Dice a me?

Ma con chi diavolo parla Anna Falchi? Con me? Con voi? Ogni tanto esce un’intervista o un’agenzia, con lei che parla di lei, di lui, di loro. Ma lo dice a noi? Perché? Cosa vuole da noi?

Passa qualche settimana e sui giornali, si trovano suoi virgolettati in un riquadrino, con frasi come: “Voglio fare questo”, “Riuscirò a fare quest’altro”, “Mi manca tanto non fare più eccetera”. E ovviamente anche qualche commentino stiracchiato sulle vicende di casa, Stefano di qui e Stefano di là, povero Stefano, legato alle catene, pappappì e pappappà.

Ma la domanda è: con chi parla?

L’altro giorno, per dire, ho trovato un riquadrino di una dozzina di righe, con titolo: “Io mamma prima dei 40 anni”. Sottotitolo: la gente mi ha capito. Quale gente? Che gente le risponde? O meglio: c’è gente che le risponde? Perché? La voglio conoscere. Magari è gente come noi, che compra, diciamo, il giornale, tac, trova il riquadrino, un titolo del tipo “Voglio comprarmi un cardigan” (sottotitolo: Le rivelazioni di Anna: “E prometto di non truccarmi più di tanto”), prende il telefono e si mette a telefonarle. E le dice, boh: Sai, Anna, aspettavo da tempo che tu smettessi di truccarti come The Phantom of the Opera..

Oppure, chissà: Mi piacerebbe sapere di che colore ti compri il cardigan, per chiederti consiglio: sai, ho seguito quelli di Luca Giurato, ma non ho avuto granché fortuna.

Insomma, con chi parla, Anna Falchi, quando parla ai giornali?

Fa qualcosa Anna Falchi, in questo momento? Ha un’utilità sociale? Un’utilità, in generale? Una fiction sui vigili part-time, un vaffanciufoli a un giurato dei duemila programmi della Ventura, un’intervista a casa sua nel programma di Cucuzza, una testata a Platinette da Costanzo? Almeno su Studio Aperto, su Studio Aperto ci va?

Insomma, questa volta ci dice: “Voglio diventare mamma entro i 40 anni. Vorrei avere due figli, un maschio e una femmina, uno a ridosso dell’altra così crescono insieme”. Cosa c’entriamo, perché lo dice a noi? Possiamo darle una mano, in qualche modo?

Ci sentiamo come imbarazzati, insomma, come quando gli anziani vogliono attaccare bottone alle poste, o sull’autobus. Bisogna rispondere, rischiando di non staccarcela più di dosso? O piuttosto stare zitti e far finta di non aver sentito o di fingere di essere stranieri – o sordi, all’occorrenza – e continuare a leggere il giornale, per l’appunto?

Dice, nell’ultimo riquadrino della lunga Falcheide: “Ricevo moltissime lettere di madri e mogli che mi ammirano per come sono stata accanto a mio marito”.

Non so se si capisce dove sta il bizzarro: in quella parola “moltissime”. Uno potrebbe immaginare che in quelle lettere ci sia scritto: grazie, è tuo marito, te la volevi svignare come un gatto soriano? Nel senso: non è che la Falchi, da giovane, ha fatto la staffetta per la Brigata Garibaldi. E suo marito non è certo un perseguitato politico, ma semplicemente dalla legge.

La domanda definitiva, probabilmente, è: ha un senso sapere, con cadenza regolare (diciamo ogni due mesi, va’), cosa fa una donna che da anni, ormai, non ha più nessun effetto nel destino su qualche cantoncino del Paese?

Speriamo di scoprirlo nel prossimo riquadrino.

Pignolo 3 dicembre 2006 - Diego Pretini

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