Orgoglio e pregiudizio (miei) 1° parte

Avviso immediatamente che, dopo un pezzo del genere, se qualcuno lo leggerà, riceverò lettere di protesta, di rimbrotto, dicendo che sono campanilista, guardo solo nel mio orticello, ai limiti dello sciovinismo. Meraviglioso.

Inoltre questo Pignolo sarà suddiviso in due parti per motivi di attrattiva della rubrica: se scrivo un poema, la gente si scoraggia e fugge.
Ok.


Quando parlo di calcio ho sempre timore che chi mi legge non sappia, ma non perché il mio pubblico (espressione ridicola) è scemo, ma perché seguo il calcio abbastanza costantemente e chi mi legge, spesso, è femmina. In buona sostanza so cose che sono inutili e di cui la maggioranza della gente se ne strafrega.

Per cui le premesse sono le seguenti:

1) Saprete, credo, che il Livorno è stato promosso in serie A, punta di un iceberg di un momento stupendo (non solo sportivamente) della mia città che ha fatto vincere all’Italia quattro medaglie olimpiche (che io considero ben più importanti della serie A del Livorno, sciocco come sono) e ha ospitato la Coppa Davis di tennis.

2) Saprete, altresì, che la tifoseria del Livorno è di sinistra e usare questa espressione è fortemente riduttivo. Io divento Follini, tanto per intenderci. Inneggia spesso a Stalin e al comunismo sovietico, rovinando e sprecando, dunque, tutta la simpatia dei livornesi (che siamo troppo ganzi, ammettetelo).

Inoltre, cosa ben più importante, bestemmiando (perché Stalin uguale Hitler), commettendo un errore madornale e spesso non conoscendo quali gesta eroiche abbia compiuto Stalin, loro idolo. Le Brigate Autonome Livornesi (si chiamano così gli ultras del Livorno) sono poche centinaia e non rappresentano il comune pensiero dei miei concittadini, che sanno fare altro e sanno fare molto di meglio.

Tipo andare in 4mila a San Siro contro il Milan (a casa sua, insomma), con la bandana, a cantare in coro “Berlusconi pezzo di …”. Non credo che questo sia un attentato alla democrazia.

Forse un pochino di mancanza di rispetto, ma non saremo mai pari con il Cavalier Durbans, che ha subito preso sotto le ali le due Simone, a farsi fotografare e filmare, prendendosi meriti non suoi (ma del sottosegretario Letta: a lui, sì, a nome di tutti, un sincero grazie), anche se poi c’è la pantomima del “è tutto merito suo” a cui non crede nessuno.

Credo che “Berlusconi pezzo di … “ cadenzato dal battere delle mani sia esattamente uguale – esattamente – al coro che i livornesi a San Siro hanno intonato alla fine di Milan-Livorno (2-2): “Cosa siete venuti a fa’?”.

I livornesi che, a casa dei milanisti, cantano: “Cosa siete venuti a fa’?”. Da matti. E’ l’icona del nostro sangue, del nostro carattere. Mai violento (in curva Nord non s’è mai visto un coltello, mi ricordava una volta in un’intervista la giornalista della Gazzetta e mia concittadina, Alessandra Bocci), ma simpaticamente arrogante e bonario, sempre con la cresta alzata e contento matto se quella cresta alzata è servita a qualcosa, se, per capirsi, dopo aver cantato “Berlusconi pezzo di …”, Milan-Livorno finisce 2-2.

Se il Milan avesse vinto, rimaneva comunque al livornese la soddisfazione di averglielo detto “in ghigna”, in faccia, quello che gran parte dei livornesi pensano di lui, anche se non tutti lo cantano con interesse e coscienza. Di aver fatto casino, in ogni caso.

3) Dopo cinque giornate di campionato il Livorno è stato martirizzato dagli arbitri e lo dico con il senno in mano e senza tifo, perché, per “lavoro”, seguo ad ogni livello partite di calcio da due anni come un credente segue la Santa Messa.

In Milan-Livorno viene annullato il gol del 2-3 di Cristiano Lucarelli e viene dimostrato che invece era totalmente buono. In Livorno-Chievo viene negato un rigore solare a Vidigal sull’1-2 per il Chievo, diventato poi risultato finale.

In Reggina-Livorno altro rigore lampante ai danni di Lucarelli, non concesso sull’1-1; gara poi finita 2-1 per la Reggina.

In Livorno-Atalanta un gol di Igor Protti sullo 0-0 viene annullato per un inesistente fallo della punta livornese ai danni del difensore atalantino, che anzi commette fallo (semmai era rigore, insomma); la partita finisce 1-1.

L’altro giorno, in Sampdoria-Livorno, altro rigore negato sebbene grande come una casa sull’1-0 per la Samp.

Ora bisogna metterci d’accordo su cosa voglia dire rigore lampante, solare, grande come una casa. Quando qualcosa è lampante, solare e grande come una casa, vuol dire che è inopinabile, non crea dibattito, che è liscio come l’olio, non c’è l’ombra del dubbio.

Un fallo da rigore lampante, solare, grande come una casa lo riconosce uno che non ha mai visto una partita di calcio nella vita. Il Livorno con i punti che si sarebbe conquistato legittimamente sarebbe almeno a 7 punti, vale a dire a metà classifica e non ultimo, a rantolare, senza neanche una vittoria.

L’altra sera, ecco Controcampo, notoria trasmissione di professori di bioetica e estetica trascendentale, che confesso di seguire per due ragioni: a) sugli altri canali non danno niente e b) concilia in maniera inesorabile il sonno (la Domenica Sportiva è addirittura peggiore).

Parla Lucarelli, la cui storia racconta di uno che ha rinunciato a uno stipendio normale da calciatore (cioè di uno che gioca con un pallone) per giocare nella sua città e nella sua squadra. “Tenetevi il miliardo” è il libro scritto dal suo procuratore e che ha fatto scalpore.

1 - continua...

Pignolo 8 ottobre 2004 - Diego Pretini

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