vuol dire prendere un revolver in mano, mettere il silenziatore, mirare contro un funzionario ministeriale e premere il grilletto?

Se è così, non ho capito nulla del mondo e della storia dell'uomo.

Pignolo 20 marzo 2002 - Diego Pretini

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