Di getto

A Luciano Gaucci che ad un certo punto dovrà pur pensare;

A Francesco Totti che dovrebbe dare calci a un pallone e basta, perché ognuno ha il suo mestiere e la Nazionale dovrebbe essere il sogno dello sportivo vero, non un peso;

A Rete Quattro, che spero sia venduta a qualcun altro di buona volontà, perché con Rai Tre sono gli ultimi due canali che fanno vedere qualcosa di interessante;

Ad Adriano Sofri che rimane in carcere e il perché lo sa solo il competentissimo ministro Castelli;

A Re Phard che al brindisi di Mediaset, per discolparsi dall’accusa di dittatore, dice le seguenti parole: “Se lo fossi, sarei un dittatore un po’ sfigato: abbiamo avuto il caso Parmalat e la guerra in Iraq con i 19 morti italiani”, una roba agghiacciante che purtroppo dobbiamo sorbirci ogni giorno;

Al giudice spagnolo che ha impedito un nuovo processo ad Augusto Pinochet, perché finalmente quest’ultimo viene definito “demente” (“soffre di demenza progressiva ed incurabile”) e ci volevano trent’anni per capirlo;

Al governo italiano che più si genuflette e si mette a nascondersi dietro la gonna a stelle e strisce e più non conta una pippa;

All’Ulivo che ora che il Re Phard ne ha fatte di cotte e di crude e attualmente solo dei pazzi lo voterebbero (perfino mio zio ride alle battute su sms che girano di questi tempi su di lui), s’inventa la genialata della Lista Unica alle Europee così ricomincia a litigare fino al 2008;

A quelli che non sanno nulla di sport e gli mettono sempre come sinonimo il calcio, mentre ci sono altre quindici, venti ugualmente affascinanti e divertenti;

A tutto lo sport che non è il pallone che speriamo vada alle Olimpiadi con i pochi soldi che si ritrova tra le dita;

Ai nostri giornali che il Re Phard non legge e che, dice, non li leggono più nemmeno le massaie e vorrei tanto che le massaie si difendessero dall’accusa di essere come il Re Phard;

Ai nostri giornali sui quali invece si forma la vera, autentica, non taroccata opinione pubblica, perché non si capisce come si possa formare un’opinione pubblica con il Tg2 e Studio Aperto;

Al Brasile che, in forma legale, si mette di traverso agli Stati Uniti schedando i cittadini americani così come in America schedano i cittadini provenienti da Paesi del Terzo Mondo;

Ai nostri politicanti che non considerano la musica un’arte come la letteratura e bisogna comprare un Cd a sessantamilalire (oddìo, tutta tutta tutta non è proprio arte: Tiziano Ferro, per dire);

A quelli dell’Isola degli Inutili che già nessuno si ricorda come sono fatti;

A noi che dobbiamo capire che il Natale fa bene e porta i regali: il primo è che non c’è Vespa e il secondo è che non c’è Costanzo;

Alla Rai che ha cinquant’anni e forse è per questo che inizia a perdere colpi;

A noi italiani senza più il sugo e il latte più buoni che avevamo, perché a quelli che li facevano, pastasciutta e cappuccino piaceva farli con gli euro;

A noi che di questi tempi abbiamo speso senza vergogna e non ci siamo mai fermati a riflettere che ciò spendiamo per gli altri è ciò che gli altri spendono per noi e che il regalo che ci fanno poteva essere sostituito con qualcosa che ci piace perché ce lo potevamo scegliere;

Alla signora Mazandarani che a 97 non era ancora contenta e ha resistito per otto giorni sotto un canterale per vivere un altro pochino facendo una pernacchia galattica al terremoto iraniano;

A noi che da trent’anni non prendiamo il Natale per quello che è, cioè un pretesto per volerci un pochino più bene o almeno fingere di volerlo, per stare tutti insieme e per ridere, ogni tanto, almeno di qualcosa;

A noi che arriviamo all’ultimo giorno dell’anno e bisogna divertirci per forza, come se un qualsiasi sabato di una qualsiasi settimana non fosse esattamente adatto allo stesso modo;

A noi che non smettiamo di sognare;

A noi che ce ne abbiamo sempre fin sopra i capelli;

A tutti i nonnini che hanno passato le feste da soli;

A tutti quelli che non hanno dove dormire, con questo freddo, non hanno dove mangiare, di questi tempi;

A tutti quelli che hanno odiato, che odiano, che odieranno;

A quelli che dopo aver fatto il pranzo di Natale terminato intorno alle sei e mezzo di sera, ti dicono “No, a quell’ora non posso perché ceno”;

A quelli cui voglio bene e a quelli che mi ricambiano;

A chi mi fa scrivere;

A chi mi scrive;

A me che non mi stanco mai di stancarvi, per egoismo perché non resisto alla tentazione di battere le dita sulla tastiera, fosse pure una lista della spesa.

Buon anno

Pignolo 4 gennaio 2004 - Diego Pretini

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