Magister

Luccicanti esempi degli italiani che fanno schifo, quelli indicati lunedì dal sempre pacato Speroni, arrivano proprio dal Veneto, in una delle 21 province su 100 che volevano quel pasticcio di legge che invece loro credevano perdavvero quegli schifosi votassero.

Succede che a Cavriè di San Biagio di Callalta, paesino nel Trevigiano, il parroco prima di iniziare il battesimo obbliga la madre del bimbo d’andarsi a cambiare, perché ha la gonna secondo lui troppo corta. Ben quattro dita sopra al ginocchio. Glielo dice prima in privato, poi – accecato dall’affronto – davanti a tutti gli invitati, compresi quelli di un altro battesimo. “Sciò”. La cosa più comica è la motivazione: “La mia intenzione principale era quella di proteggere la madre dai giudizi della comunità, dato che i genitori sono invitati a salire sul presbiterio e si espongono a 300 persone”.

La signora va a cambiarsi e torna a cerimonia già iniziata.

A parte il fatto che se una signora dei giudizi se ne frega è solo una vittoria e, dopo aver consigliato (che fa parte dei diritti di chiunque, non solo di un prete), uno deve stare solo zitto. Ma proviamo a metterci nella mente di questo sacerdote: che giudizi terribili potevano arrivare dalla comunità, che pensieri potrà aver avuto l’oscura comunità di Cavriè di San Biagio di Callalta, a vedere una giovane signora con una piccante gonna cinque centimetri sopra al ginocchio?

- “Oddio, ha le ginocchia a punta. E’ un alieno o un islamico travestito. Devo fare qualcosa per salvare il crocefisso”.
- “Non si è depilata granché bene”.
- “Ma che razza di madre può essere, una che si mette una gonna?”.
- “Ma insomma: lo fa pure battezzare? Povero cristo. Dovrebbe affidarlo a qualcun altro, ecco la verità. Tsk, in gonna. Quel ragazzo se lo porterà dietro per tutta la vita”.
- “Però: che stacco di gam… Ops. Ehm, cara, visto? C’è anche Tanucci?”.
- “E’ provocatrice, è tentatrice, è peccatrice, è figlia del demonio”.
- “Verrà su un ragazzo senza regole, si drogherà, ma alla fine troverà la via del Signore”.

Fossi stato la signora, sarei tornato in chiesa con il chador, con una palandrana, una roba così. Protestando poi con la Diocesi perché non si poteva accettare un sacerdote con un cervello così corto, pregandolo poi di andare a cambiarselo.

La Chiesa cattolica si sorprende, molto spesso, a bocca aperta e scuotendo la testa, che oggi l’attaccamento alla religione è sempre più labile, c’è sempre meno “fidelizzazione” e in nessun altro ambito evidentemente questo termine ha più significato.

La gente va meno in chiesa la domenica, anzi no: va meno in certe chiese. Conosco persone che lasciano vuota la chiesa del quartiere per andare a messa in una dall’altra parte della città. Ma, niente, la Chiesa dice che è colpa della società complessa, dello stress della modernità, dell’eccessiva esposizione ai media, delle ideologie politiche, dei falsi miti, della meteoropatia, dei gatti neri e di Babbo Natale.

Invece, è una cosa ritrita: non c’è meno religione, non c’è meno voglia di fede e più di perdizione. La realtà è che questo mondo ha bisogno di più preti e meno maestri.

Pignolo 28 giugno 2006 - Diego Pretini

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