C’è ancora addosso

Esistono anche cose per cui non ci sono opinioni. Non ci sono “secondo me”. La vicenda di Erich Priebke è una di quelle. Priebke, quasi 94 anni e centinaia di morti ammazzati per sua mano o per suo ordine, è ora libero di andare a lavorare, dopo essere diventato libero – tempo fa – di stare a casa, anziché in galera, luogo che più gli si confarebbe, a parte il sottosuolo.

Per chi non ricordasse, da capitano delle Schutz-Staffeln, il terrificante corpo scelto dell’esercito nazista, Priebke coordinò le azioni che portarono il 24 marzo 1944 all’eccidio delle Fosse Ardeatine, dove morirono – in un modo particolarmente efferato – 335 italiani. Non soldati: ma impiegati, macellai, commercianti, ferrovieri, carabinieri, marinai, operai, commessi, autisti, avvocati, artisti, meccanici, studenti. Padri, fratelli, figli. Ragazzini.

“Eseguì un ordine” dicono da sempre i suoi difensori e il prodotto è quello che potete leggere in questo forum preso a caso su internet: nota 1). Ha pure un avvocato difensore (il buon dottor Giachini) che lo segue come un cagnolino, vantandosene per di più, e ha strappato al tribunale militare l’ultima paradossale licenza: quella di spostarsi da casa per andare a lavorare (sì, a lavorare, a cent’anni) giusto nell’ufficio del suo legale. Sono storie su cui non si dovrebbe avere opinione.

(Forse il rischio è di prendere una strada tortuosa, incomprensibile e che in più non porta a nulla. Però: spesso lo spirito “progressista” e “positivista” di sinistra viene visto dagli ultraconservatori e dagli assolutisti cristiani (e peggio dai non credenti devoti, alla Giuliano Ferrara) come – loro dicono – “relativismo” (di solito sono fisse del pontefice Joseph Ratzinger e di Marcello Pera). Dicono: per voi tutto è relativo, non avete punti di riferimento, non avete (dicono) valori, rischiate la deriva etica e morale. Bene, questo, signori, è un punto – dei tanti – su cui poggiano “i nostri” valori. Esistono tanti – e sanissimi! – valori e punti di riferimento per così dire “laici” in cui è facile credere e per i quali è necessario combattere, mantenendo l’etica e la morale del mondo: due o tre a caso sono la libertà, la tolleranza, la democrazia. La controprova – benché di grana grossa, c’è da ammetterlo – è che piaghe sociali come le criminalità organizzate (mafia, camorra, ‘ndrangheta) sono piene di fetenti che tra un assassinio e l’altro invocano – illegittimamente - il loro Signore o la madre di Cristo, san Gennaro o san Francesco da Paola. Dunque, l’assolutismo serve non solo per essere fine a se stesso, ma è un metodo che va usato – se usato – anche in altri frangenti, per altri allarmi).

Eseguì un ordine, allora, Priebke. E solo per la sua spavalderia la giustizia italiana riuscì a ingabbiarlo. Questa sua continua sfida al mondo che si nota ora mentre esce in motorino, con gli occhiali da sole e il casco, come un tranquillo pensionato dopo 40 anni in fabbrica (nota 2), ma come si vedeva anche nelle foto che lo hanno accompagnato fino al 2007 (63 anni dopo i suoi rastrellamenti di Roma), con quell’immortale sorrisetto un po’ lello e un po’ bastardello: nota 3). Solo la sua spavalderia, dunque, ha permesso ai tribunali italiani di metterlo in galera: perché l’ordine arrivato da Berlino prevedeva dieci morti italiani “comunisti badogliani” per ogni soldato morto per l’attentato organizzato dai partigiani delle Gap in via Rasella. I nazisti (sudtirolesi) morti in via Rasella furono 33 (32 sul colpo, uno dopo le gravi ferite), ma alle Fosse Ardeatine furono trucidati in 335: cinque in più, avevano fatto male i conti, ma non dettero peso alla cosa.

Periodi neri della storia d’Italia, ancora più neri se si pensa che a quella vicenda – come purtroppo a molte altre – non lesinarono sostegno gli stessi italiani, come l’allora questore di Roma Pietro Caruso, che diligentemente completò la lista con i 50 che mancavano a quella compilata da Kappler, Maeltzer, Priebke. (nota 4)

Su un bellissimo sito all’indirizzo www.italia-liberazione.it ho trovato questa lettera di Umberto Lusena un mio concittadino, che – maggiore di fanteria – l’8 settembre, mentre era comando del IV battaglione arditi paracadutisti del 183° Reggimento "Nembo", si oppose all'avanzata su Roma di una colonna di tedeschi rinforzata da mezzi corazzati. Dopo la battaglia, occultò enormi quantità di armi e passò alla resistenza, nelle file del Fronte militare clandestino di Montezemolo. Arrestato per delazione nel febbraio del 1944 e rinchiuso in via Tasso, fu torturato, ma non tradì i compagni. Trasferito a Regina Coeli. Il 24 marzo Lusena stava scrivendo questa lettera (nota 5).

“Roma, 24 marzo 1944
Carissimi,
spero abbiate ricevuto la visita dell’avvocato al quale però non ho ancora parlato; voi di me non sapete nulla! Cercate modo di farmi avere notizie vostre specificate uno per uno, la mancanza di queste mi tiene molto nervoso e agitato. Io di me cosa dirvi? Avrei molto ma è meglio per ora me ne astenga; comunque ho piacere sappiate e si sappia che sono stato e sono forte. La lunga permanenza in via Tasso è stata assai dolorosa ma per fortuna è passata ed ora qui si respira meglio. Sono nella cella 328, in buona compagnia ed adeguata. Se non fosse la privazione di notizie potrei dire di stare quasi bene; sono molto dimagrito, ma ciò non è male, ora piano piano mi rimetterò; cercate il modo di ritirare la biancheria sporca e gli oggetti che mi mandate: ciò si può fare attendendo alla porta dopo aver riempito un modulo, come altra volta avete fatto; forse quest’ultima maniera è più pratica e sbrigativa. Mi occorre dentifricio, spazzolino, un pettine, un cucchiaio ed una forchetta di metallo. Mi occorre pure avere soldi, per ogni eventualità; pensi [sia previsto] un probabile spostamento... Tre o quattro mila lire, se non le avete mandate a mezzo avvocato, cercate di farmele avere... Quando mandate i pacchi metteteci un termos o mascherate in altro modo un po’ di vino e di cognac. So di essere esigente, ma perdonate e comprendete. Spero il conto in banca l’abbiate regolato, anche di ciò fatemi sapere qualche cosa, da un libretto si può ritirare lire 5000 mensili e così delle altre lire 4200 se avete messo al libretto. Ditemi di voi e tanto e tutto! I miei vecchi cosa fanno? E le sorelle? E tu Lillj mia e i miei piccoli siete in cima ai miei pensieri. Cosa dovete aver sofferto! Quanta poca tranquillità! Ma di fronte al dovere e alla Patria si deve saper rinunziare a tante cose... E tu Lillj mia questo lo hai appreso e compreso! Se la Provvidenza vorrà torneremo sereni, in caso contrario i miei piccoli sappiano quanto li ho amati, e siano educati alla coscienza del dovere e all’amore della Patria...”.
Il compagno di cella, Guglielmo Moranti, raccontò che non riuscì a finire la lettera, poiché entrarono i secondini: “Gettando via la penna esclamò: eccomi! Mi fucilano! Avvertite i miei!”. La lettera fu trovata nella tasca della giacca, quando i corpi delle vittime delle Fosse Ardeatine sarebbero stati scoperti, quasi irriconoscibili. I tedeschi, dopo aver compiuto il massacro, avevano infierito sulle vittime, facendo esplodere numerose mine, per far crollare le cave e nascondere o comunque ritardare la scoperta della strage.

Per saperne di più:

http://it.wikipedia.org/wiki/Erich_Priebke

www.anpi.it

Nota 1: Forum di neonazi: 1 http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=351714
Nota 2: L’aguzzino in motorino: http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/priebke-motorino/1.html
Nota 3: Il sorrisetto del diavolo: http://www15.ocn.ne.jp/~oyakodon/newversion/pic3/Priebke.jpg
http://www.alolatino.de/modules/ContentExpress/img_repository/pakt.jpg
Nota 4: Il processo a Caruso in un film di Luchino Visconti: http://www.luchinovisconti.net/visconti_sc_film/giorni_di_gloria.htm
Nota 5: L’ultima lettera: http://www.italia-liberazione.it/ultimelettere/ultimelettereanagrafe.php?ricerca=531&presentazione=1

Pignolo 18 giugno 2007 - Diego Pretini

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