|
Alla fine di tutto
Alla fine di tutto, l’interrogativo resta uno. Alla fine di tutto,
ma proprio di tutto tutto. Dopo che abbiamo visto proprio di tutto. Dopo che
Cuffaro era stato condannato ma era contento come una pasqua (‘zo c’avrà
avuto da ridere? E pure il Tg4 – immancabile – lì a spegnere le candeline
insieme a lui); dopo che il centrodestra aveva trattato Berlusconi come il
peggiore degli appestati e ora lo hanno rimesso sul baldacchino di papa
Pacelli (e Casini e Fini a scodinzolare di nuovo, c’è abbondantemente del
ridicolo, qui in mezzo); dopo che per anni ce le hanno triturate con il
fatto che era la sinistra, i bolscevichi, gli anarcoinsurrezionalisti come
Russo Spena, gli eredi di Anna Kuliscioff quelli che non vedevano l’ora di
far cadere i governi, irresponsabili; dopo che Mastella (basta con la
sciarpa viola, ha rotto) ha fatto cadere tutto il fragilissimo castello di
carte semplicemente perché non gli andava più, né più né meno di un piatto
di verdure lesse; dopo che Dini ha dimostrato ancora una volta un coraggio
da leone (votando la sfiducia solo quando ha visto che lo avrebbe fatto
Mastella: vai avanti tu, ché a me viene da ridere. Un mito); dopo la pacata
reazione di quelli dell’Udeur alla prova di indipendenza e di coerenza di un
loro senatore; dopo che Veltroni – in serie – ha detto che: serve il dialogo
con Berlusconi (quando Berlusconi era ormai sepolto sotto 3 metri), il
Partito Democratico fa meglio a andare da solo alle elezioni (e ci credono
in molti, va detto), serve il governo “di responsabilità” mettendo dentro
Schifani, Giovanardi fino a Rifondazione (pure loro, però…); “dopo tutto il
casino fatto per averti” (come cantava l’indimenticato), frase evidentemente
rivolta al governo del Paese, dopo la sofferenza berlusconiana facemmo una
fatica bestia e ora eccoci qui a ricominciare daccapo. Pignolo 30 gennaio 2008 - Diego Pretini 212
|
(Le responsabilità di queste opinioni sono esclusivamente dellautore)