il Pignolo 14

Come in un film

"And the winner is… Ousama Bin Leiden" dice Meg Ryan. Nell'immenso teatro il pubblico è in visibilio, standing ovation, scrosci continui di applausi, strillozzi impazziti di ragazzine impiastricciate da un misto di trucco, brillantini e lacrime con in mano un triangolo di una pagina del San Francisco Chronicle e una penna con il tappo della forma di Winnie Pooh. "Ousama, Ousama, please, an autograph for us". Il nome ripetuto ritmicamente, come allo stadio: "Ou-sa-ma, Ou-sa-ma". Lo sceicco si alza dai seggiolini della prima fila. Ormai ha quasi tutta la barba bianca. Niente copricapo stasera, è gelatinato. Indossa un elegante smoking, scarpe lucide, un Rolex d'argento al polso. Si china sul microfono. Si china parecchio, a dirla tutta. In effetti tra la sua statura (1 e 96) e quella di Meg Ryan c'è una certa differenza. Si prende tutto l'applauso e poi inizia a parlare, tradotto in simultanea da una delle solite voci anonime e inespressive che fanno quelle pause orrende. "Sono molto felice… di ritirare questi premi… Io e i miei uomini li abbiamo cercati tutto l'anno, spendendo… molte energie… be' sì anche parecchi soldi, ma, come sapete, per me è un problema uguale a masticare un chewing-gum". E sorride con la faccia da furbetto. L'intera sala ride, accenna l'applauso. Lui li ferma con un cenno della mano, piena dell'ingombrante statuetta. Si china di nuovo sul gelato. "Dopo cinque videocassette… siamo riusciti a portare via i premi per… miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura e… siamo contentissimi… perché è un premio al nostro grande impegno. Peccato per le altre nominations, ma… devo ammettere che… fotografia e scenografia non erano poi così esaltanti". Altra risata generale della platea, stavolta Bin Laden l'applauso se lo prende tutto. Appena terminato, conclude. "Un grazie anche a nome di Al Zawahiri… quel signore occhialuto che era accanto a me nei primi video… ma che non ho mai fatto parlare… Sapete, non è telegenico". Risata conclusiva del teatro, con in sottofondo la voce urlante di Bin Laden sputata dagli altoparlanti: "I Love You". Altro grande applauso, finché il barbuto saudita non sparisce nelle quinte.

Ora divento serio. La comunicazione di Bin Laden continua ad essere affidata ai video tapes. Sono già cinque. L'ultimo è datato 7 dicembre ed è stato trasmesso per Santo Stefano da Al Jazeera, televisione diventata più famosa di Flavio del Grande Stornello. Come se c'avesse fatto gli auguri, Osama, per la festa più "occidentale" dell'anno. Perfetto, come al solito. L'11 settembre fu detta una caterva di volte una frase: "E' come in un film". Stramaledettamente bello, quello è successo alle due Torri. Schifosamente, orrendamente bella, quella scena. Inguardabile da quanto attraeva, tanto affascinante che l'hanno fatta rivedere centinaia di volte su qualsiasi televisione del globo. Tanto era immondo, laido, ributtante, rivoltante, osceno era quello che stavamo vedendo. E se fosse davvero tutto un film? Auguri di buon anno.
Fantapoliticamente vostro, DP

Pignolo 6 gennaio 2002 - Diego Pretini

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