Stratagemmi

Torno a parlare di televisione, tornando a parlare, tout court. Il fatto è che, preoccupantemente la televisione, mezzo potentissimo che ha fatto tantissimo, davvero, per l’alfabetizzazione nel nostro Paese, sta diventando un porto franco, dove può passare chiunque, fare i suoi comodi, sporcarla con la sua presenza e sparire nel nulla, basta che tiri su lo share, qualunque livello di capacità (e qualunque capacità) costui o costei non abbia.

E’ vero anche che non sempre è così. Spesso, ci sono persone che fanno mediocremente il proprio mestiere, ma arrivano lo stesso. Ma quello succede in tutti gli ambiti.

Così, dal nulla, dal nulla più vuoto, si costruisce la trasmissione di successo. Si prendono dieci Vip, molto poco very important e forse anche poco person nel caso di Adriano Pappalardo e si mettono in un posto isolato nel nulla con solo tre oggetti che si sono scelti. Ho sentito cose agghiaccianti, come l’astuccio dei trucchi di Barbara Chiappini (non chiedetemi chi è e soprattutto cosa fa, non saprei cosa rispondere) e un lenzuolo bianco di Maria Teresa Ruta, con Ringo, una delle più alte cariche della nullafacenza con diritto di comparsa del nostro Paese.

Addirittura c’ha fatto una puntata Vespa (una cosa che m’ha dato il voltastomaco), chiamando a raccolta i fidi Zecchi, esteta, e Crepet, psicologo, da una parte e tutti i Vip eliminati dalla trasmissione dall’altra (vorrei far notare ai miei dodici lettori che Vip in questo caso è inteso come acronimo di Very inutile person).

Non poteva mancare la contessa de Blanck, che nella vita fa la contessa e già per questo è antipatica per un vagabondo di natura come me che detesta i vagabondi che possono scegliere di esserlo. Breve curriculum televisivo della contessa Patrizia de Blanck: compare tutte le sere al programma di Chiambretti insieme alla figlia (ovviamente messaggio di Chiambretti: guardate quanta gente non fa una mazza) e da lì conta numerose comparsate nei programmi più visti e in quelli meno visti (quindi tutti) i programmi tv esistenti sulle reti Mediarai o Raiset, come desiderate, da Domenica In a Buona Domenica, da Forum alla Prova del Cuoco, da Striscia a Protestantesimo, da Art Attack alle Tribune Politiche.

Me la ritrovo sempre, ovunque, è una persecuzione.

E perché va di moda la de Blanck? Perché dice le parolacce. Riesce a dire vaffanculx, stronxate, incaxxata, testa di minxhia davanti alla camera e a tutte le ore (l’ho sentita nel pieno pomeriggio di Bonolis).

Fa la solita pantomima di quella che s’arrabbia se le si dice che lei è contessa e quindi è diversa dalle altre persone. Lo sapete, chi mi legge da un po’ mi conosce, non sono uno che si scandalizza per una parolaccia, né per due, né per dieci. Ma che diventi un lavoro retribuito mi sembra ai limiti dell’umanità.

Ora, si diceva: c’ha fatto una puntata anche Vespa ed è la prima cosa da dire, in fondo. Da una parte i professori a fare la parte dei bacchettoni, scettici, musoni e dall’altra i QCNAUMDF (finalmente ho trovato una sigla adatta: Quelli Che Non Avevano Una Minxhia Da Fare: io ho l’alibi che non mi pagano) a difendersi, a dire “Abbiamo sofferto”, “Ma cosa ne sapete voi di cosa succedeva laggiù?”, “Visto le punture?” (delle zanzare, che per un fascino non richiesto in trasmissione si chiamavano mosquitos), “Non fingevamo e non potevamo mangiare per davvero”. Al che l’unica cosa intelligente sortita fuori dall’allegra chiacchierata davanti a Vespa (che in quel contesto è perfino sembrato simpatico, sentite che slanci oggi) l’ha detta proprio Crepet, psicologo dal giacchettino di pelle e i baffi brizzolati che vive in una canadese dietro sotto la poltrona di Portapporta: “Ma andiamo, non prendete in giro gli italiani che soffrono la fame davvero”.

E poi a ricominciare:

Zecchi che dice “avete finto”;

la Carmen Russo che si commuove a rivedersi;

Ringo che alla parola “teatro” rimane un po’ interdetto,

il sacerdote di turno (Vespa ne ha una collezione in camerino) che dice “ma dopo tutto cos’hanno fatto di male?”,

la Ventura che ride per qualsiasi cosa nel mondo,

Ringo che sta continuando a pensare a cosa diavolo vorrà dire “Teatro” e in più s’è fatto spiegare da un assistente di studio cosa significa “trasparenza”,

Crepet che dice “Questa è tutta recitazione”, la Ruta che non riesce a dire una cosa cattiva su nessuno (proprio un pregio? Nemmeno un difetto? Nemmeno Pappalardo? Via…)

Ringo, che ormai ha un rapporto di fiducia con l’assistente di studio, che ora gli sta spiegando quando si usa “il quale” e quando “la quale”;

la de Blanck che s’incazza perché Crepet osa dire che, dopo tutto, una ferita al polpaccio è poco in confronto ad altri incidenti che potevano accadere: “Ma che cavolo volete, er sangue?”;

Ringo che quando sente il trentaquattresimo “con cui”, se ne va in preda ad uno spasma per troppo stress da lessico nuovo.

Certo, appare strano che su undici partecipanti nemmeno uno stesse facendo qualcosa. In generale. Qualcosa. Un orticello in giardino, una riverniciaturina alla casa, una pasta al forno, che so.

Tacconi faceva (all’imperfetto) il portiere della Juve, Fabio Testi non fa un film dal tempo dei pantaloni a zampa d’elefante, Giada de Blanck o va a scuola o fa la contessina (sscchh, la mamma s’arrabbia, poi, porca puttana zozza della miseria lurida infame incatramata, della sudicia mignotta), Adriano Pappalardo l’ultima cosa che ha fatto è stata I ragazzi irresistibili, un programma con Rita Pavone, Little Tony e Maurizio Vandelli di cui voi tutti ricorderete lo splendore, Ringo vive nei talk-show (è proprio il suo habitat naturale, nonostante capisca il 30% delle cose che gli dicono), la Ruta ha appena finito la trasmissione più sognata nel panorama televisivo UnoMattina, Nudo non ha mai fatto nulla a parte Mister Bello nell’Universo o roba simile e un programma su Italia Uno quando ancora purtroppo non c’erano i Simpson, Davide Silvestri non sapevo che fosse in vita, Barbara Chiappini continua ad essere un’incognita nel mio cervello, la Torretta è famosa perché era amica di una contessa che si è uccisa e Carmen Russo non si vedeva in televisione da almeno dieci anni.

Non c’è qualcosa di strano? Sono io, il pignolo perfido malvagio.

E via con le giustificazioni: “ma non si può stare sempre seri”, “bisogna divertirsi”, “ogni tanto serve un sorriso”. Certo, ci sono modi e modi, però.

E i modi ci sono per stare in serenità e allegria e aprire un minimo gli occhi in quest’Italia in mano al nullismo e il vuotismo imperante dell’era berlusconiana delle Giade de Blanck e agli Enrichi Papi, uguali agli Schifani e ai Sandri Bondi, dove si dice tutto e il contrario di tutto, con la convinzione di aver detto qualcosa, senza sapere di non aver detto niente.

C’è Bonolis, che, oltre ad un linguaggio forbito che Ringo traduce con un programma per Pc, che può essere utile anche ai ragazzi che lo guardano e lo ascoltano, fa sorridere, fa ridere, spesso, senza fare lo sbracone, senza fare il clown, senza fare lo stupido, senza fare l’esibizionista. Mai un doppio senso, mai una parolaccia eppure fa tutto quello che la Rai negli ultimi anni non ha mai saputo fare: fare ascolti con continuità senza effetti speciali, senza trucchi e senza inganni, senza phard e senza ombretto.

C’è la Guzzanti, per dire, di cui mi sto innamorando sempre di più (anche fisicamente, mi sto preoccupando), che riesce a distruggere in mezz’ora (domenica sera, 23,30, ovviamente Rai Tre) tutte le ciofeche che ci rifilano i cinque telegiornali di Stato. Con una sua battuta finisco la predica di oggi. E’ uscita una graziosa classifica di Reporter Sans Frontiers sulla libertà di stampa nel mondo, polso di un flusso più o meno decente della democrazia. L’Italia è al 53° posto, all’ultimo tra i Paesi europei, dietro a, scelgo a caso: Albania, Ghana, Isola di Capo Verde, Mauritius, Bolivia, Macedonia, Ecuador, Timor Leste, Benin, Costa Rica. Ma a pari merito con Panama.

Dice Sabina Guzzanti:

“L’Italia è al 53° posto nella classifica mondiale per la libertà di stampa, dopo Madagascar e Nicaragua.

Non lo sapete? Be’, se lo sapeste, non saremmo al 53° posto”.

Cosa? Che vergogna? Ma siete pazzi? Guardate che sotto di noi ci sono altri 113 Paesi, sapete?

P.S. Volete sapere davvero come sta il giornalismo televisivo in Italia? Guardate “12° round” verso la mezzanotte del lunedì su RaiDue. Non sto qui a dirvi come funziona perché è un programma irritantemente ridicolo. L’ultima volta c’era ospite Pecoraro Scanio. Un paio di domande fatte da Giovanna Cipriani (cresciuta televisivamente nella pallosità di Excalibur) prese a caso:

1) “Pecoraro, io sono di Venezia. E a Venezia abbiamo il problema dei piccioni e sappiamo che il guano dei piccioni corrode i monumenti, crea dei danni. Quando si è deciso di eliminare questo problema, i Verdi si sono opposti”.

Risposta di Pecoraro: “Ci siamo opposti, perché ci andava bene che il problema fosse eliminato, ma non ci andava bene che degli esseri viventi fossero ammazzati”.

Giornalista in difficoltà: “Ma corrodono i monumenti, le chiese, tutti i patrimoni artistici”.

A Pecoraro pare di parlare con una bimba e presto ne avrà la conferma. La giornalista scopre per la prima volta che non tutti gli intervistati sono come Vito che non ascoltano la domanda e si trova in estrema difficoltà. E riesce a dire questo:

“Ma i piccioni, tanto, sono brutti”.

2) “Pecoraro lei ha dichiarato di essere bisessuale e di essere cattolico e che, se capitasse, si sposerebbe in Chiesa. Perché?”. Ma che domanda è?

Ce l’ho anch’io una domanda per Cipriani:

Cipriani, lei, ma perché?

Pignolo 21 novembre 2003 - Diego Pretini

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