Ma sapeva baciare

Sul titolo del nuovo libro di Bruno Vespa potrei fare un Pignolo lungo una vita: Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi. Non so se l’abbia fatto apposta per scatenare i satiri di mezz’Italia, l’integerrimo conduttore di Portapporta, di cui rimarranno indelebili le memorabili puntate sul successo dell’Isola dei Famosi e quella con la scrivania di ciliegio, dove Re Phardlifting, a stento (non arrivava bene), firmò il Contratto con gli Italiani, e ora si iniziano a capire tante cose. Intanto che non arrivava davvero bene alla scrivania, perché evidentemente firmò senza riuscire a vedere bene cosa sul contratto c’era scritto.

Insomma: non so se Vespa l’abbia fatto per stuzzicare me e quelli come me. “Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi”. Si potrebbe sorridere e farsi scappare un: non è cambiato granché. Ma non voglio fare il gioco del centrodestra (“Ah, sortilegio: demonizzano l’avversario”).

Ma il punto è un altro. Può uno come Vespa scrivere di storia? Passi che parla della storia di oggi. Chi scriverà i libri di testo su quello che succede adesso non sarà di certo lui. Ma può Vespa parlare di storia contemporanea?

Il dubbio nasce (e cresce) visto il trattamento che una puntata della trasmissione del suddetto ha portato per la figura di Benito Mussolini, cioè di un dittatore sotto cui non ci fu più un’opposizione (eliminata non solo virtualmente, ma anche concretamente, a bastonate), non ci fu più un giornale libero, né una radio, né libertà d’opinione o di pensiero o di religione. E sotto il quale vennero deportati migliaia di italiani nei campi di concentramento tedeschi e polacchi. Perché Benito Mussolini fu questo, non solo colui che fece bonificare la Ciociaria o che costruì gli ospedali.

Mussolini non pagava le vacanze agli oppositori politici come definì il confino, dimostrando vergognosamente di non sapere niente della parte tristemente più importante della storia recente d’Italia, Re Phardlifting.

Mussolini gli oppositori politici li faceva bastonare e ammazzare: Giovanni Amendola, Nello e Carlo Rosselli, Piero Gobetti, Giacomo Matteotti sono i nomi più illustri che fanno da icona per tutte le centinaia di italiani che il fascismo non lo volevano e finirono sopraffatti dai manganelli e dall’olio di ricino.

Nella puntata del suddetto, invece, con la collaborazione e la complicità del figlio Renato e della nipote Alessandra e perfino di Arrigo Petacco e di Roberto Gervaso, si raccontò Mussolini solo come amante, marito, padre, nonno, zio, cognato, amico. Mai come dittatore. Non si raccontò di Mussolini la storia che si riversò nella Storia, quella dei nostri nonni e bisnonni, cioè di tutti noi. Si raccontò la storia sua, di quanto dolce fosse quando tornava a letto, la sera. Si raccontò di Claretta Petacci e di Margherita Sarfatti.

Benissimo: io sono un appassionato del genere, ma prima di sapere come si chiamavano amante e moglie del dittatore e come lui le trattava, va saputo come il dittatore trattò tutti gli altri italiani. L’unico che in quella puntata tentò, da vera Resistenza, di rimettere in piedi un barlume di storia, di Storia vera, fu uno storico per davvero, Lucio Villari, uno che scrive i libri di testo per le scuole, non chi scrive romanzi intinti di storia.

Certo, se poi il passato è scomodo, dà fastidio, allora si tacciano tutti gli storici “comunisti” o “di sinistra” o “parziali”. Ma la verità è stata quella. Raccontare una Storia da Novella Tremila raggiunge il solo obiettivo di lacerare la memoria storica, cioè studiare la storia per ricordarsi di non ripetere gli stessi errori. Questa, di una Storia in rosa, da giornale patinato, è la peggiore forma di revisionismo che si possa pensare e mettere in atto.

Altro che Gianfranco Fini che mise Mussolini (ricredendosi, per altro, di recente) tra i maggiori statisti del secolo passato. Quella era una revisione che almeno non toccava le cose come erano avvenute. Ora, invece, si vorrebbe intendere che la cosa importante è che Benito Mussolini, che fu un buon amante, un buon padre e tutto sommato anche un buon marito, beato chi lo conobbe.

Pignolo 23 novembre 2004 - Diego Pretini

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