Brum brum

Ho scoperto qual è il segreto del successo di Gnazio La Russa.

Non è, infatti, solo un validissimo portavoce e portapensiero del capo del suo partito, nonostante, a pelle, pare che non ne sia mai convintissimo.

Gnazio La Russa parla in continuazione, più di un qualsiasi Vito o di un qualunque Bondi. Parla tantissimo, ma non è esattamente questo, il segreto.

L’arma principale di Gnazio è che parla tanto, sì, ma quando non tocca a lui. Quando tocca a lui, sì, parlicchia, ma niente di che, è anche svogliato, se ne preoccupa fino ad un certo punto, non è nemmeno tanto convincente, pare non ci creda nemmeno lui.

Ma quando parlano gli altri, bè, non ci vede più: parte e non si ferma più. E per “altri” s’intende proprio tutti: avversari, alleati, colleghi di partito, moderatori, giornalisti, sondaggisti, pubblico, opinionisti, assistenti di studio.

Interrompe servizi d’approfondimento, collegamenti internazionali, timidi sindacalisti di nicchia, presidenti di associazioni consumistiche. Ha sempre una precisione da fare, Gnazio. Sulle dichiarazioni rilasciate, sulle cifre pubblicate da una rivista, su un sorriso di un rivale, sulla domanda di un giornalista, sul tentennamento di un direttore di un giornale.

Deve dire sempre la sua, ha bisogno di dircela, su tutto, su qualsiasi cosa, su qualunque cosa succeda nello studio, in Umbria o nel mondo o Marte. Una battuta, un “bè”, un “non credo”, un “sei così sicuro?”, un riso isterico. Lui deve esserci sempre, ha bisogno di farsi sentire o vedere, in un modo o nell’altro. Non è vanità, intendete bene, non è egocentrismo. E’ che lui è proprio così. Deve dire la sua su tutto. Dice: è lì apposta. Ma lui lo fa quando non lo deve fare, quando parlano gli altri.

Metti che c’è uno lì che parla (Violante o Bertinotti o Mannheimer o Pezzotta o Vespa o Follini o il Gabibbo o la Ventura o Biscardi o il suo fruttivendolo) e lui sotto che riparte come una lambretta, che non si sa se parla con noi, tra sé e sé o con uno a fianco o al cellulare con la moglie.

L’effetto sonoro non è evidentemente dei migliori, ma mentre colui che ha la facoltà di parlare cerca di allineare il suo pensiero, in sottofondo si sente il tipico rumore di trattore ingolfato della voce di Gnazio che fa Pistarino, sghignazza, si dimena, smania, ruggisce e sgasa come uno zip smartittato, continuando a parlare e dicendo cose che a microfono quasi spento o comunque flebile nessuno capisce e lui sa benissimo che nessuno capisce, però continua, perché l’importante è partecipare e rompere.

Tanto che è inutile stare ad ascoltare o provare a decifrare cosa quella sgommata di rasaerba voglia dire, perché è così lontano che non si capisce nulla. Col risultato di essere distratti da colui che ha diritto di parlare e di non capire nulla dell’eventuale replica ironica, sarcastica, polemica di Gnazio.

D’altronde la politica è diventata questo. E’ rumore di sottofondo, nessuno se ne interessa più perché “tanto rubano tutto nella stessa maniera”.

E per essere bravi in politica, secondo gli insegnamenti della moderna politica show, ora occorre fare effetto, sparare il fuoco d’artificio, senza che questo poi nasconda qualcosa di vero, sensato, intelligente.

Si fa tanto rumore per nulla e l’obiettivo è raggiunto, contenti di esserci stati.

Pignolo 2 dicembre 2004 - Diego Pretini

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