Vendemi

Devo essere sincero. Parlare di certe persone mi mette un po’ in croce. Perché sono quel tipo di persone che non perdo mai occasione di portare come esempio primo del degrado graduale e a quanto pare inesorabile della nostra civiltà, anche se paiono le più fortunate e certe volte le più furbe nel mondo di oggi.

Sono quelli che arrivano ad essere famosi per non aver fatto nulla nella vita. Sono quelli che compaiono su qualunque canale del mondo a portare la loro nullità, sorridono quasi a presa dei fondelli e parlano in continuazione su qualsiasi argomento, nonostante non ne sappiano nulla, e gli rimane il solo alibi che la colpa non è loro, ma di chi gli chiede di farlo.

In ogni caso mi ha colpito (e non dovrebbe essere così) una frase di Emanuele Filiberto di Savoia. Prima dell’altro giorno avevo qualche dubbio sulla sua non del tutto completa solidità di pensiero. Ma il dubbio è stato fugato esaurientemente.

Leggo che, essendo diventato padre, il figlio unico della Casa Reale d’Italia (che è un po’ come l’Associazione Birmana Puffi Cestisti: non esiste) è riuscito finalmente a crescere e a maturare, a dimettere i suoi panni di principino viziato e pieno di hobby e vuoto di cose utili al mondo. E’ padre, ora, ha messo al mondo la figlioletta, grazie alla non trascurabile collaborazione della moglie francese, mezza anarchica e mezza comunista, mi par d’aver capito (una specie di Anna Kuliscioff di paillettes).

“Dopo la nascita di mia figlia Vittoria, ho deciso di vendere la moto. Smetto di vivere a 400 chilometri all’ora”, dice il Principe Novanteppiùggradi.

Che bravo, che bellino, che babbo. Un po’ come quelli che smettono di fumare quando gli nasce un figlio, per rendere un po’ meno marcio il mondo dove vivrà il pargoletto.

“Però parteciperò ancora a rally automobilistici e a concorsi di jet-ski”, conclude.

Le cose sono due: o è scemo o ha preso tutti noi per scemi.

Credo che in tutt’e due le ipotesi ci sia un po’ di verità, visto che quasi tutti i nostri pseudo-telegiornali sbavano appena qualcuno dei Savoia o affini apre bocca e poi magari tra una notizia su di loro e quella sul terremoto di Bam sono passati sì e no quattro, cinque minuti.

“Vendo la moto perché non voglio più andare a 400, ma vado ai rally”. Quando si dice uno con la testa sulle spalle.

“Il vigile urbano mi guardava quasi con disprezzo, quel bastardo. Ero contromano, sì, ma a 90 all’ora, così potevo liberare la strada in fretta, ma non c’ha voluto sentire. Hai voglia di dirgli che avevo la cintura”.

“Chiaro che rispetto gli anziani. Mi sono ripromesso che, da qui in avanti, quando sono sulle strisce pedonali, mi fermo per farli passare”.

“Ho rinnovato il porto d’armi, così sono in regola subito dal colpo di sabato alle poste della stazione”.

“Sai, ho finalmente smesso di fumare. Così posso provare la roulette russa in santa pace e senza innervosirmi”.

Prende quindi corpo la terza ipotesi.

Emanuele Filiberto deve cambiare la moto. Non sapeva come raggiungere il raggio più ampio di potenziali acquirenti e gli è venuto fuori della bimba e tutto il resto.

Quindi prego chiunque possa spendere quei milioni di euro, utili a comprare una delle moto più costose del mondo, di farlo in fretta, poiché, altrimenti Emanuele Filiberto sarà costretto a portare la figliola sulla moto, affinché tutti vadano lì a offrirsi, presi dalla pietà.

Emanuele Filiberto, però, ha aperto una strada nuova e meravigliosa per farsi pubblicità ai venditori, ai commercianti, a tutti coloro che devono vendere qualcosa anche non materialmente.

Commercialisti si travestiranno da ultras e andranno allo stadio, tirando fuori, al momento giusto, una ferocia che sbiancheranno perfino er Retina (famoso per aver cavato un occhio a un tifoso vicentino, ma che la folla applaudì appena gli chiese scusa) e l’AnoMalo (per la sua particolare mossa che compie con il bastone della bandiera senza bandiera), cosicché le telecamere inquadreranno gli esagitati liberi professionisti e loro al momento giusto distenderanno un enorme cartellone pubblicitario con la pubblicità del loro studio professionale;

Macellai sbuzzeranno maiali sul marciapiede, così i passanti saranno costretti a riparare proprio nel loro negozio;

Sarte di settant’anni si faranno autopiercing con ago e filo e il motivo è chiaro: spostare il target degli acquirenti verso un’età più giovane;

Parrucchiere e parrucchieri andranno a battere per farsi riprendere dalle telecamere della polizia e appena ci sarà un controllo, zac, butteranno lì l’opuscoletto per le mogli dei poliziotti (“Giselle & Renoir Coiffeur – Vi facciamo di tutto”, salvo poi scoprire che in realtà si chiamano Piera e Alfio);

Giornalisti, pur di dire che lavorano in una rete nazionale, passeranno la loro carriera a parlar bene dei calendari dei culi ritti dell’anno passato;

Cantanti e attori andranno a qualunque trasmissione esistente per fare pubblicità ai loro ultimi prodotti, anche se gli autori del programma gli chiedono di travestirsi da star sadomaso o da Heidi;

Ministri si faranno clonare per poter partecipare a nove dibattiti contemporaneamente e, se possibile, condurre telegiornale, previsioni del tempo e Disney Club;

Preti al Grande Fratello;

Calciatori cercheranno le Sculettine più famose del momento per sedurle e scaricarle appena passano di moda;

Viceversa;

Politici rappresentanti del PFU (il Partito della Feccia Umana) potranno sorridere beatamente per sempre limonando con Vespa, mentre immigrati costretti al furto per fame verranno linciati in diretta nazionale (per educarne cento);

Faranno la loro comparsa alla televisione nell’ordine crescente di disagio del telespettatore:

- trans,
- bambini a tre teste
- fenicotteri tatuati dai padroni
- alieni gay
- indemoniati
- Gaucci
- preti pedofili
- imprenditori che falsano i bilanci
- politici che difendono industriali che falsano i bilanci.

Che futuro schif…

Futuro?

Pignolo 10 gennaio 2004 - Diego Pretini

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