Fratelli d’Italia

L’importante è sempre spostare il problema cinquanta metri più in là, o di un minuto o un giorno. Può anche scoppiare un’atomica, basta che sia abbastanza lontano per farci sentire le battute finali del film. Possono anche arrivare i bombardamenti, ma preferibilmente, se non alzano troppo polverone, ché s’è lavato la macchina l’altro ieri. Come spiega sempre la vicesindaco di questa città: “Nessuno vuole mai il cassone dell’immondizia davanti a casa e tutti ci vogliono la fermata dell’autobus”. Tutto è dovuto, finché chi deve siamo noi. Simbolico di questo, quando gli insegnanti prendono provvedimenti con gli studenti e i genitori si mettono a difendere il ragazzo, perché, insomma, “son ragazzi”. Sono intrinsecamente fascisti nel comportamento, per capirci, i genitori della ragazza del clan che a Torino hanno umiliato il ragazzo autistico in classe.

In questo gli italiani sono rimasti – lo sono stati spesso, e forse lo saranno sempre – in gran parte “fascisti”, come diceva in questi giorni Giorgio Bocca. Tutti a dire: provocatorio, con un mezzo sorrisetto, come a dire colpa degli ottant’anni. Invece l’impressione è che Bocca l’abbia detto, non solo ovviamente con la piena intenzione di dirlo, ma – permetterà Bocca – con ragione da vendere.

Su un altro argomento e per altri versi – ma sempre toccando il tasto di un “fascismo latente” della maggior parte degli italiani – Bocca ha ragione quanta ne ha Prodi quando bofonchia: il Paese è impazzito, non pensa più al futuro. Le destre sono insorte, perché lo fanno anche quando Prodi fischietta allo specchio quando si fa la barba o gira gli spaghetti nella scodella o si gratta la pancia sul divano. Ma le parole di Prodi parevano indirizzate proprio a coloro che finora si sono messi di traverso all’azione di governo: le destre, i tassisti, i farmacisti, i liberi professionisti. I motivi sono principalmente due: la lotta all’evasione e quella ai privilegi.

Nel primo caso c’è poco da dire: chi non paga le tasse, è un ladro, vive a sbafo degli altri. E’ come uno che ruba il pranzo al sacco, che beve tutta l’acqua di un gruppo di scalatori: non è facile rendere l’idea. Il concetto è: usare tutte le cose di tutti senza pagare alcunché.

Mangiare a ufo, insomma, a sbafo, appunto, da queste parti si dice “a crai”, e non si sa nemmeno bene perché. E’ farsi pagare tutto il conto dal tuo commensale, vivere per quarant’anni sulle spalle di una zia, chiedere cento favori senza restituirli, rubare il gelato a un bambino, leggere il giornale alle spalle di chi l’ha comprato.

Insomma, una cosa penosa. Se non fosse che il fascismo credeva molto nell’efficacia dell’azione dello Stato, l’evasione delle tasse è intrinsecamente fascista: vuol dire non rispettare alcuna regola, sfasciarne se possibile, fregarsene degli altri, semplicemente perché altri, considerarli, anzi, molto meno importanti di noi stessi, che abbiamo tutti i diritti e pochissimi doveri. E facendo passare queste che sono considerate astuzie come qualcosa di cui vantarsi, raccontare in giro, sorridere dando di gomito, come un titolo di merito, insomma. O, addirittura, come un gesto inevitabilmente eroico: non si pagano le tasse, perché sono alte, “certe volte sono immorali”, come disse – sapientemente – il precedente presidente del Consiglio.

E altrettanto “fascisti” sono i rigurgiti dei settori toccati quest’estate dalle liberalizzazioni del governo: taxi e farmacie, in prim’ordine. Appena toccato il nervo, tutto è esploso in una rivoluzione di piazza, in cui a manifestare c’erano solo i diretti interessati: e, nelle rivoluzioni vere, di solito, non ci sono solo i portabandiera, perché sennò falliscono in maniera goffa, cadono come pere cotte. D’altronde sono categorie cresciute all’ombra e dal terreno fertile, appunto, per ripetersi, delle corporazioni fasciste. Sono nate lì, tutte le protezioni che ora quelle categorie difendono strenuamente.

Talmente fascisti, insomma, che perfino il duce non li tollerava più, alla fine della dittatura, e disse: “Governare gli italiani non è impossibile: è inutile”.

Pignolo 19 novembre 2006 - Diego Pretini

207


Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE

Copyright © ElbaSun

(Le responsabilità di queste opinioni sono esclusivamente dell’autore)