Alice

Siccome a quell’altro non gli sto più dietro, tante ne dice, parlo d’altro. Proprio di altro no.

Forse l’avrete scoperto nei miei scarabocchi precedenti, perché l’amore non si può mai nascondere. Quello che preferisco in assoluto è Sandro Bondi. E’ l’icona di Forzitalia, essendo ora valente lustrascarpe del Re e essendo stato negli anni Novanta valente sindaco del Partito Comunista Italiano a Fivizzano, Massa.

Parlando di cose serie, le differenze tra lui e Massimo Boldi sono minime: giusto la elle al posto della enne. Poi faccia quasi uguale e voce che poco ci manca. Tanto che a volte mi sorprendo che non dica “Cipollino” o “Bestia, che dolore”.

Ed è il coordinatore di Forzitalia.

E’ fantastico, Bondi. L’aspetto non ce l’ha, perché è più trasandato del Re. Però sta imparando in fretta a porsi a sua Immagine.

Infatti la prima legge di Sandro Bondi dice:

“E’ sempre colpa della sinistra”.

Esempio:
Dibattito su Telekom Serbia. Gli dicono che i due “attendibilissimi e affidabilissimi e informatissimissimi” testimoni chiave, un tempo eroi di tutto il centrodestra (Calderoli della Lega pare abbia anche la maglia di SuperMarini), sono, più o meno, due buffoni. E lui: a me il re l’aveva detto che era un mitomane. Fantastico, Bondi. Anzi, avrebbe pensato Cipollino, m’aveva detto che era anche alcolizzato, che parlava da solo e anche un po’ pervertito.
Ma Bondi, gli hanno chiesto allora, come c’è finito Marini a fare il superteste? “Lo chiede a me?” risponde Cipollino alzando il tono per fingersi arrabbiato, “non lo so”, continua. L’avrà fatto di sua spontanea volontà, passava di lì e ha fatto un murales con scritto Fassino Grissino, l’hanno preso e gli hanno chiesto se sapeva qualcosa. E, lì, Cipollino si vede che ce l’ha sulla punta della lingua. Non resiste più. Menomale che parte la pubblicità. Perché stava per dire: “è stata la sinistra a tirare fuori Marini”. Ebbene sì, la sinistra ha spinto Igor Marini a testimoniare contro Prodi, Fassino e Dini.
Altre colpe da attribuire alla sinistra, a scelta: la armi di Saddam Hussein che non si trovano, il maltempo, la Passione di Cristo di Mel Gibson, i debiti fino alle orecchie della Roma, la crisi dell’Inter e a questo punto (e lo dico con il cuore in mano) anche della Juve, il caffè un po’ freddino che serve il bar all’angolo, lo zippino che non si mette mai né alla prima né alla seconda e men che meno alla terza.

E’ fantastico, Bondi.

La seconda legge di Sandro Bondi dice:

“Non lasciare mai che parli qualcuno che prova a dire il tuo contrario”.

E’ facile. C’è il dibattito. Il giornalista di turno lancia l’argomento (che so, la crisi economica c’è o non c’è?). Danno la parola a lui e inizia a dire la solita tiritera che sentiamo ripetere da due anni e mezzo ché ormai potremmo andarci noi a rappresentare il governo: il buco lasciato dalla sinistra (secondo la prima legge di Bondi), l’euro che in fondo l’ha voluto solo la sinistra e a noi non ce ne fotteva nemmeno per sbaglio (sempre per la stessa legge), i commercianti (comunisti perlopiù) che se ne approfittano e aumentano i prezzi perché così la sinistra possa dire che c’è la crisi, la Torri Gemelle, la guerra in Afghanistan, quella in Iraq e mille altre cose che non c’entrano nulla con il governo italiano. Finita la lista, Bondi non può lasciare la parola subito all’altra parte. No. Cosa fa, allora, cosa t’inventa, il mattacchione? Continua a parlare, agganciando cose astruse, che non c’entrano nulla e ricomincia, daccapo, mettendo nel calderone la crisi nel Burundi, il caldo di febbraio, il freddo di giugno, il Milan che gioca con una punta sola, il bacio saffico al Grande Fratello, i problemi di memoria di Spirit su Marte (fra parentesi: ora mi domando e dico se un robot della Nasa deve aver problemi di memoria. I problemi di memoria ce l’ho io con questo wc, mica la Nasa).
Poi, finalmente, scopriamo che è umano, Bondi (ma è fantastico), perché fa una pausa per respirare. In quei pochissimi secondi l’avversario di turno cerca di infilarci che “idatidiconoilcontrario” a velocità che mai nel mondo e con il fiatone. E allora lui (Bondi, è fantastico, Bondi) ricomincia, con un’altra tecnica, detta la terza legge di Bondi.

La terza legge di Bondi (o di Moggi), dice:

“Non è vero niente”.

C’è stata una lunga discussione sulla paternità di questa teoria. Come dice anche il nome, la legge è detta anche di Moggi, per l’abitudine del direttore generale della Juve a dire che non è vero niente di affari già da lui conclusi da anni.
Nel caso di Bondi, però, come detto, serve a cancellare ogni parola che viene detta da altri che non dicono le sue stesse cose. Il più frequente è il “non è vero”, seguito dal “ma non è così” e dal “questo lo dice lei”. Per rispondere, invece, al “i dati dicono che etcetera”, va benissimo il “ma io ho dati diversi che dicono il contrario”. La cosa importante è non precisare mai niente per nessun motivo, non dire mai la fonte e inventare il più possibile le cifre, meglio se percentuali che fanno più effetto. A questo punto si può dire anche la fonte, ovviamente detta a caso, una che non conosce nessuno, anche inventata se serve. Se proprio si è in difficoltà citare il Ministero del Tesoro, ché tanto gli italiani sono tutti scemi.

E’ fantastico Bondi.

La quarta legge di Bondi è detta del “bimbo di otto anni”, e dice:

“Chi lo dice lo è”.

E’ la legge principale, anche se la meno complessa. E’ la più semplice, ma è anche quella più rischiosa perché può far suscitare almeno il sorriso di chi assiste.
Esempio 1. L’altro parla e lo si interrompe e lo si copre con un crescendo di “non è vero”, “non ti fa onore”, “è propaganda”, “vergogna”, “e no e no e no”, “uffa uffa uffa”, “pappa mamma nanna”, “nghè”.
Esempio 2. Si finisce il proprio discorso (il più nebuloso possibile) con una frase ad effetto che colpisca particolarmente la controparte (per dire: “e questo la sinistra non lo vuole ammettere perché è bugiarda”). In realtà si finge di finire il discorso e appena l’altro tenta di difendere la sua parte, lo si interrompe di nuovo e gli si dice “prova a dire di no” per quattrocentoventitrè volte finché non stramazza sulla sua poltrona, privo di sensi.
Esempio 3. La situazione è la stessa dell’esempio 2. Solo che al momento della replica dell’altra parte (che in questo caso bisogna, con qualche rischio e anche un po’ di malincuore, far finire), bisogna rigirare le accuse. Se gli altri dicono “bugiardi”, voi rispondete “no, voi siete bugiardi”. Se gli altri dicono “fai propaganda”, voi rispondete “no, tu fai propaganda”, “sei agitato” “no tu sei agitato”, “perché non mi lasci finir di parlare?” “No tu non mi lasci finir di parlare”, “Bravo” “No tu bravo”. Fregato.
I rischi sono due, evidentemente.
Il primo a casa. Sei a tavola e la moglie ti fa “la più piccola ha preso 6+ a inglese”. “No, tu hai preso 6+ a inglese”. Oppure, a tavola: “Babbo, mi passeresti una forchetta?”. “No, tu mi passeresti una forchetta”. O ancora:
- Stasera c’è la Talpa alla tele.
- No tu sei cieco come una talpa.
- Ma babbo veramente io stavo semplicem…
- No non puoi dire certe menzogne davanti a milioni di spettatori.
- Ehm, babbo, siamo in salotto, casa, pronto, mi senti?
- Non faccia lo spiritoso, che menomale che c’è il governo Berlusconi a governare l’Italia e non la sinistra che avrebbe portato il Paese al macero.
- Babbo, davvero, non scherz…
- Non sto scherzando, ci sono milioni di spettatori che ci stanno ascoltando sanno perfettamente come stanno le cose.
- Ma babbo a meno che non stiamo partecipando a un Grande Fratello senza saperlo… Vabbè, comunque, quello che volev…
- Non sono d’accordo, perché..
- Ma vaffanculo.

Rischio due, forse ancora maggiore. L’avversario, durante il dibattito, potrebbe, infido, farsi furbo, e, capita l’antifona, riprovare l’attacco. Per dire: quello di sinistra dice: “Stiamo distruggendo l’Italia” e il Fantastico Bondi “No, noi distruggiamo l’Italia e menomale che c’è il presidente Berl…”. Ops.
Terzo rischio, ovvio, è se ad un certo punto l’interlocutore è una donna e, sottovoce durante la pubblicità. si lascia scappare un flebile “ho le autoreggenti scomode” e allora Bondi capta e risponde da par suo: “ma pensa di averle solo lei le autoreggenti? Guardi che il nostro presidente ha autoreggenti di qualità finissima, sa? E si vergogni a cambiare discorso”.
Nei momenti peggiori il rischio è di essere lo zimbello di tutti, come un merlo che ripete le frasi che gli si dice. “Sei bello” “no tu sei bello”, “sei intelligente” “no tu sei intelligente”, “Evviva Forzitalia” “no viva il comunismo”, “Berlusconi è il migliore del mondo” “No tu sei il migliore del mondo”, “pussi pussi lao lao” “no tu pussi pussi lao lao”.

E’ fantastico, Bondi.

La quinta legge di Bondi, detta “del genio e sregolatezza”, dice:

“Quando non sai cosa dire, non lo dare a vedere, ma scazza”.

E’ un po’ quella che le racchiude tutte, ma con un pizzico di fantasia in più. Riprendendo ad esempio il nostro tenore di vita che da quando ci sono loro è cambiato da così a così, possiamo fare l’esempio che l’interlocutore, comunista, tiri fuori una cifra dell’Eurispes che dice che un terzo degli italiani stanno scendendo pian piano nella fascia di povertà. In quel momento è il miglior Bondi che deve agire. Intanto, la prima bella preparazione:
“Non è vero, non so che dati abbia, sono bugie messe in giro dalla sinistra”. E così ti prepari il terreno. E poi fai il figurone: “Io ho dati completamente diversi che dicono l’opposto”. Si ripete per 3-4 volte la stessa frase:

“Io ho dati completamente diversi che dicono l’opposto”
“Io ho dati completamente diversi che dicono l’opposto”
“Io ho dati completamente diversi che dicono l’opposto”
“Io ho dati completamente diversi che dicono l’opposto”

e, se l’interlocutore meno scemo di quanto si pensi ci chiede che fonte è, spararne una a caso, come già detto.

Esempio recente della quinta legge di Bondi. Gli chiedono su che fonte si basasse che quel terzo degli italiani non era per niente vero che stia scivolando nella povertà e lui ha risposto, dopo aver resistito a 7-8 volte alla domanda “Chi lo dice”, con innocenza e candidezza: “Confindustria”.

Si evince che l’unica avvertenza per le leggi di Bondi sia di non andarci giù troppo pesante, insomma: di non spararle troppo grosse, perché anche noi dobbiamo avere il tempo, se non di parlare, almeno di ridere.

E’ fantastico, Bondi. Poi, un giorno o l’altro, ci dirà anche quando uscirà dal suo mondo. .

Pignolo  21 maggio 2004 - Diego Pretini

147


Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE

Copyright © ElbaSun

(Le responsabilità di queste opinioni sono esclusivamente dell’autore)