Io non c’entro

Siccome ho sempre pensato – e non so se l’ho fatto mai capire abbastanza – che ciò che questa rubrica fa e dice, potrebbe farlo e dirlo gestita da chiunque, con gli stessi caratteri, a grandi linee, provo questa volta a dimostrarlo. La vena satirica, intendo, è di tutti, basta saperla scoprire, cogliere e sfruttare. Poi non è necessario avere una rubrica su un giornale o su un sito internet, non è necessario scrivere un libro o fare il cabarettista, perché la satira serve, sì, a chi la fruisce, ma soprattutto a chi la produce, permettendogli – sempre – di vivere un po’ meglio, evitando di prendere e prendersi sul serio in ogni contesto.
Ebbene: il Pignolo non è un talento, perché il talento va solo coltivato. E ho due esempi brillanti di satira coltivata, anche se non pubblicamente. Il Pignolo, a questo giro, prenderà spunto da due fiammate di satira non cialtrona e irrorata da luoghi comuni e banalità, come spesso accade. Le due fiammate sono di due miei amici (oggi siamo generosi) molto diversi tra loro eppure entrambi in sintonia con il carattere dissacrante, rompicoglioni e un po’ penoso del sottoscritto che ride sempre, su tutto.


Domenica 3 aprile, lungomare di Livorno, pomeriggio.
Pignolo: Sai che ho scoperto che può essere fatto Papa anche un laico?
Luca: Cioè?
P: Uno che non è neanche prete, se ha le caratteristiche etiche, morali e spirituali, secondo i cardinali (o lo Spirito Santo come dicono loro), per esser fatto Papa, lo prendono, lo portano in gran segreto in Vaticano, gli chiedono Vuoi fare il Papa? Se lui dice di sì, diventa Papa.
Luca: … (sorriso)
Pignolo: … (?)
Luca: Vai, ora Berlusconi fa il Papa.

Lunedì 4 aprile, sms, sulla sera.
Francesco: Ora cosa dice? Che conta chi ha più nani pelati nella coalizione?

Berlusconi Papa

Inizio a scrivere molto prima che m’arrivi un sms di una catena di qualche pomeriggio fa. Dice che, vista l’emergenza, Berlusconi diventa Papa chiamandosi Pio Tutto.

Ma vediamo, intanto, gli altri nomi, possibili o meno. Di certo non si vorrà chiamare con un nome già usato perché di Giovanni Paolo ce n’è stati già due, i Paolo son stati già sei, i Leone dieci, i Pio son stati già dodici, i Giovanni addirittura ventitre. Figuriamoci se si farebbe chiamare “ventiquattresimo”. No, ci vuole un nome mai usato cosicché si possa chiamare “primo”. Un nome mai usato. Chissà: Franco I, perché anche Baresi in fondo è un po’ profeta, o Emilio I, per riconoscenza. Ma alla fine il timore è che sceglierebbe Pierprimo.

I possibili cambiamenti, poi. Ovviamente i cardinali cambierebbero tonalità di rosso, un po’ più acceso del porpora, e le bande si farebbero strette e verticali. Scarpini coi tacchetti morbidi. I cardinali elettori non saranno più di numero fluttuante e un po’ stupido, come 117 o 118, ma di un numero preciso, 78, e non si faranno più chiamare monsignore, ma onorevole, ministro, sottosegretario, viceministro, viceviceministro, viceviceviceministro (per far felici un po’ tutti).

Voteranno, tramite l’aiuto del Santo Spirito, non più racchiusi in conclave (perché il nuovo Papa ama definirsi “difensore della libertà”), bensì nelle rispettive case con dei monitor e con un cellulare a testa. Tramite il numero 06999, con un messaggino, si voterà il futuro papa, non prima che da casa abbiano stilato la lista dei cinque papabili con il televoto. Poi si somma al voto demoscopico e alla giuria di qualità.

Il cardinale camerlengo non si chiamerà più così, perché la gente è idiota e non capisce, ma “presentatore” e l’annunciazione, va da sé, non sarà più certo “habemus papam”, ma “The Pope is…” con il rullo di tamburi di Demo e la sua orchestra che fa da sottofondo e la regia di Roberto Cenci con le coreografie di suor Rossella Brescia. Scenografia di Gaetano Castelli. I vestiti del Papa sono di Gianfranco Ferrè. I vestiti dei cardinali sono di Laura Biagiotti. Per partecipare scrivete a spiritosanto@papa.it - Arrivederci al prossimo conclave!

La soluzione del caso, come nei gialli, è davanti agli occhi del lettore.
Ho parlato di caratteristiche etiche, morali e spirituali. Il caso è chiuso.

Istruzioni sul voto
Dunque, per sua stessa creatività, possono nascere diversi criteri per decretare chi ha vinto le elezioni. Alla vigilia del voto – non so veramente se sto riuscendo a non far trasparire l’incontenibile allegria che mi porta parlare dell’argomento – alla vigilia del voto regionale, dicevo, il Re aveva avvertito: chi vincerà le elezioni non sarà la parte che avrà conquistato più Regioni, ma quella che avrà preso più voti, in assoluto.

E ora che il centrosinistra è stato preferito dal 52,8% degli elettori (un’enormità, lo possiamo dire senza tifo), vale a dire più di 14 milioni su 27 milioni circa, il Re si è un po’ trovato nudo. Chissà cosa inventerà, ora che ha perso (male), il mattacchione.

Può darsi che alle prossime politiche avvisi tutti, prima: “Vincerà le elezioni non chi avrà preso più voti o più seggi, ma chi…”. Dopo il “ma” ci sono molte proposte al vaglio di Bonaiuti, Letta e Bondi. Vediamone alcune:

- Avrà attirato più ex-astenuti.
- Avrà totalizzato più schede nulle con sopra scritte offensive. (es. Castagnetti mezza sega oppure Cicchitto bell’uomo).
- Avrà condotto la campagna elettorale più fantasiosa.
- Avrà totalizzato più chilometraggio durante gli ultimi due mesi.
- Avrà inserito più colori nei manifesti.
- Avrà la differenza reti migliore.
- Avrà più bottoni su tutte le cravatte dei comizianti.
- Avrà detto più volte Lorsignori per chiamare gli avversari.
- Avrà più suggeritori dietro la poltrona in un talk-show politico.

In tutti questi casi, vincerebbe lui.
Negli altri, noi.

Pignolo 20 aprile 2005 - Diego Pretini

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