Travestiti

“Nessuna persona davvero di valore dedica particolare attenzione al proprio abbigliamento. Lo scrive Mina sulla Stampa, in un bell’articolo contro la moda e i modaioli, e può permetterselo, essendo una delle poche vere dive italiane di sempre. Sottoscrivo: la regola enunciata da Mina, come tutte le regole, ha qualche (rara) eccezione, ma non è difficile verificarla.

L’ossessione italiana per l’abito e per il look ha coinciso con uno dei periodi meno felici e fervidi della nostra storia, come se ci fosse un nesso preciso tra il deperire della sostanza e il trionfo del formalismo.

Basta girare l’Europa, in città spesso più pulite, più ordinate e più progredite delle nostre, per accorgersi che la gente, in media, è vestita in maniera molto più informale, quasi trasandata.

Da noi, al contrario, non è rara la figura antropologica del villanzone elegantissimo, o della povera di spirito agghindatissima, e ci sono scorci di gruppo (certi pubblici negli studi televisivi, certi strusci per lo shopping del sabato) all’insegna di un travestitismo collettivo che non ha eguali nel mondo, ipertruccato e pacchiano.

Quanto alle persone davvero di valore che se ne fregano dell’abito, ognuno di noi ne conosce o ne ha conosciute parecchie: molto semplicemente, non ne hanno bisogno, bastano la faccia, le parole e l’atteggiamento verso gli altri a documentarne ampiamente lo stile.”

(Michele Serra, “L’Amaca”, Repubblica, 26 settembre 2005).

Pignolo ?? settembre 2005 - Diego Pretini

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