il Pignolo 23

Facciamo le corna

Uno scatto, un'immagine che ci fa vedere in un attimo l'intera diplomazia dell'Europa occidentale. Tutti i ministri degli Esteri dell'Unione Europea schierati su una scalinata, sorridenti davanti a fotografi e operatori. Sembra una cosa seria, insomma. E cosa succede? Si alza, a mezz'aria, una manina che ha pollice, medio ed anulare chiusi, ma indice e mignolo inequivocabilmente ed inesorabilmente distesi. La gelida manina è del nostro Presidente del Consiglio nonché Ministro degli Esteri (eventualmente appoggiamo la sua candidatura anche per il comune di Atene, se ne ha voglia). La testa ornata di cotanto dono, invece, appartiene al Ministro degli Esteri spagnolo, Joseb Piquè, che non è assolutamente cornico, vale a dire nativo della Cornovaglia. Alcuni (tedeschi, belgi, inglesi) non sanno proprio cosa c'è da ridere di quel gesto, si chiedono perché mai i giornalisti italiani e spagnoli si sganascino così dalle matte risate. Tanto che il ministro tedesco Fischer davanti ai giornalisti risponde, visibilmente imbarazzato: "Non so che dire, non so come interpretare. Chiedete a lui", andandosene via più nervoso di uno che viene interrogato a storia e che ha passato il pomeriggio precedente al campetto a tirare rigori. E "lui", il cornifero, spiega che questo, tra i ministri degli Esteri di tutta l'Unione Europea con tanto di foto (mica tanto) solenne di rito, era "un incontro informale, perché", spiega il cornamusaro, "queste riunioni vanno portate avanti così". Bisogna ammetterlo: simpatico è simpatico, il nostro Presidente del Consiglio (pardon: Ministro degli Esteri. Vabbè: tutt'e due, tanto ormai…). Ma ci vorrebbe qualcuno che ogni tanto gli ricordasse che Palazzo Chigi, il Parlamento Europeo e anche la stessa Caceres (dove si è tenuta la cena tra liceali della foto in questione) non sono né il Bagaglino, né Buona Domenica né tantomeno casina sua. Se un qualunque Paolo Bonaiuti (portavoce del cornac italiano) non lo ferma in tempo, quest'uomo, con la scusa che tutto deve essere informale, si presenta nelle cancellerie europee in tuta e ciabatte. Oppure si vestirà, sì, con il solito doppiopetto blu di Saraceni, ma inizierà a fare i gavettoni a Blair, metterà la colla sulla sedia di Bush, colorerà di Uniposca il banco di Jospin, tirerà le briciole di pane in testa a Schroeder (e ce lo voglio a toglierle). E, chissà, mentre Aznar si abbassa a raccogliere la penna appena caduta, si metterà la mano davanti alla bocca e farà la vecchia cara salutare, ma soprattutto "informale" pernacchia. E' come uno di noi, si sentirà dire. Ma "uno di noi" è liberissimo di farlo ad Arcore. Fuori da lì, faccia perlomeno finta di non esserlo. (P.s.: dopo aver scritto questo pezzo, ho scoperto che il Cavaliere Cornifero ha fatto il gesto delle corna per rispondere ad un boy-scout espanol. Ma ho fatto pubblicare questo articolo lo stesso per due ragioni. Una prettamente egoistica: per un giornalista (o presunto tale come il sottoscritto) eliminare un articolo appena scritto è una tortura cinese. L'altra perché il senso rimane quello. Silvio il Ridente poteva giocare a fare corna, cornetti e corner con il bimbo Andaluso quanto pareva a lui. L'unico problema è che ha sbagliato il momento, forse) Un caro Cornuto a tutti.

Pignolo 15 febbraio 2002 - Diego Pretini

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