Un mazzo di rose

L’altro giorno, al mare, ho notato un dettaglio di una ragazzina sdraiata sul suo asciugamano, con la testa appoggiata sulla natica destra di un’amica indifferente. Avranno avuto quindici o sedici anni.

Il dettaglio era di una castanina chiara, con gli occhioni grandi e tutto il resto piccolo e acerbo, come la splendida età che le appartiene.

Tra i capelli, fissato poco sopra l’orecchio, un fiore. Giallo, come il costume da bagno.

La nostra realtà di oggi è sempre più piena di dettagli. Ci sono così tante cose da vedere, anche piccole, che non ne cogliamo mai il significato. Son troppe, da poterle capire. I dettagli non li guarda più nessuno e non so se si capisce qual è il problema. Ormai si guarda solo all’insieme, al voto complessivo, non se almeno una piccolezza, una quisquilia, come le chiamava Totò, un’inezia possa essere importante, bella e quindi cancellare il resto, che magari pare anonimo.

Le nostre ragazze sono piene di dettagli che formano il totale. Dettagli, cioè, insignificanti, presi uno per uno, che non hanno importanza, non la danno. Occhiali da sole enormi, jeans spesso larghi, felponi che non rendono merito ai corpi oppure gonne improbabili che non lasciano spazio ai dettagli. Gli orecchini grossi o luccicanti, il tatuaggio enorme subito sopra il fondoschiena. La capigliatura spesso è appariscente, chiomata, a fontana, enorme, vistosa. Il trucco pesante, l’atteggiamento greve, il passo troppo sicuro per aver sedici anni.

Questa ragazza, invece, tra i capelli tagliati corti aveva un fiore giallo. Non posso dirvi, non sono competente, che fiore fosse. Ma era un fiore in salute, di un giallo non accecante, ma limpido. Forse nessuno l’ha notato, forse solo io e le sue amiche, o forse neanche loro. Questa ragazza era sdraiata, triste e sola, nel momento in cui l’ho vista. Non mi pareva più d’essere su uno stabilimento balneare fra partite di beach volley, costumi fasciati e occhi pieni di rimmel, nonostante i tuffi in mare forzati dal caldo non lieve.

Quel fiore sull’orecchio su un volto che, sì, a riguardarlo era fuori dal nostro tempo, molto ottocentesco, piccolo, dolce e fine, ha dato speranza. Molto probabilmente sarò sconfitto, ma la speranza è che un giorno il fiore messo sopra ad un orecchio possa diventare moda, al posto degli occhiali da sole enormi, il piercing in cima all’orecchio e il trucco pesantissimo di molte nostre ragazze.

Il fiore sull’orecchio, se vogliamo, è anche un uso e un costume molto global, si usa ovunque, anche se è solo molto letterario. Una donna è bellissima con un fiore vicino all’orecchio. Di questo, a dirvela tutta, non so bene spiegare il perché, ma sarebbe come spiegare perché è bello baciarsi, perché è bello fare il bagno in Sardegna, perché è bello un prato verde tagliato bene, “che dimostrava in maniera lampante l’esistenza di Dio”, dice il Poeta.

E poi una ragazza, una donna, una nonna somigliano tantissimo ai fiori, non come noi maschi che somigliamo solamente a delle bestie, a degli animali, sempre in preda all’istinto e all’impulso. Il fiore, al massimo, si può piegare, col vento. In natura il fiore non si stacca mai dal proprio gambo, è più forte di qualsiasi cosa, anche del vento a cento all’ora. Se viene staccato è per la cattiveria e la perfidia di qualcuno. Le donne sono così, muoiono attaccate al loro gambo e poi un giorno magari riescono a rinascere più colorate e vivaci di prima. Se si staccano dal loro gambo è perché qualcuno davvero vuole loro male, le odia, le soffoca, non le capisce, e le trancia.

O forse, chissà, ho fatto tutto questo discorso solo per esprimere la mia vera speranza: che quella ragazzina trovi un ragazzo che sappia davvero volerle bene.

Pignolo 17 settembre 2004 - Diego Pretini

156


Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE

Copyright © ElbaSun

(Le responsabilità di queste opinioni sono esclusivamente dell’autore)