Vi prego

Siccome niente si distrugge, ma tutto prima o poi si trasforma, dopo vent’anni a parlare nei segreti uffici vaticani, la Conferenza Episcopale Italiana è arrivata alla conclusione che la Bibbia ha bisogno di una spolveratina, va cambiata, ché è un po’ antica: alla storia più letta, venduta ed entusiasmante hanno dato insomma un po’ della vecchia bacucca, in parole povere.

Ecco che allora la Cei, avendo poco altro, evidentemente, da fare, s’è messa a spulciarla e a guardare cosa va e cosa non va e se, dopo la traduzione dal latino alle lingue volgari di cinque secoli or sono, c’era da dare una limatina e da dare un po’ di smalto.

E sicché questi signori sono arrivati alla conclusione che qualcosa, nel 2004, va cambiato, che così si capisce meno di quel che si dovrebbe. E allora via il caro Ave Maria e dentro il Rallegrati, Maria, per esempio. Così il latino, oltre a stare sulle sfere a migliaia di studenti, ora non si imparerà più nemmeno a catechismo, ultima isola felice dove almeno scampoli del nonno dell’italiano comparivano.

Operazione singolare, questa, visto che la religione (così come un opera d’arte) non può e non deve essere messa all’interno di un particolare contesto. La religione non è ora, non è stata allora e non sarà nel futuro. La religione è, e basta. Non si giudica una religione per quanti credenti ha e il cristianesimo e i suoi derivati non sono migliori o peggiori di quando sono nati o di quello che diventeranno un domani. Ciò che fa male alla religione, e lo stiamo conoscendo sempre più sulla nostra pelle, non è la sua incomprensibilità, ma la sua ascesa, o discesa, a fondamentalismo cieco, barbaro, ottuso. E ciò non vale solo per la religione islamica, questo mi pare vada da sé.

Il lavoro di traduzione di Martin Lutero fu di molto più ampio respiro, la Bibbia in una specie di tedesco era un modo perché chi sapesse leggere potesse fruire del libro sacro direttamente e senza intermediari.

Questa trovata, sinceramente, pare più un restyling propagandistico, un avvicinarsi ostentatamente alle generazioni più giovani, probabilmente (non lo so, francamente) più disilluse, chissà. Visto da fuori pare proprio un modo per sembrare meno obsoleti, meno polverosi, meno rugosi, ma una religione non può, non deve essere giudicata per come dice quel che vuol dire, ma per cosa c’è all’interno di quelle parole. L’Ave Maria sarebbe stato compreso nella stessa maniera da chiunque, nel passato come nel presente come nel futuro.

Oltre al saluto alla Madonna, saranno cambiati i Dieci Comandamenti che dall’imperativo passeranno al futuro (perché forse sembra meno opprimente, ma a me dà proprio l’impressione inversa), il ramoscello d’olivo diventerà una foglia d’olivo (il perché qui è arcano), Adamo non si unirà più a “Maria sua moglie”, ma la conoscerà (ciao, come stai, di che segno sei?), per Giuseppe e Maria incinta a Betlemme non ci sarà più posto non nell’albergo ma in un alloggio (che differenza ci sarà?), i miracoli si chiameranno segni o prodigi (forse perché i telecronisti sportivi ne fanno fare di più a portieri e affini e Gesù ai punti perde), Abramo offre ai tre ospiti che gli annunciano la nascita di Isacco non più latte acido e latte fresco, ma panna e latte fresco (e, pare, una mattonella ai mirtilli).

Va via il latino anche dal potente Vade retro, Satana, che tanta fortuna ha portato a Max Von Sydow e da qui in avanti monsignor Milingo e i suoi compagni esorcisti dovranno pronunciare “Va’ dietro a me, Satana” (chissà se il Diavolo li capirà o rimarrà attonito: “Eh? Dici a me? Ma come parli? Ascolta: o parli chiaro o si fa finita, eh”). Pare che in questo caso siano state scartate altre opzioni come: “sciò Satana” e “fai retromarcia Satana”.

Che sia un restyling pubblicitario è anche più evidente (ma avete la piena autorizzazione di chiamarmi dietrologo, non preoccupatevi) nella rivisitazione del Padre Nostro, incubo di molti peccatori. D’ora in avanti non sarà più “non indurci in tentazione”, ma “non abbandonarci alla tentazione”. E’ un argomento, questo, molto usato dagli scettici e degli atei per confutare la presenza del Signore (ma come si fa a dimostrare la presenza o l’assenza di qualcosa che non si vede?). Se è tanto buono, dicono infidi gli atei, perché dovrebbe indurci in tentazione? Cos’è, un test? Ecco allora la nuova versione, la versione aggiornata, un po’ come l’antivirus.

Chissà se dopo il “Rallegrati, Maria” i signori della Cei saranno convinti. Forse penseranno ad un più giovanile Ciao, ad un più amichevole Su con la vita o ad un più musicale Be happy.

E chissà che tra vent’anni altri cambiamenti saranno apportati alla povera Bibbia, tanto bella com’è che non avrebbe neanche lontanamente bisogno di questi tocchetti di prestigio, queste colorazioni più vive. La Bibbia è così com’è stata pensata e scritta ed è così che da venti secoli fa innamorare decine di milioni di persone che non hanno fatto troppo caso all’Ave, al “non ci indurre”, alle ultime parole di Cristo.

Che non saranno più “E’ compiuto”, ma “Tutto è compiuto” e la sua morte non sarà più raccontata con “E chinato il capo consegnò lo spirito” (un modo dolcissimo di raccontare la morte), ma con un più novellesco, ai limiti dei fratelli Grimm, “e chinato il capo, spirò”.

Tra vent’anni, si diceva, uscirà un’altra edizione e poi un’altra ancora. E così:

- i 12 apostoli diventeranno i 12 body guards;
- Gesù finalmente sarà chiamato Joshua (fa più esterofilo, è più esotico);
- i comandamenti saranno cantati col rap;
- Dio sarà il “Boss” e il triangolo all’interno del quale vigila il suo benevolo occhio sarà contornato da neon fucsia fluorescenti;
- i talenti si trasformeranno in euro o in dollari;
- la domenica non sarà più il giorno di festa, ma il giorno del party (da qui No preghiera? No party);
- La confessione si potrà fare ad un tavolo di un pub;
- Il segno della croce sarà coreografato dai professori di Maria De Filippi;
- L’esorcista sarà chiamato “operatore in disinfestazione”;
- E l’ostia e il bicchiere di vino diventeranno il vigorsol senza zucchero (perché con lo zucchero sarà peccato) e l’estathè;

Ma fateci il piacere, su. Le mani lasciamole sotto la Bibbia, non le mettiamo sopra.
Glielo dica lei, Signore, che con loro ha più rapporti. Se si meritano di averli, a questo punto.

Pignolo 27 marzo 2004 - Diego Pretini

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