il Pignolo 28

Piazze e discoteche

La Web-master, qualche giorno fa, mi faceva notare che forse stavo un po' esagerando nel parlare sempre di politica. Non è una censura, ci mancherebbe anche questa. E' solo che Evita ha un po' un cervello da manager: di questi tempi la politica non tira e poi il mio pensiero è abbastanza univoco. Insomma, insistere sull'argomento politico avrebbe potuto far perdere delle entrate nelle pagine del Pignolo, questo è il senso. La Web-mastra, dicendomi "Coinvolgi anche chi non la pensa come te", stava facendo anche il mio interesse, quindi. Quello che d'altronde trascina lei, me e tutti quelli che lavorano ad Elbasun è la soddisfazione di vedere lette, guardate e premiate le opere che tutti noi creiamo. Le ho risposto un po' inviperito, forse. Le ho detto qualcosa come: "Guarderò quello che posso fare", spinto dalla mia vanità. Poi c'ho ripensato un po' in questi giorni, a questa cosa della politica. E m'ero convinto che, sì, andiamo, cosa ce ne frega se Berlusconi è al governo, non cambia mica la vita se Forza Italia è il primo partito d'Italia anche se è costituito da teste a tamburo. Ero ancora più convinto perché qualche giorno prima un mio amico (Luca) mi aveva detto sorridendo "Ma dici sul serio? Ti interessa davvero andare a Roma alla manifestazione dell'Ulivo? Hai vent'anni, dai, divertiti un po', vieni con noi in discoteca". Per la cronaca non sono andato né a Roma né in discoteca. Ma ho iniziato a pensare che la politica, in fondo, la fanno laggiù e io da solo non conto nulla. Poi, però, porco cane, mi sono risvegliato e ho detto "Bisogna muoversi". E infatti "io" non conto nulla, ma mezzo milione di "io" contano e anche parecchio. "La storia siamo noi", dice De Gregori, "siamo noi che abbiamo tutto da vincere o tutto da perdere". La possibilità di spiegarmi con Evita e con "i miei venticinque lettori" sul perché scrivo così spesso di politica me la dà, puntuale come un padano, Giuliano Ferrara, direttore de "Il Foglio", giornale edito da Veronica Berlusconi. Ferrara ha scritto sul suo giornale che andrà a Sanremo per tirare uova e pomodori a Roberto Benigni, per il timore probabilmente che dica ad un microfono qualcosa di sinistra o piuttosto qualcosa contro la destra (che è più facile, d'altro canto, si vede anche dai miei scritti). Ferrara, cioè, proclama quella che chiama "la serata della zizzania". Se è per questo la chiama anche "tiro a segno liberale", ma a me sembra più un'intimidazione, una minaccia preventiva, ancor prima che Benigni abbia aperto bocca. Non voglio assolutamente utilizzare la parola "squadrismo", come ha fatto qualcuno, anche per la differenza degli strumenti (non ci sono manganelli e olio di ricino, ma uova e pomodori, vivaddìo). Ma l'atteggiamento che dà noia di molti dei rappresentanti e dei sostenitori di centro-destra è che pare che, visto che al governo adesso c'è Silvio Berlusconi, tutti quelli che la pensano diversamente non possono più parlare alla televisione. Tutti la devono pensare uguale al capo. Non è così che funziona, forse non lo sanno. E il fatto che ci sia questa mobilitazione per Benigni è segno che in qualche modo dà fastidio. Mi ha sorpreso che sia stato proprio Ferrara a proporre una nefandezza simile. Primo perché è uno dei giornalisti che preferisco nonostante sia in costante disaccordo con lui. Secondo perché è stato tra quelli che ha spinto di più affinché la Rai desse la diretta della manifestazione ulivista di sabato scorso. Di una cosa mi rallegro, però. Questa storia è venuta fuori ieri. Dunque Roberto Benigni, che si sarà probabilmente scompisciato dalle risate a sentire le parole dei suo antipatizzanti, avrà tutto il tempo per prepararsi per sabato sera la risposta a Ferrara e compagnia. Scommetto cosa volete che sarà molto più brillante e divertente del lancio "liberale" di pomodori del Foglio. E credo che neanche il prossimo sabato andrò in discoteca, con la simultanea ira funesta di Luca.

Pignolo 8 marzo 2002 - Diego Pretini

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