Chi non ha capito?

UFa ridere, in una cosa su cui ci sarebbe da piangere, il comportamento dei parlamentari italiani. Quelli di centrodestra che esultano, in modo ridicolo, ma lì forse una spiegazione c’è. Dicono: ha vinto perfino Bush, c’è speranza per tutti.

Quelli del centrosinistra che vogliono capire come vincere, prendendo spunto dalle elezioni americane. Ma su tutto questo si può tornare tra un attimo.

C’è molto da riflettere, invece, sul voto americano. E’ difficile (sinceramente, senza ironia) comprendere perché un amministrazione arrogante, ignorante, elitaria e truffaldina come quella di Bush sia stata riconfermata in questa entità, in questo modo “storico”, come se ogni altra elezione non fosse storica. Il governo americano già fa fluttuare nell’aria la parola “Iran”, dopo il grande successo della guerra in Iraq (che ha riempito il Paese di terroristi) e la ferrea strategia per acchiappare quel gran figlio di buona donna di bin Laden (ancora in giro con la macchina per la dialisi dietro: bellissimo), che è l’unica vera ragione per cui Bush è stato riconfermato. E se già c’era una montagna così di motivi per cui ce l’avevo sulle biglie, quel barbuto, questo d’aver fatto rieleggere il cowboy dalla bocca storta e lo sguardo a più di 90 gradi è la goccia che fa traboccare il vaso.
L’America ha paura e tra uno che prende mille posizioni (Kerry) e uno che spara all’impazzata, hanno scelto chi fa almeno qualcosa.

Viene anche da pensare che non siamo da soli, al mondo.

Per dire: nonostante abbiamo un presidente del consiglio che, ovunque tocchi, si migliora il tenore di vita (come se ce ne fosse bisogno), che fa diplomazia con la brace e toglie ai ricchi per non dare ai poveri, questa specie di primo ministro rischia sul serio, nel 2006, di essere rieletto. Ma la risposta sta sostanzialmente nel dubbio che si pone. Rischia di essere rieletto, perché nonostante stia tirando avanti questa legislatura con i denti e con le unghie, dall’altra parte c’è chi i denti se li lava e le unghie se le lima, facendo i formali, senza spettinarsi più e, anzi, accontentando tutti e dunque perdendo voti.

Devo essere sincero: in questo momento non so qual è la linea di partito dei Ds e non ho preso un partito a caso, perché è il primo del centrosinistra e, probabilmente, il primo d’Italia, visto che Forza Italia sta ormai in piedi con i fili.

Qual è la linea del partito? Sull’Iraq, il partito cosa pensa? Sul terrorismo internazionale, cosa pensa? Qual è la riforma fiscale che vuole? D’Alema dice: per vincere serve il centro. Che è un’idea campata in aria e fondata sul nulla, così, perché è bello da dire.

Ma il problema è che non è questo il problema. Il problema è: chi se ne frega. Chi se ne frega se si vince con più centro o più sinistra. Bisogna vincere per togliere il Paese al monarca Phardlifting che sa andare solo a braccio e raccapezzarsi, come nel caso di quel Buttiglione che non è altro.

Per vincere bisogna dire. Qualcosa, ma dire. Avere delle idee e avere il coraggio di esporre, senza aver paura di perdere i voti dei piccoli imprenditori, dei benzinai, dei pittori o dei ferramenta. Dire come, per noi, l’Italia dev’essere cambiata e perché. Forza Italia dice le stesse cose da dieci anni senza che mezza sia fondata sulla verità. Ma dice.

Non invito alla bugia, perché si è a sinistra e a sinistra vota chi ha un’enorme bisogno di verità. Ma bisogna dire, senza per forza sforzarsi di essere moderati, duestaffisti, equilibristi sul filo con dieci paia di reti sotto. Così non s’andrà mai da nessuna parte, nemmeno se c’è un nome altisonante come “Grande Alleanza Democratica” (giuro, l’hanno chiamata così, la coalizione), che è un misto tra il Signore degli Anelli, Yalta e un’associazione consumatori. Come si fa a vincere con uno come D’Alema che dice che non si devono fare i film di Moore o la satira sul “regime”, qui in Italia? Anzi, perdonatemi, per la precisione, qui in Italia, la satira la vorrebbero fare. Ma non glielo permettono i capostruttura o i produttori più realisti del re.

Dalle elezioni americane (dove si scontrano la destra contro la un po’ meno destra) D’Alema pare aver capito tutto: al centro si vince. Che in America non c’è.

E che in Italia è in assoluta minoranza, specie nell’Ulivo, dove invece esiste un 12% (che non è affatto poco) che vota a sinistra, senza centro, e uno scarso 8-9% che vota al centro, ma senza sinistra.

E fa ridere, torno al punto, in una cosa su cui ci sarebbe da piangere, il comportamento dei parlamentari di centrodestra, visto che dei miei ho già parlato. C’è Schifani, che mentre il Parlamento sta lavorando, prende il microfono e fa: ha vinto Bush. C’è addirittura chi come Gian Paolo Landi di Chiavenna o Marco Zacchera, entrambi di An, si son presentati alla Camera con spilline e cravatte con elefantini repubblicani. Un picco di provincialità che nemmeno in una discoteca dell’entroterra toscano.

Quasi quasi i deputati di centrodestra italiani sembrano più contenti della vittoria di Bush che non di quella di Berlusconi. Andrea Ronchi, delfino di Fini, non aspettava altro e non ce la faceva più: sono sicuro che la sinistra italiana aveva già pronta la festa, magari con le due Simone.

E che palle. Ma ce le hanno proprio sulle scatole, queste due ragazze. Come se avessero loro fatto un piacere, come se il governo italiano avesse cose ben più importanti da fare (tipo il condono sugli abusi edilizi o la nomina di Bottiglione o la devolution: “un passo storico”) che non salvare due cittadini in mano ai terroristi (due su quattro, perché due son morti soli, come apolidi, senza una patria che tentasse di difenderli e qualche telegiornale a ricordarli più di un’edizione).

Evidentemente, per essere così contenti, Ronchi dev’essere dell’Arizona, Zacchera del Wyoming, Landi di Chiavenna dello Utah e Schifani, con questo cognome tipico del luogo, del North Dakota. Dimenticando per altro, questi gaudenti parlamentari, di essere quattro dei tredici cittadini in tutt’Europa che avrebbero votato Bush. E qui non si capisce se chi non ha capito nulla siamo noi europei o loro americani.

Ma, a quelli del centrodestra, non devono aver ancora detto che, pur contando (tronfi) la solenne percentuale del Nuovo Psi (0,7) dentro la coalizione per dire di aver vinto le elezioni europee, Bobo Craxi ha sbottato: “Da quel che ricordo di mio padre, la politica estera non si fa solo con le pacche sulle spalle. Se fosse per Berlusconi lui si spingerebbe anche oltre: sono sicuro che a questo punto gli piacerebbe combinare matrimoni tra i casati: il figlio di Zapatero con la figlia di Erdogan, il genero del premier belga con la cugina del ministro degli esteri cinese…”. Mi sta rubando il mestiere, quest’uomo.
A cose fatte, dopo aver visto che non siamo soli al mondo, che perfino Bush, coi macelli che fa, senza tirar fuori un risultato che sia uno (ah già: “Abbiamo preso Saddam! Abbiamo preso Saddam!”) può essere riconfermato, mi resta solo la speranza di una vignetta di Ellekappa.

Dice uno: l’America ha dato un bell’esempio di democrazia.

Risponde l’altro: Però adesso se la tenessero lì, senza ricominciare ad esporta.

Pignolo 9 novembre 2004 - Diego Pretini

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