Piangiamo

Sicché: primo, siamo in guerra; secondo, si muore; terzo, il soldato italiano è né più né meno come qualunque altro soldato che sia ufficialmente alleato con l’esercito americano.

E’ guerra e ce ne siamo accorti anche noi, alla fine.

Dopo tutti i proclami idioti sul “v-day”, sul giorno della vittoria, con Giorgio Secondo a strusciare quel suo passo goffo su una portaerei, tronfio di aver fatto la cosa giusta sono morti più di cento soldati “occupanti”, che proprio occupanti non erano, ma erano mandati lì da qualcun altro.

Le body bags, i sacchi dove vengono infilati i corpi dei caduti di guerra, sono anche azzurre, sono anche nostre. Per dei ragazzi che con la guerra c’entravano poco o nulla. Sono andati alla guerra perché ce l’hanno lasciati andare.

Per il peace keeping, è stata la spiegazione. Come in Afghanistan, dove le truppe italiane sono state utilizzate anche per movimenti offensivi. In questi casi bisogna pesare le parole, come in nessun altro momento.

A me resta il nodo alla gola che mi è venuto appena ho sentito la notizia, alla radio che dà sempre di più un altro gusto alla tragedia. Resta il pensiero che di chi esegue, a chi comanda, non frega nulla.

E’ stato qualcosa di prevedibile, di evitabile. Ma siamo ancora tutti qui a piangere quei padri (molti di bambini piccoli, per la miseria), quei ragazzi che erano a fare il loro lavoro. Berlusconi non voleva andare nemmeno al Parlamento a riferire, voleva mandare il ministro della guerra (ora si chiama ipocritamente ministro della Difesa, anche se poi di difesa c’è poco).

L’indifferenza è ciò che fa più male. Vedo Papi su Italia Uno e mi viene il voltastomaco. Cosa c’avrà da ridere. Che schifo. Lui e chi lo guarda, specie ora.

“Il mio nemico non ha divisa,
compra le armi, ma non le usa,
nella fondina ha le carte visa
e quando uccide non chiede scusa”.
(Daniele Silvestri)

Articolo 11
L’’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
(Costituzione della Repubblica Italiana)

Pignolo 13 ottobre 2003 - Diego Pretini

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