il Pignolo 2

L'attentato ai fiorentini

Iniettiamo in questo sito un po' del virus che infetta ogni italiano, giurando che sarà la prima e l'ultima volta: il calcio. Cecchi Gori, dopo aver giocato per anni con la Fiorentina, adesso fa come i bimbi piccini: dopo aver rotto il giocattolo, non lo vuole dare a mamma e babbo per farlo accomodare. Uno dei salvatori della squadra di Firenze è stato Manuel Rui Costa, portoghese, uno dei giocatori più abili con il pallone fra i piedi. Salvatore, non perché abbia usato i suoi tanti miliardi per comprare la sua società, ci mancherebbe, ma perché, sacrificandosi, povero Cristo, è andato a giocare nel Milan, dove guadagnerà di più e dove probabilmente vincerà di più. Gli 80 miliardi in verdoni contanti, con cui la Fiorentina ha svenduto Rui Costa ai rosso-neri, sono serviti a fatica a rinverdire seppur di poco il conto rosso della società viola. E poi dicono che i colori non sono importanti nel calcio. E la Fiorentina ora si ritrova con una squadra pari all'organico della Nazionale Cantanti. Fatto sta: a Firenze, su una delle arterie urbane principali che porta alla Fortezza da Basso, ci sono tanti lampioni. Su ognuno di essi, un manifesto. Su ogni manifesto il faccione leporino di Manuel Rui Quanto Costa, sotto tra virgolette "Io guido la mia vita". Se non corresse in aiuto la P della Pubblicità Progresso, il tazebao farebbe piangere molti fiorentini e farebbe ridere tanti juventini (compreso lo spietato sottoscritto). Rui dice di andare piano in macchina. Mentre lui, tomo tomo cacchio cacchio, ha preso gli scarpini e a 130 sull'A1, se n'è andato, svelto svelto, verso Milanello. Recentemente è stato visto un manifesto uguale con il musetto a sorcio del portiere Toldo, un altro che se n'è andato (all'Inter) per salvare la Fiorentina. E ora è primo in classifica per tutto merito suo. Toldo e Rui Costa hanno guidato la loro vita. Ma a San Siro, non alla Fortezza da Basso. Chiediamo ufficialmente al Comune di Firenze di togliere quei manifesti. Lo faccia per gli automobilisti fiorentini che potrebbero vedere, per casualità, quei manifesti. E per un raptus di rabbia sfracellarsi nel lampione successivo. Diventerebbe Pubblicità Decesso.

Il Pignolo 13 settembre 2001 - Diego Pretini

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