Nolente, a veder tutto, così, di getto, m’è venuto da sorridere, da solo, e mi sono accorto perché: avevo pensato al sorriso beota del nostro presidente del consiglio.

Badate bene: non era la tele a collegar tutto. Era un’idea, merce pregiata di questi tempi.

Che idea fosse si sa, ma l’importante è soprattutto che fosse un’idea.

Come dice chi mi guida: “La gente non si fa più domande. Subisce la realtà senza farsi più domande”.

Quelle 500mila persone le domande se le sono fatte. Otto capitali del mondo, quattro continenti. Ragazzi, ragazze, signore sui sessanta, impiegati, laureati, portuali, postini.

Sopra, gente come gli U2, Paul McCartney, Sting, gente che finisce nelle enciclopedie. In Italia, a Roma, per capire c’erano, tutti insieme, De Gregori, Ligabue, Jovanotti, Zucchero, Pino Daniele, Antonello Venditti, Renato Zero, Fiorella Mannoia, Piero Pelù, Tiromancino. Ne manca un’altra dozzina, ma un cast così nessun evento puramente commerciale (i festival) se lo può solo sognare.

Ma non lo capisce mica nessuno e la Rai, non a caso, avendo personaggi dei fumetti a comandare, ha messo la diretta su Rai Tre anziché su Rai Uno. Dice: chi se ne frega. Mica tanto: il terzo canale non si vede ovunque, in Italia. Rai Uno sì. E così mentre sull’uno andava un documentario e sul due una fiction con colt di plastica comprate a Disney World e sangue in salsa, era il tre l’unica rete a trasmettere un evento storico (perché lo è), a far da guida spirituale, l’unica che ha il coraggio di non aver paura di dire che tra gli otto potenti verso cui sono rivolte queste note e queste parole, che dentro il G8 che deve estinguere il debito verso i Paesi africani, c’è anche l’Italia, il governo italiano di Silvio Berlusconi.

Il suo è un sorriso del presente, pronto a sbriciolarsi perché a sorridere è lui da solo, il mio sorriso è un sorriso che vuole essere del futuro, perché non è migliore, non è unico, non è diverso da quello di chi ha suonato, cantato e assistito a quei concerti del Live 8.

E’ un sorriso del milione di persone che ha guardato il concerto, dal vivo e dalla tv, e di tutti gli altri – tantissimi – che comunque la pensano come loro, di quelli che sanno piangere non solo per cose che riguardano solo loro, di quelli che piangono perché vogliono sorridere insieme a molta più gente, perché si sentono troppo soli, troppo pochi a sorridere, perché non è giusto e riescono a dirlo. Per sorridere bisogna saper piangere. Ecco perché ho sorriso.

Pignolo 4 luglio 2005 - Diego Pretini

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