Il vizietto

- Ne avrei per mesi, di cose per schifarmi. Andiamo con ordine, forza e coraggio.

A Fallujah l’esercito americano, per vincere una guerra già vinta, pare abbia usato malamente fosforo bianco, elemento altamente tossico e velenoso, anche se solamente inalato o ingerito. Viene usato anche nei veleni per topi per provocare emorragie interne. E’ vietato l'uso dalla convenzione di Ginevra in zone dove sono a rischio i civili. Nel linguaggio militare viene chiamato con il soprannome “Willy Pete”, iniziali di “White Phosphorus”. Questo l’ha scoperto l’unico telegiornale italiano (Rai News 24) che riesce ancora a fare inchieste, ancora capace di fare il “watch-dog”, per cui i mass media dovrebbero stare al mondo. Avete sentito parlare approfonditamente e in prima serata di questi argomenti in uno dei sette telegiornali nazionali? L’avete letto da qualche parte? Perché sappiamo che Al Bano è ancora vivo e non che gli Stati Uniti d’America, coloro che esportano la democrazia nel mondo, hanno il solito vizietto di predicare senza razzolare? Perché poi si stupiscono se qualcuno gli dà timidamente contro? Rai News 24 non solo ha intervistato un ex-soldato che ha giurato che l’esercito statunitense ha fatto uso massiccio, tramite gli elicotteri, di fosforo bianco sui quartieri della città irachena.


C’è ancora, in giro, la fissa che si vincono le elezioni per forza al centro. Sicché, quando al nome di Rita Borsellino proposto da Rifondazione, Comunisti Italiani e Verdi mezza Sicilia per bene s’è levata in grida d’entusiasmo, i geni della Margherita hanno avuto l’illuminazione: candidiamo Latteri. Curriculum: rettore di Catania, ex di Forza Italia, battuto alle europee persino da Claudio Fava (Ds), eletto nelle file della lista Uniti nell’Ulivo (parlo del 2004, non di trent’anni fa, sveglia). Per la Borsellino hanno dato il proprio sostegno l’ex-sindaco di Palermo Leoluca Orlando, circa 30 circoli siciliani della stessa Margherita, il medesimo Claudio Fava. Come dire: tutto il centrosinistra tranne Latteri, Rutelli e Marini che hanno deciso di candidarlo. Ci saranno le primarie.

La signora Rita Borsellino non è solo sorella di Paolo, giudice dilaniato da una bomba della mafia. E’ anche e soprattutto Rita Borsellino. Qualche tempo fa ho avuto la fortuna di ascoltarla per il giornale per cui scrivo. Raccomandava che di legalità bisogna parlare ai giovani, “perché i giovani sanno ascoltare, se chi parla dice le cose seriamente”. I giovani, diceva Rita Borsellino, sanno indignarsi, arrabbiarsi. I vecchi hanno l’abitudine di abituarsi: e soprattutto in questo tempo in cui la mafia, la ‘ndragheta e la camorra sono tornate potenti (o mai indebolite, chissà), abituarsi è arrendersi.

Il partito del presidente del Consiglio, Forza Italia, ha organizzato una festa, chiamata “della Libertà”, propagandata con manifesti enormi, in cui si predica la lotta “contro tutti i dittatori”. Ci sono cinque facce: quelle di Adolf Hitler, Josif Stalin, Fidel Castro, Saddam Hussein e Osama bin Laden. Benito Mussolini, evidentemente, per vent’anni ha fatto il ballerino di tip-tap.
Se il Duce fascista, lo stesso delle leggi razziali del 1938 e dell’assassinio di non pochi suoi oppositori, non è in quel manifesto può essere per due motivi. Primo: per ignoranza, unico brodo in cui può nascere e crescere la stupidità storica oltre che l’incompetenza storica. Secondo: per volontà; in questo caso, mi pare perfino vano precisare la gravità di una scelta simile, tale da dover mettere in difficoltà il suo elettorato, se ha una coscienza.

E scusate se in tutto questo non c’è nulla da ridere.
Per ridere, si può parlare di RockPolitik.

Degli ultimi tre programmi di Celentano, è stato certamente il peggiore: il più triste, il più scontato, il più qualunquista, il meno pensato. Semplicemente, il più brutto. Diciamo che al terzo tentativo, Celentano si è preso purtroppo sul serio. Ha ballato pochissimo, pochissima elaborazione delle sue canzoni, duetti tirati via, orazioni sempre meno ironiche e sempre più inutili. Probabilmente la mancanza di uno come Michele Serra tra gli autori (che invece c’era, per esempio, a “125 milioni di ca…te”) si è sentita. L’unica volta in cui s’è riso per davvero, infatti, è stato con Crozza e con Benigni, poi ciccia.

Una cosa, però, è stata evidentemente di qualità: far capire a quei milioni di spettatori che – come me – lo hanno guardato che la libertà d’opinione e d’espressione non è una fissa dei comunisti o degli antiberlusconiani, ma dev’essere la norma in un Paese dell’Occidente. Puzzano, lampantemente, di più tutti i galoppini (tipo un certo Lainati o lo stesso Bondi o il mitico Cicchitto), che, quando non hanno detto che “Celentano è di sinistra”, quando perfino Silvana Giacobini sa che non vota da ottant’anni, hanno preso a dire: la trasmissione di Celentano è la dimostrazione che la censura non c’è. Mentre, per far parlare i suoi ospiti di cosa volessero e per parlare – lui stesso – di cosa volesse, Adriano Celentano ha ricattato per mesi chiunque gli chiedesse cos’avrebbe detto. Tanto che il fido Del Noce si è autosospeso (anche se, vorrei farvi presente, non vuol dire una bambagia: è come dire mangiare kriptonite o volare nell’etere o parlare nella notte con Giovanni Giolitti).

Pignolo 14 novembre 2005 - Diego Pretini

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