Sarà sottosegretario?

Sempre più appassionante la storia del Mullah Omar, un tempo hostis publicus e ora primula rossa al limite del romanticismo letterario. Questo signore, capo dei Taliban e uno dei più stretti collaboratori di Osama bin Laden, ci ha regalato delle perle di aneddoti e leggende da far invidiare Dracula. Sicuramente è molto più comico.

Ne ho già parlato, qualche volta, mi pare, della sua fuga.

Pare sia fuggito dal quartier generale di Kandahar, nell’est dell’Afghanistan, e dalle montagne dell’Oruzgan, in moto.
Non so se mi spiego: mentre le fortezze volanti americane tiravano giù l’inferno, lui pare che si divertisse a schivare le bombette con lo slalom e impennando.

E ce lo vedi, no, questo signore in abito lungo e barba lunga (di cui tutto l’Occidente, perfino l’America tecnologica dei satelliti, ha solo due tre-immagini) che si alza il vestito, mette la gamba destra oltre il sellino della Honda, gira la chiave nel quadro e con il piede sinistro che calza un sandalo marrone dà di pedalina. Alla prima niente, alla seconda nemmeno, alla terza nada, alla quarta nisba.

- Ancora le candelette? ma che due palle, l’ho portato l’altro ieri dal meccanico … ma trenta euro buttate al macero, porca paletta.

E lì a dare le pedate alla ruota davanti. E poi via, ché finalmente la moto è partita, la tunica svolazza nel vento, il casco ben inforcato, metti ci sono i vigili urbani. Il problema sarà fra un paio d’ore di viaggio, quando quella spia della benzina si accenderà. Allora ci sarà un self-service, lì, nel deserto afgano, con l’insegna sberluccicante e lo snacbar e le toilette che le nascondono sempre in cripte dimenticate dal Signore, dove lui scenderà (dalla moto, non al bagno), aprirà il tappino del serbatoio, infilerà il becco della pompa e metterà 50 euro di verde:

- Potrebbe pagare alla cassa?

- Certo, ci mancherebbe.

Poi è venuto fuori che, una volta arrivato sulla costa, sul mare, che non è un piccolo mare ma un oceano, quello Indiano, abbia dovuto prendere, per forza di cose, qualcosa che galleggiasse. Una barca, hanno detto, un motoscafo. Un normale motoscafo. Mi spiego?

E ce lo vedi ancora, il secondo uomo più ricercato al mondo, che porta il serbatoio da attaccare al motore e il portachiavi dei pescatori, quello che galleggia e che si attacca al polso. Lui che mette in moto il motore tirando la funicella, sempre con questa tunica lunghissima addosso che lo fa essere la figura più comica del mondo quando deve dare alla funicella del motore quei colpi ben assestati perché se il tiro è troppo corto o troppo mogio o troppo storto il motore non s’accenderà mai. Lui che accelera, con gli occhiali scuri avvolgenti, il cappellino blu scuro con scritto in giallo Royal Yachting Club e (sopra all’abito lungo) una polo bianca firmata Prada. E poi le onde e il sedere che diventa quadrato da quante volte batte sulla panca e il vento che gli tira su il vestito come Marilyn Monroe e lui, imbarazzato e affascinante, che non ha mani per tenerlo giù. E poi lui che incrocia un peschereccio che rientra nel porticciolo e un cenno con il braccio, perché il mare fa diventare tutti amici, tanto è difficile combatterlo da soli.

E ora? Ora si è saputo che il Mullah Omar ha il telefonino. E non solo i servizi segreti sauditi avevano il numero, ma gli hanno pure telefonato. Una finezza d’astuzia da vera intelligence. L’hanno preso, il numero, dal cellulare dell’ex segretario del Mullah (aveva anche il segretario e anche su questo potrebbe venire una scena mica male). Gli hanno telefonato e lui ha risposto. Poi, appena ha sentito una voce che non riconosceva, ha messo giù. Astuto. Coloro che gli hanno telefonato un po’ meno, evidentemente.

E lo vedi lì, con gli occhialini da vecchiaia sulla punta del naso, mentre scrive nella rubrica il nome del segretario per salvare il numero e poi sbaglia a premere con il pollice e quelli intorno che gli dicono “sei, non sette” e lo prendono in giro e ridono. E poi il cellulare che squilla e lui non ha ancora capito che è il tasto verde che deve premere e non l’asterisco. E poi quando gli arrivano i messaggini della compagnia telefonica che non sa come fare a leggerli e figuriamoci a cancellarli. E poi deve andare a comprare la ricarica, perché al bancomat non gli riesce.

- Sì, buongiorno, volevo una cartuccia da 25.
- Una cartuccia, scusi?
- Sì, per il telefono.
- Cosa intende, mi perdoni, per cartuccia per il telefono?
- Quella cosa per far andare il telefono. Si chiama cartuccia, no? O munizioni.
- Non so di cosa stia parlando, francamente.
- Attenda un istante.
- …
- …
- …
- Cos’è questa?
- Una scheda telefonica.
- Ecco.
- Be’?
- Voglio telefonare.
- E quella è la scheda. Lei forse intende una ricarica.
- Ecco, la ricarica. Ci voleva tanto?
- Mi parla di munizioni, scusi.
- Scusi, sa, deformazione professionale.
- Le pare.
- Mi darebbe anche un pacchetto di Vigorsol?

Ora, sinceramente, come fanno gli americani a non prendere uno così?

Pignolo 1 agosto 2004 - Diego Pretini

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