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Per capire da che parte stare – perché da qualche parte bisogna pur stare – basta leggere con chi se la son presa questa volta i babbei di Al Qaeda. Il messaggio mandato ad Al Jazeera tempo fa (quello che rivendicava l’attentato di Londra) indicava, s’è scoperto, tra le altre cose, la regina Elisabetta come uno dei principali nemici dell’Islam.

Per capire la stupidità della proposizione, basta fare, solo un istante, mente locale: vedere un nemico in una vecchina di ottanta e fischia anni, avvizzita dagli anni nonostante abbia faticato quanto un neonato. La stupidità, a chi non ce l’ha, fa solo ridere. E più ridicolo del pensiero che una signora – per altro appartenente a una delle famiglie reali con più gaffe idiote all’attivo in pochi anni – possa essere un nemico da dover abbattere a pallettoni, ci sono ben poche altre cose.

Le cime, nella famiglia Windsor, sono poche. E il nemico, di solito, ha bisogno anche di un’intelligenza, oltre che di coraggio e arroganza, che possa farlo ritenere davvero un pericolo, che da definizione, oltre che da senso comune, è qualcosa che supera la nostra mente, perché imprevedibile.

E questo, dunque, fa ridere: “La regina Elisabetta è una dei più grandi nemici dell’Islam e della Jihad”, han detto una cosa del genere.

L’unico modo per esser “nemica”, per Elisabetta II d’Inghilterra, è non esser d’accordo su un centrino da sala-cerimonie o prendersela con uno del personale del Palazzo perché l’ala occidentale dell’edificio non è abbastanza illuminato. La regina Elisabetta può rivolgersi con violenza contro i giardinieri che rapano male le siepi dei giardini di Buckingham Palace, non certo comandare truppe contro bin Laden e suoi adepti. Elisabetta II riconosce un verde pastello da un verde acqua, non un terrorista estremista islamico da un agente sotto copertura. La regina d’Inghilterra sfoglia riviste di moda o tutt’al più arte, non giornali ponderosi o riviste di guerra. Sa valutare trine e ornamenti, non le mosse politiche e men che meno il corso della storia. Al massimo ha maneggiato roba da decupage, non pistole con il silenziatore. Non ha buon gusto, questo no, visti i colori inumani che indossa, ma questa non è esattamente un’arma contro il terrorismo jihadista.

Nel Regno Unito, per inciso, la maggiore religione dopo protestantesimo e cattolicesimo è quella islamica e nel Paese ci sono 230mila tra pakistani e indiani (su 58 milioni), non esattamente inquadrabili “nel male assoluto dell’Occidente”.

Dunque: il nemico di solito ha bisogno anche di intelligenza, oltre che di coraggio e arroganza, che possa farlo ritenere – e preferibilmente essere – un pericolo, che da definizione dev’essere qualcosa che supera la nostra mente, perché imprevedibile. E stavolta la frase non è da rivolgere a chi vaneggia il grande Paese islamico, ma a chi vaneggia la guerra al terrorismo, come se davvero solo di guerra si dovesse trattare.

Pignolo 21 novembre 2005 - Diego Pretini

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