Spallucce

Il conflitto d’interessi è abominevole. Chi se ne frega.

Ha fatto di tutto per non farsi giudicare da imputato italiano. Chi se ne frega.

Chi davvero era insidioso, è stato censurato, eliminato, zittito come nei peggiori regimi (che invece questo non è, troppo difficile per uno come lui). Ma chi se ne frega.

Ha insultato chiunque gli si ponesse davanti: dai parlamentari europei a quelli italiani, ai magistrati, ai giornalisti di tv (anche sue) e non. Ma chi se ne frega.

Ha continuato a dire fino al 12 giugno che l’Italia era il Paese di Bengodi, nonostante l’11 settembre (che vale per l’Italia, ma per gli Stati Uniti no, per motivi che sfuggono). Ma chi se ne frega.

Han detto fino a l’altroieri che vanno tagliate le tasse e in due giorni prima aumentano l’imposta sulla seconda casa e poi il ministro dell’Economia nuovo di zecca dice che per tagliare le tasse ci vogliono due anni (un vantaggio c’è, però, qui: continua a essere una promessa che il Re può riciclare ad ogni campagna elettorale finché non si stanca). Ma chi se ne frega.

Ci vogliono far lavorare fino a ottant’anni, facendoci credere che fa bene alla salute. Ma chi se ne frega.

Fa le corna nelle foto di incontri diplomatici. Ma chi se ne frega.

Va avanti a slogan, promesse, spot, “tutto sotto controllo” e la gente boccheggia. Ma chi se ne frega.

Ha dipinto l’operato del Governo come paradisiaco, il migliore possibile, la panacea di tutti i mali, nonostante abbiano scioperato tutte le categorie di lavoratori, dai dipendenti pubblici alla scuola, dall’università ai vigili del fuoco, dagli autoferrotranviari ai metalmeccanici, perfino i proprietari delle discoteche. Mancavano solo i pittori e i parrucchieri ed erano tutti. Ma chi se ne frega.

Gli danno contro tutti i sindacati esistenti, i pensionati, la Banca d’Italia, la Confcommercio, la Confindustria e perfino sua moglie. Ma chi se ne frega.

Hanno protestato e protestano i sindaci di tutt’Italia e di tutti i colori, i presidenti di Regione di tutt’Italia e di tutti i colori (perfino Storace e Formigoni), per una devolution che farebbe genuflettere il Paese e per delle manovre finanziarie che stanno tagliando a tutta forza le risorse alle amministrazioni locali. Ma chi se ne frega.

Da venti giorni questi signori, invece di iniziare a governare, si abbaiano sui rispettivi musetti per continuare a galleggiare al governo e scaldare la sedia, perché se si va alle elezioni rivincono nel 2009. Ma chi se ne frega.

Hanno cambiato 4 ministri, ché sembra diventata disciplina olimpica. Ma chi se ne frega.

È diventato ministro Calderoli. Non solo, dunque, c’è speranza per tutti, ma è diventato ministro della Repubblica uno che voleva la castrazione fisica per gli stupratori e rispose a Ciampi che non era necessario tutta ‘sta zolfa sul tricolore. Ma chi se ne frega.

Re Phardlifting è europeista quanto io sono pornoattore. Ma chi se ne frega.

La soluzione, se verrà, sarà un baratto da Prima Repubblica, quella che l’Onorevole Presidente del Consiglio, già ministro degli Esteri, già ministro del Tesoro, proprietario di Mediaset, Mondatori, Publitalia, Mediolanum e Ac Milan ha sempre disprezzato con la bocca tutta storta: Buttiglione (che ricordiamo è un pupazzo di tela; massimo riserbo su chi lo muove da dentro; indiscrezioni e sospetti su Giovanardi) diventa Commissario Europeo al posto di Monti (non a caso uno che all’Unione ritengono uno dei più bravi) e l’Udc smette di rompere le palle. Ma chi se ne frega.

La gente si rifugia nei discount, a volte rinuncia alle vacanze, non gira più l’Italia. L’Elba è deserta, tanto per fare un esempio, e la colpa non è solo dei prezzi alti dell’isola e di qualche amministratore che se ne approfitta, come il ticket per andare su Pianosa e via andare con motivazioni puerili del tipo: “quello è mio e ci faccio cosa mi pare”. Ma chi se ne frega.

I poveri sono più poveri, le classi medie sono sulla stessa scia. Un terzo degli italiani rischia di fare il suo ingresso nella fascia di povertà e non lo dico io, non lo dice il terribile Diliberto e non lo dice Fassino, ma l’Istituto Statistico di Modena. Ma chi se ne frega.

Ma quanto bisogna fregarcene ancora delle cose importanti, prima di non poterne veramente più?.

Pignolo 25 luglio 2004 - Diego Pretini

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