Mammasantissima

In una lucida e pulita inchiesta di Attilio Bolzoni di cui Repubblica ha pubblicato la prima parte in questi giorni si viene a sapere che il corpo del reato più lungo d’Italia dura 443 chilometri, da Salerno, passando per Battipaglia, Lagonegro, Castrovillari, Cosenza, Lametta, Vibo, Villa San Giovanni e arrivando a Reggio Calabria, lì a un paio di metri da dove si imboccherà il mastondotico, gigantesco, faraonico e provvidenziale collegamento di cemento tra la Calabria e la Sicilia.

L’A3, la Salerno-Reggio Calabria, tema ormai trito per i satiri di tutt’Italia, è sotto inchiesta in ogni suo metro e non tanto per usare una frase ad effetto. “Ci sono i Giffoni, i Chirillo, i Mancuso, ci sono i Bellocco e gli Iannazzo, i signori del subappalto, i capi e i loro “sottopanza” si sono impadroniti di tutto ciò che sta intorno a una delle “infrastrutture strategiche” che dovrebbe cambiare il Paese.

E’ finita nelle loro mani l’autostrada del Sud” (A. Bolzoni – Repubblica, 22 marzo). Nel primo tratto c’è la camorra, nel secondo la ‘ndragheta, a dimostrare quanto siano più pacifici gli accordi quando c’è la malavita di mezzo. Per esempio: nel tratto Salerno-Sicignano ci sono i Pecoraro e i Giffoni, mentre per il tratto Lametia Terme-Vibo Valentia ci sono gli Iannazzo e i Mancuso e per l’ultimo pezzo da Villa San Giovanni e Reggio Calabria amministrano i Di Stefano.

Tutte le briciole d’asfalto e della robaccia che spesso buttano sotto il manto i clan malavitosi campani e calabresi per risparmiare sono sotto inchiesta. Ma non preoccupatevi, mafiosi, perché il ministro delle Infrastrutture e i Trasporti Lunardi è lo stesso che disse “Con la mafia bisogna imparare a convivere”. E poi, che ci crediate o no, ci sarà spazio anche per voi, un giorno o l’altro: sta arrivando il Ponte di Messina.

A proposito, tra le altre cose, è curioso come l’uniposca usato dal Re Phardlifting dal Jack a fiori della seconda serata di Rai Uno, prima delle elezioni abbia segnato metri e metri d’inchiostro, senza che quei disegni (indubbiamente pregni di verve artistica) siano diventati almeno uno spettro della realtà. Il governicchio che ci amministra ha fatto sognare chicchessia senza in tasca uno spicciolo o parlando di quella specie di piramide di Cheope che farà da link tra le due coste dello stretto di Scilla e Cariddi, mentre in Sicilia per mesi sono senza acqua corrente (per dire).

Ebbene, la Salerno-Reggio, compresa nella famosa “Legge Obiettivo” sempre in bocca a qualunque ministro, parlamentare o concubino del centrodestra, senza che nessuno spieghi mai da dove si possano prendere i soldi, non si sa quanto costerà.

L’Anas nel 1999 la valutava 3500 milioni di euro, l’ottava commissione della Camera il 16 gennaio 2002 diceva che sarebbe costata 5835 milioni di euro, mentre l’8 maggio dello stesso anno in un Question time alla Camera venne fuori la cifra di 6300 milioni di euro, salvo poi scoprire il 4 luglio che ancora l’ottava commissione staccò uno scontrino preventivo da 6900 milioni di euro.

Ma il 13 marzo 2003, sarà l’inflazione, sarà l’euro, sarà l’11 settembre che il magico Brunetta ci ripete alla nausea, il costo dell’operazione è salito a 7189 milioni, sempre per la stessa commissione, che due mesi esatti dopo ha fissato il prezzo a 7379 milioni. Visto che da allora sono passati ormai due anni, vorremmo un aggiornamento della situazione, per non svegliarci sudati, in mezzo ad un incubo. Chissà almeno se ad un certo punto si può rottamare quella vecchia, almeno ci riscuotiamo qualcosa.

Stesso criterio hanno le previsioni di fine lavori dell’autostrada: 2007 dice Re Capellone, 2005 dice il visionario sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Nino Sospiri, 2008 dice il viceministro dello stesso dicastero Ugo Martinat, chissà quante date spunterebbero, da qui all’eternità, a chiederlo a tutto il Governo. Pare che il competentissimo Calderoni abbia detto che è già pronta.

Le cose sono due: o al ministero dei Trasporti imperversa uno tra Mike Bongiorno, Gerry Scotti e Amadeus (“Allora, Italiani, cosa scegliete: la uno, la due o la trè?”) o la Legge Obiettivo si chiama così solo perché per ora la meta rimane ancora decidere qualcosa (non si dice tutto: qualcosa) sulla Salerno-Reggio.

Senza contare che i lavori sulla terza corsia stanno andando avanti alla media da capogiro di 7 chilometri all’anno e di questo passo quando io avrò 53 anni vedrò finalmente finita l’autostrada del Sud.

Alla fine di questo pezzo che di per sé non ha niente di buffo, tranne il contenuto, ora capisco anche perché, dal nulla, m’è venuta fuori la metafora di Cheope. Gli egizi ci misero molto meno.

Pignolo 25 marzo 2005 - Diego Pretini

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