Senza fine

Il fatto che una maggioranza di governo che fa dell’apparire la prima regola (non norma: regola) cerchi, per volontà quasi esclusiva del suo Re, accordi con le uniche due forze che ancora stanno in mezzo o da una parte e comunque fuori dagli schieramenti, Radicali e Alternativa Sociale (cioè la somma di nostalgici nazifascisti, delusi dai passi in avanti di An), non è importante solo dal punto di vista politico, che a pochissimi dei miei già pochi lettori interesserà. Ma soprattutto dal punto di vista culturale.

Pare ovvio che il Re non voglia accordi per amor di democrazia: allungherebbe solo il brodo e la lista dei partiti che possano pensarla diversamente da lui, all’interno della coalizione, una roba che già ora, quando per la Destra Sociale di An quando per i timorosi Udc, gli fa venire l’orticaria (“Ma come? Qualcuno che non la pensa come me, che mi sono fatto da solo? Inaccettabile).
La paura di perdere le elezioni regionali di aprile è tanta e perdere le regionali potrebbe essere l’inizio della fine.

Perderle, magari, in Puglia, nel cattolicissimo e democristiano Sud, contro uno come Nichi Vendola, comunista, omosessuale e candidato scelto dalla gente, direttamente, con le benedettissime primarie, sarebbe veramente il colmo, per un centrodestra che si riempie la bocca di Sud, Mezzogiorno e Meridione e poi riesce solo a fargli male dicendo che non c’è solo la mafia e le trasmissioni d’inchiesta non devono parlare solo di quello (un’inchiesta sulla mafia deve parlare delle spiagge di Mondello e di cassate?);

o mettendo un leghista – giuro, non è uno scherzo – al ruolo di commissario delle Guardie Forestali calabresi;

o ancora lasciando la Salerno-Reggio Calabria in condizioni da foresta pluviale, mentre ancora romba l’eco del Supersogno del MegaIperPonte sullo Stretto di Messina, che secondo il progetto del governo diventerà Largo di Messona, per dare l’idea dell’enormità della generosità e della magnanimità del Governone Berluscononi.

Ma culturalmente, l’alleanza con Radicali e Alternativa Sociale vuol dire non averne una propria, di cultura. Non avere punti di riferimento fissi, perni, pivot su cui fare schemi determinati, non alla rinfusa, sul momento, a braccio. Una classe dirigente deve avere valori e idee molto precisi, almeno uno, due, via, non per forza cento. Che obiettivo possono avere, insieme, Udc e Radicali, gli eredi della Dc di De Gasperi e del Psi di Nenni, eroi della liberazione e della rinascita dopo il buio fascista, con chi inneggia al Duce?

Allearsi con i Radicali vuol dire mescolare personaggi come Buttiglione, estremista cattolico, con Marco Pannella, che da anni vuole la liberalizzazione delle droghe leggere. Oppure Calderoli, uno che ha una concezione del mondo che i cavernicoli, sul loro organo d’informazione “La Clava”, hanno definito “arretrata, obsoleta, sorpassata”, con Emma Bonino che ha fatto (e fa) della lotta per i diritti civili per chiunque e dovunque una filosofia di vita. Per non parlare della fecondazione assistita.

Certo, il comportamento dei Radicali non è proprio coerente come le loro idee da anni: criticano destra, sinistra e centro da decine di anni e ora chiedono pista con un’arroganza da partito da 15%, con la buona collaborazione dei due schieramenti che incomprensibilmente si genuflettono per tirare la manica di Bonino e Pannella.

Avranno anche capito che abbaiare e basta non serve, ma a volte c’è da mordere, sia pure briciole. Ma che almeno non se la tirino come Celentano, che almeno fa il 30% di ascolti.

Ancora peggiore, altro che incoerenza, sarebbe l’accordo, senza pentimenti e troppi scrupoli, che il Re vuole con l’accozzaglia di fascisti (non si vergognano a dirlo, penso) capitanati da Alessandra Mussolini, il cui cognome è un fardello per il comportamento che la obbliga a tenere.


L’altro giorno, provocata, attaccava, legittimamente, il comportamento degli antifascisti (ma non solo) in piazzale Loreto, dove suo nonno, già morto, venne sfigurato e appeso a testa in giù (ingiustificabile, anche se comprensibile, dopo venti anni di schiacciante oppressione) urlando “per tutto il male che gli hanno fatto”, senza pensare a tutto il male che lui e i suoi uomini hanno fatto a centinaia di migliaia di italiani.

Insieme a lei Forza Nuova, Fiamma Tricolore e altre sigle deliziose di neofascisti, nostalgici, neonazi. Quant’è storicamente inumano accordarsi con queste persone? Perché non lo si capisce?
Le cose sono due: o non si sa nulla di storia o non si ha pudore politico e storico e rispetto per tutte le vittime del fascismo (italiani assassinati da altri italiani in nome del perdurare dello Stato). Significa confondere, come ha fatto il Re, Auschwitz con Maastricht, tanto per far capire quanto gli è servita, a lui e a quelli come lui che di storia non sanno e pretendono di sapere, la giornata della Memoria.

Equivale, a proposito, a presentarsi ai microfoni subito dopo la cerimonia del 27 gennaio, proprio lì, ad Auschwitz, e parlare velocemente di nazismo (senza fascismo), tirando invece in ballo, ancora una volta, il comunismo, andando quantomeno fuori tema, visto che, come dice Michele Serra, se il comunismo ha avuto un pregio (uno solo), è stato quello di liberare la Germania e l’Europa dalla follia hitleriana.

Per un assioma che non ha elaborato il Pignolo e che il Pignolo non condivide, qualcuno a sinistra potrebbe levarsi, prendere un microfono e iniziare a dire che se le elezioni le vincesse ancora il Re con questa coalizione, continuerebbero a stare al governo gli eredi del partito fascista, che ha portato in Italia, “e questa storia e non mi vergogno di ripeterlo”: dittatura, terrore e morte.

Che so, magari, al microfono, uno potrebbe dire che si vuole:

- emanare “le leggi Berlusconissime”

- normalizzare tutta la grande stampa, facendo pressioni sui proprietari perché siano cambiati i direttori.

- Ritenere validi solo sindacati nati da iscritti di Forza Italia.

- Trasformare il ruolo del Presidente del Consiglio (prima primo fra pari) in autentico capo del Governo, con poteri spropositati, che potevano dimettere e far dimettere, cambiare chiunque a suo piacere.

- Emanare decreti che hanno immediato valore di legge, senza quell’inutile pantomima del Parlamento.

- Sciogliere tutti i partiti e rimettere dal mandato tutti i deputati che protestano non presentandosi più al Parlamento.

- Rimuovere i sindacati e la stampa antiberlusconiana (secondo il Re, il 98% dei giornali: in sostanza sopravvivrebbe solo il Giornale di Belmento).

- Formare il Tribunale Speciale per la Difesa ai Processi: formato da giudici che dichiarano di essere devoti al Re.

- Prevedere la pena di morte che il Codice Zanardelli ha abolito 117 anni fa per reati come attentato al Re (che l’ultimo dell’anno ha subìto l’ennesimo attentato della sinistra estremista, comunista con un suo alto esponente che non c’ha visto più dall’odio).

- Prevedere il confino: un antiberlusconiano può venire “esiliato” in Paesi come Iraq o Afghanistan. Tanto poi ci pensa Frattini.

- Approvare una legge elettorale per la quale le corporazioni presentano al Consiglio Nazionale di Forza Italia 800 nomi, scremati fino a 400 che vanno tutti in una lista, a cui si può dire sì o no. E, detto per inciso, è consigliato caldamente dire di sì.

- Stipulare con la Chiesa i “Patti Grazioli” (dal nome del palazzo dove si firmerebbe):

1) riconoscendo al matrimonio celebrato in Chiesa valore civile (sempre rimanendo alleati con i Radicali).

2) Insegnando la religione cattolica come “coronamento e basamento dell’istruzione”.

Per un assioma, un teorema, che non ha elaborato il Pignolo e che il Pignolo non condivide, uno a sinistra potrebbe levarsi e dire tutto questo, ammesso che qualcuno lo senta, visto che le TelePravde gli riserverebbero solo un serpentone in sovrimpressione.
Ma anche se fosse: certo, a sinistra stiamo facendo di tutto per perdere ancora per stargli dietro, ma imitarlo anche nelle stronzate, no, a questo punto non ci siamo ancora arrivati.

 

P.S.: A proposito di Calderoli: s’è capito che gli piace tantissimo quando fa una battuta che pensa gli sia venuta bene. Si vanta, proprio, scotendo quella testona a destra e a manca, con quel sorrisetto tipico dell’ipnosi. Questa del gay e delle donne lo manda al settimo cielo. Stavolta il tema era Prodi e le tasse: “Sentir parlare Prodi di tasse è come sentir parlare un gay di donne”. Non passa giorno che non faccia questo paragone. Anche a casa o a far la spesa. “Due etti di prosciutto”. “San Daniele?”. “No, non lo chieda a mia moglie, per carità, chieda a me. Sentirla parlare di prosciutto è come sentir parlare un gay di donne”. O a letto, la sera, prima di dormire: “Amore?”. “Sì, caro?”. “Dormire con questi cuscini è come sentir parlare un gay di donne”. “Cioè? Ma cosa c’entra?”. “Boh”. Aspettiamo, con trepidazione, la prossima volta in pubblico. Vai Cal..

Pignolo 7 febbraio 2005 - Diego Pretini

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