Faziosi

Mai come in questi ultimi quindici giorni il Paese è stato unito sotto la sindrome del vigile.

Dai bassissimi ceti degli ultras del calcio alle alte sfere istituzionali, tutti pronti di questi tempi a combattere contro il senso civico e di cittadinanza, che nel nostro popolo tocca sovente indici bassissimi (i referendum falliti e il costante 25% di astenuti alle elezioni sono una ancor piccola riprova).

Il caso più eclatante – e in questo pezzo “eclatante” e sinonimi andranno affiancati con vergognoso – è quello dei tifosi di Genoa e Messina, che hanno bloccato gli uni dei binari dei treni per La Spezia e gli altri, con effetti ancor più gravi, le banchine dei traghetti da e per la Calabria.

I precedenti sono molto semplici da spiegare: il Genoa è stato escluso – per il momento – dalla serie A per aver comprato la partita dell’ultima giornata di campionato di serie B, il Messina perché nei bilanci, al posto dei pagamenti delle tasse, aveva la colonna vincente di un concorso della Sisal del ’53. Quest’ultimo episodio è delicato, perché dopo anni in cui la Federcalcio se n’è disinteressata altamente perché lo spettacolo andava a gonfie vele e il giocattolo correva che era una meraviglia e in questi anni ha punito solo alcuni – Fiorentina – e non tutti – Lazio, Parma -, si è deciso finalmente di far sul serio e far partecipare ai campionati di calcio solo le squadre che hanno, alle spalle, società serie, che non abbiano buchi spaventosi e pagamenti Irpef arretrati da una dozzina di anni. E così Torino e Messina sono state escluse in un primo momento dalla A ed è stato ripescato il Bologna, retrocesso in B dopo uno spareggio contro il Parma, già di proprietà della Parmalat e dunque vi lascio immaginare con quale trasparenza societaria negli ultimi anni.

Poi ecco l’invenzione del Tar del Lazio, un vizio che le squadre non riescono a togliersi da molti anni, ormai: un tribunale amministrativo regionale, però, può intervenire su decisioni e verdetti di carattere sportivo, sia pur non praticato ma a livello disciplinare? Il Tar ha dato ragione al Messina, non si sa su quali basi, e il Bologna è tornato in B.

A prescindere: il fatto che tra A e C2 una dozzina di squadre – retrocesse sul campo, arrivate a metà classifica, promosse ma con buchi grossi così nei bilanci – protestino e vogliano non solo quanto avevano prima, ma addirittura di più (come il Napoli battuto ai playoff di C) è avere senso civico e, più grezzamente, di giustizia? E del ridicolo?

Il Genoa ha comprato una partita: ma per che cosa protestano i tifosi? Il Messina non paga l’Irpef da anni: ma per che cosa protestano i tifosi? Dovrebbero protestare con i loro presidenti, avessero barlumi di lucidità, dovrebbero bloccare – non le ferrovie e gli imbarchi – ma la soglia del palazzo scintillante dove abita il loro presidente. Che si blocchino il vialetto alberato delle ville dei loro presidenti, se hanno capito qualcosa tra un muggito e l’altro. E perché, di contro, la mano pesante dell’ordine pubblico arriva spesso durante manifestazioni di piazza e questa volta si è limitata a distribuire bottigliette da mezzo litro alle auto che per tre ore hanno atteso invano di salire sul traghetto da Messina verso Reggio Calabria?

E’ la sindrome del vigile.

Il cui contagio, però, (misto ad anarchia e abuso di potere) non è mai partito dal basso, non è nato in terza classe, nel puzzo di lavoro e in ambienti paludosi. Non è nella plebe che nasce la sindrome del vigile. Bensì nel profumo di lavanda di camice appena stirate, di lacca appena spruzzata. E’ su, quasi in cima, che la sindrome del vigile è nata. Ed è su che pizzica di più, infastidisce fino alla stizza, nonostante sia più subdola, meno caciarona dei tifosi del Messina.

Così, mentre il governatore della Banca d’Italia è in un giro furioso di sospetti su favori e favoritismi verso operazioni finanziarie che sanno di imbroglio, invece di gridare “Al ladro”, si pensa a gridare “Al poliziotto”.

“Accanto agli atti di pirateria finanziaria posti in essere dagli attuali indagati, viene infatti drammaticamente alla luce un sistema istituzionale gravemente malato, restìo a prendere le distanze da logiche di favori e favoritismi, non certo consone ai capisaldi costituzionali”: è la motivazione della convalida del provvedimento di sequestro delle azioni incriminate, scritta dal gip Clementina Forleo. Parole forbite che sono una lezione di democrazia a chi se ne riempie la bocca, e basta.

La storia è: 38 soggetti acquistano 64272332 azioni della Banca Antonveneta, pari al 22,2 %, usando i finanziamenti della Banca Popolare di Lodi, che eroga tra dicembre 2004 e aprile 2005 1118 miliardi di euro per finanziare l’acquisto. In quell’aprile molti dei 38 vendono le azioni alla Bpl, alla Fingruppo e a Gnutti e ad altri alleati di Fiorani (gli ultimi due sono tra gli indagati principali). Quelle vendite avvengono a prezzi molto superiori ai 25 euro dell’opa (che è l’offerta d’aquisto). Si produce, dunque, una plusvalenza (intorno al 25% del capitale investito), un’enorme, gigantesca plusvalenza di oltre 100 milioni di euro. C’è il rischio di incolumità per l’economia pubblica.

I funzionari di Banca d’Italia si accorgono che qualcosa non quadra, lo comunicano al governatore, Antonio Fazio, gli dicono che quelle azioni non devono essere acquistate. La Consob (l’organo di controllo) è decisa per il no. Fazio lavora per il sì. Lo sappiamo, questo, grazie a intercettazioni telefoniche di chiamate da e per Fiorani con Antonio Fazio e sua moglie, Cristina Rosati, molto amica di Fiorani.

Cosa si dice, allora? Zac, sindrome del vigile: “E’ inaccettabile (o una vergogna, a seconda) usare intercettazioni telefoniche”. Non: “Che vergogna, uno di coloro che gestisce i nostri soldi che si presta a certi giochetti”. No: “Questi magistrati governano il Paese”. Come se i magistrati si inventassero, una mattina, infilandosi una pantofola e addentando una brioche: “Mah. Oggi è giornata fiacca. Mi sa che m’invento qualcosa su Fazio”. Son così i magistrati, sapete?

E’, invece, la sindrome del vigile quella che conta.

La sindrome del vigile: stai guidando a cavallo della linea continua da 30 metri, a sessanta orari, oppure contromano e il vigile fischia, agita la paletta, ti ferma. E la sindrome cosa ti fa dire? Non: “Ha ragione, che idiota che sono”. Bensì: “Stronzi bastardi, andassero a lavorare, invece di rompere i coglioni a noi che paghiamo le tasse per questo Stato di polizia di merda, scoppiassero…”.

L’Italia è in gran parte così, dall’alto verso il basso, posto per altro che in alto il fatto è mille volte più grave perché a livello istituzionale si dovrebbe dare un minimo d’esempio di scuola (ma di esempi al rovescio ce ne sarebbero a bizzeffe): si fa cosa ci pare e se qualcuno ci dice che non è giusto, che non si può fare, si dice “Fatti gli affari tuoi che ai miei ci penso io”.

Anzi, se c’è chi ci punisce per l’errore e l’inganno commesso, ci si arrabbia, ci si intestardisce, si pretende indietro le scuse, con la stessa maturità di un undicenne.

Da Tangentopoli a oggi non è cambiato nulla. Craxi non era un latitante, ricordate?, ma un esiliato. I magistrati del pool di Mani Pulite non fanno il proprio lavoro, ma sono diventati “rossi”, di parte, attentatori dello Stato.

Ora la colpa non è del Genoa che ha comprato una partita, non del Messina che non paga i contributi, non di Fazio che da un posto pubblico ed istituzionale fa marachelle (per giunta con a fianco la moglie), ma la colpa è dei magistrati rompicoglioni perditempo.

Di conseguenza hanno appena approvato la riforma della giustizia con i magistrati che non dipenderanno più da se stessi, ma dal potere esecutivo, in tasca ad ogni teoria basilare della democrazia. Chi si ricorda Montesquieu? Democrazia: tre poteri separati tra loro: “esecutivo, legislativo, giudiziario”. Chi si ricorda Montesquieu? No, ormai mi sono affezionato alla Val Gardena, risponderebbe qualcuno.

Pignolo 5 agosto 2005 - Diego Pretini

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