il Pignolo 19

Euro/4: Citti

Ci sono certi eventi che anche se toccano il nostro cuore, le nostre emozioni, la nostra sensibilità non è che poi abbiano queste grandi ripercussioni sulla nostra vita di tutti i giorni. Voglio dire: se il Ministro degli Esteri Renato Ruggiero si è dimesso è un segnale che il Governo non vuole impedimenti "esterni", che a Palazzo Chigi vige la regola del "Faccio tutto io" (né più né meno uguale al comportamento di mia sorella quando aveva quattro anni). Certo, è un problema politico, che va dell'immagine del nostro Paese. Ma cambia le nostre abitudini? Per niente. Ci sono, invece, piccole cose che la nostra vita quotidiana la cambia da così a così (con relativo gesto della mano). Dal 1993 uno, per esempio, non può più andare a vedere una squadra nazionale di qualsiasi disciplina sportiva urlando "Forza Italia". Perché altrimenti è fazioso o perché altrimenti ne va del suo ferrato pensiero politico. Ora ecco un altro evento che non è solo economico e sociale, ma anche linguistico. Perché dal primo marzo perché ogni volta che t'avvicini ad una cassa devi tramutare quel numero a sole due-tre cifre e una virgola nel caro vecchio numero che finiva con "Mila lire". Ma non solo. Prima si diceva "Non c'ho una lira". E non avere neppure una lira voleva dire essere messo davvero male, perché cinque, dieci e cinquanta lire, sebbene non siano mai state messe fuori corso, da quindici anni a questa parte servivano solo a spazzare via la polverina dorata del Gratta e Vinci o a scoprire "le quattordici cifre" per ricaricare il cellulare. Ora invece se dici "Non c'ho un euro" non fa mica effetto a nessuno. Se proprio non hai un euro, magari avrai cinquanta centesimi che sono sempre mille lire e un pezzettino di schiacciata ce lo compri sempre. Ci tolgono anche i modi di dire, adesso. Dove andremo a finire…

Pignolo 30 gennaio 2002 - Diego Pretini

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