Paura

Ho lasciato passare qualche giorno nonostante avessi già qualche pezzo già pronto. Il motivo lo immagineranno i miei lettori.

I 200 morti della stazione dei ferrocarriles di Atocha andavano ricordati. Ovunque, in qualunque momento, circostanza. Non mi pare che in Italia gliene sia calato particolarmente alla gente comune. Le scuole i minuti di silenzio li hanno fatti un po’ a macchie e comunque non tutte. Il suggerimento del Coni a tutte le federazioni sportive è passato solo dove c’era da farsi vedere, nel calcio professionistico, quasi mai in quello “basso”, dilettante, giovanile. E invece era proprio lì, con i ragazzi, che il minuto di silenzio andava osservato. Per formare una cultura di pace, che non è facile in un mondo che ammazza bambini di sei mesi e per non far ammazzare ancora ammazza a sua volta, con la guerra.

Che fosse Al Qaeda, e comunque non l’Eta, l’ho pensato subito e non lo vado dicendo per vanità e per specchiarmi, ma perché l’Eta non ha mai colpito nel mucchio, non ha mai ucciso donne e bambini, studenti e giovani impiegate di periferia. L’Eta ha un obiettivo (separare il paese basco), anche se il mezzo con cui persegue il fine è il più immondo e infame, uccidendo piccoli amministratori locali, autorità minori, anche se sempre assassinii sono. Al Qaeda ammazza per ammazzare, proprio com’è successo a Madrid.

La campagna elettorale è stata chiusa in fretta e furia, ma la propaganda della destra è simile in tutta Europa, evidentemente, in tutto il mondo, a pensare a certe buffonate di regime di Giorgio Secondo e compagni che hanno fatto la guerra per le armi di distruzione di massa che alla fine pare che l’Iraq abbia nascosto in un cassetto del comodino di Saddam, andato perso nei bombardamenti.

Il ministro degli interni Angel Acebes, anche quando ormai era evidente, lampante, che gli autori di questo 11 settembre d’Europa (altro agghiacciante dettaglio: la distanza di 2 anni e mezzo esatti dalla strage delle Twin Towers) fossero i fondamentalisti islamici, anche quando erano stati arrestati tre marocchini e due indiani, continuava ad additare l’Eta, a due giorni dalle elezioni politiche, a portare l’acqua al suo mulino, perché: a) la destra è più efficace con il terrorismo interno e b) la destra spagnola al governo, come in Italia, ha appoggiato totalmente la guerra a Saddam Hussein e quindi un’eventuale responsabilità dei terroristi di Al Qaeda (come poi si è rivelato) avrebbe fatto pensare ad una ritorsione per l’appoggio della Spagna alla guerra unilaterale statunitense.

Ora Rodriguez Zapatero, neo-premier socialista, dice che manterrà la promessa, che ritirerà, come ha detto in campagna elettorale, le truppe spagnole dall’Iraq, se entro il 30 giugno la missione di pace, come ce la presentano, non sarà sotto l’egida, sotto l’ombrello dell’Onu.

Non c’è, non ci può essere in Elbasun, ne Il Pignolo, dove non c’è capacità né volontà di dare una soluzione al caso, soprattutto in un momento in cui l’Iraq non ha una guida sicura, è ancora ampiamente in guerra, checché ce ne dicano gli americani (ricordate il glorioso V-day di Giorgio Secondo che passeggiava sulla portaerei?), dove si trovano ancora anche i nostri ragazzi, alcuni dei quali hanno già pagato. La guerra non andava fatta, a maggior ragione vista col senno di poi. Ce l’avevano disegnata come guerra al terrorismo, la guerra contro Bin Laden e contro chi lo aiutava e questi continuano ad ammazzare senza ritegno, senza paura, in ordine cronologico in Thailandia, in Turchia, qui a due ore di aereo, a Madrid.

In Italia si alza tanta fuffa per nulla, come al solito, anche in momenti come questo. Un forzitaliota stamani polemizzava con Zapatero su cose a caso, solamente perché ha vinto da socialista le elezioni, sebbene Zapatero non conosca nemmeno l’esistenza di quel tale italiano, di cui per altro non ricordo neanch’io il nome.

La sinistra, la graziosa, spassosa, divertente sinistra, continua a fare ciò che ha sempre fatto nella storia degli ultimi centocinquant’anni: dividersi, separarsi, aprire parentesi, dire la propria, meglio se diversa dall’alleato. E’ vero che sentir parlare Intini è un po’ come sentir parlare uno di destra e se pensiamo che il primo partito della sinistra, i Ds, si sono alleati e si sono messi a fare la lista unica per le europee (per battere Forzitalia? E chi se ne frega non ce lo mettiamo?) con certa gente, quella che gente che fino all’altro ieri indicava come il male in terra della politica, fa correre un dolce brivido lungo la schiena.

Ma questa è sempre stata la sinistra. Fa rabbrividire, in ogni senso.

Pignolo 17 marzo 2004 - Diego Pretini

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