Politica

Dice: di politica non capisco nulla. O quello che fa: tanto sono tutti uguali.
Ci dovremmo incazzare con chi ha rapito la politica da quel che la politica realmente è e l’ha è portata verso quella che è diventata, ecco. Qualche nome in testa ce l’ho, tra l’altro. Perché la politica non può essere che Vespa? Perché non possono essere che i cicchitti e i fausti che da lui trascorrono lietamente le sere?

La politica è altro: o meglio, è anche altro. La politica è fare certe cose e soprattutto le conseguenze di quelle certe cose che si fanno o non si fanno.
Qualche esempio dall’ultimo mese.

Faustina, 15enne, ha origini ghanesi, ma dalla nascita vive a Treviso. Parla trevigiano, proprio. Pare volare ai compiti di italiano, al liceo. Camminava in centro e le hanno detto: “Scendi dal marciapiede, brutta negra di merda”. Un’altra volta cadde dalla bici e nessuno l’ha aiutata – coscientemente – perché è nera. Anche se parla in veneto. Dirà Se ghè o cose del genere.

Massimiliano Magni, dopo essere stato assolto in primo grado per insufficienza di prove, è stato condannato in appello a nove anni di carcere per concorso in un duplice omicidio. Si tratta di una delle storie più aberranti dell’ultima cronaca nera italiana, quella delle Bestie di Satana. Successe in Padania – i leghisti la chiamerebbero così – ad opera di padani – i leghisti li chiamerebbero così – : in una terrificante e delirante appartenenza alle truppe di Belzebù, furono uccisi Chiara Marino e Fabio Tollis, sacrificati in onore a un dio che non c’è.
L’avvocato di Magni, ora, ha chiesto l’applicazione della legge Pecorella, che dice: i giudici non possono ricorrere in appello, se in primo grado c’è stata un’assoluzione. Magni, probabilmente, uscirà.

Nella splendida atmosfera delle Olimpiadi italiane che ha mescolato lealtà ad abilità italiana (tecnica, intellettuale, creativa, collaborativa) si infila l’orribile bizza da Fattoria di Isabella Dal Balcon, azzurra dello snowboard, gigante parallelo. La storia è: come per ogni sport e per ogni nazione c’è un allenatore che, se Dio vuole, sceglie chi portare e chi non portare. Succede che questo pover’uomo non sceglie Isabella Dal Balcon, ma la giovanissima promessa Corinna Boccacini. La prima fa ricorso al tribunale sportivo perché dice di meritarsi la convocazione e il tribunale dice prima sì e poi no, ma la federazione lo prende come sì. Quindi bisogna far fuori una tra Corinna Boccacini, Tania Detomas, Romina Masolini, Marion Posch, Carmen Ranigler, Lidia Trettel, medaglia di bronzo a Salt Lake City 2002. La Dal Balcon fa ricorso al tribunale, la Boccacini (apparentemente non volendo) fa ricorso al papà. Che fa una sfuriata e minaccia strascichi legali contro la Federazione nazionale sport invernali. Risultato: Lidia Trettel (32 anni) non fa le Olimpiadi, le fanno le altre due. Se lo scudo di papà è un trucco vecchio più del cucco, il ricorso al tribunale per uno sfizio è una moda recente.

Alzi la mano, insomma, (e voti ciò che intende) chi vuole che questo (anche suo) Paese sia questa roba qui.

Insomma: pare che i governi non c’entrino mai nulla e invece c’entrano fino alla punta dei capelli, perché ciò che fanno e ciò che non fanno ricade sul comportamento comune dei suoi cittadini.

La politica è soprattutto distinguere tra cosa è giusto – e pare bello, pure, se vogliamo – fare e far fare e cosa non è giusto. Non è seguire le tante voci del popolo, è seguire quella migliore.
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Pignolo 12 marzo 2005 - Diego Pretini

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