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Raccogliendo le ultime dosi di pazienza residue, è un dovere di buona educazione trattenersi da dire non proprio sommessamente – dopo dodici eterni anni – che ci hanno implacabilmente rotto i coglioni le smorfiette. Ci siamo rotti delle smorfiette, questo dovrebbero dire, non quelli di sinistra, ma tutti quelli per bene. Non è un discorso di sinistra o di destra. Ma di come lo si vuole, questo catorcio di Paese.

E’ un Paese che ha vissuto per cinque anni in balia delle smorfiette, dei “ma dai”, dei “ma ti pare”. Abbiamo sottovalutato la mediocrità di un uomo che non ha sottovalutato di certo quella dei suoi simili. Ha vissuto, ha sguazzato, s’è fatto Natale e Santo Stefano, con la mediocrità di quelli come lui.

Le smorfiette dei menefreghisti, degli egoisti. Puoi portare qualsiasi argomento e loro fanno spallucce ed elencano i loro “basta che”.

Insomma, porca vacca: questo era membro della P2, non si sa da dove abbia preso soldi che l’hanno tirato fuori dalla bancarotta, ha tenuto in casa per due anni il capo della mafia a Milano che entrava e usciva dal carcere (non è che si fingeva chierichetto), è coinvolto in una mezza dozzina di processi, è entrato in politica facendosi propaganda con tre televisioni che dopo 12 anni non ha ancora venduto (e gli altri ciccia: non succede neppure in Botswana, civilissimo Paese del meridione d’Africa), una volta al governo ha fatto almeno un paio di manciate di leggi a totale suo favore mandando all’aria metà del sistema giudiziario, alla fine ha cercato di portare in Parlamento fascisti, neonazisti e negazionisti e ora mette in scena la buffonata del “non accettare il risultato elettorale”, mettendo in fila espressioni come “con i controlli il risultato può cambiare, deve cambiare” oppure “Il voto andrebbe annullato” o ancora “Saremo in grado di renderli inoffensivi con ogni strumento”.

E tutti noi? Nient’altro che smorfie. Ci siamo addormentati tutti ad occhi aperti, lasciatici abbindolare da una mezza cartuccia a cui basta un indice puntato verso la telecamera dicendo “Vogliamo andare avanti” o promettendoci l’elemosina in cambio di un voto a suo favore per farci andare il cervello in pappa.

Sarebbe l’ora che almeno chi si ritiene da tutt’altra parte rispetto al suo non rispetto, maleducazione, arroganza e ci ha appena chiesto il voto gli facesse capire che ha perso le elezioni per 25mila voti, ma sarà stracciato nella storia. Non smorfiette, questa volta.

Ma cosa ci vuole, la prossima volta che dice cose del tipo Non riconosco la vittoria del centrosinistra, a dirgli semplicemente: Chi se ne frega?.

Pignolo 28 aprile 2006 - Diego Pretini

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