Respiro

Parlo di un problema grave. Gravissimo. Quindi tutti seri e nessuno faccia risolini idioti.

Al Tg2, certe sere, manca la punteggiatura. Voi ridete, ma è un problema mica da poco.

Al Tg2, direttore Mauro Mazza, un tipo di persona in via d’estinzione nel centrodestra (uno dei pochi ancora che non dice – almeno pare – “qui comando io e il più bravo sono io”), non esistono virgole, non esistono punti, non esistono gli apostrofi, raramente compaiono gli accenti: l’unica ancora di salvezza che resta l’ho appena schiacciata, i due punti. Le cose sono due: o a scrivere i testi del famoso caso di patologia chiamata “serpentone all’americana” ci sono dei bambini di otto anni che prendono ogni tanto il controllo delle tastiere con un golpe o per fortuna sono tornati Totò e Peppino (“aperta la parente? Chiudila”).

Non vorrei girare il coltellino svizzero nella piaga e dire che una volta vi ho perfino letto che, pochissimo tempo dopo la “fine” (poveretti coloro che c’hanno creduto, alla fine, intendo) della seconda guerra del Golfo, Alì il Chimico, la peggiore canaglia al fianco di Hussein, aveva “prelavato” una somma di non so quanti soldi dal suo conto (e allora ce lo vedi, lui, il peggior stronzo degli stronzi, alla pila che si lava i suoi bei dollaroni, li alza tutti gocciolanti e li mette controluce per vedere se sono venuti bene).

Non lo vorrei girare ‘sto coltellino, ma quando vedo un ora scritto così come l’ho scritto, rischio di andare bocconi e aver bisogno di una lavanda gastrica. Che ad “un” vada l’apostrofo quando il sostantivo che segue ha come iniziale una vocale lo sa perfino il mio nonnino che credo abbia fatto la quinta elementare. Loro, i padri del Serpentone (stavo per dire Biscione: freudiano?), ignorano tutto ciò che non sono i due punti. A volte compaiono i punti, quelli soli, ma proprio quando non se ne può fare a meno. Sennò: trattino, due punti, trattino, due punti, trattino, due punti. Trattino.

Viene eliminata la virgola, con tutto ciò che vuol dire. La virgola è fondamentale, è come una preposizione, un articolo, un ausiliare (e non sto parlando della peggior razza di vigili urbani: perché non un’assicurazione anche per loro?), è qualcosa che se la levi non torna, suona male, manca qualcosa, devi ricominciare daccapo.

Piccolissima pausa che ti restituisce il respiro, armonizza ciò che si dice, riesce a dare musica a qualcosa di estremamente matematico, com’è la composizione delle lettere, il loro assemblarsi, apre e chiude precisazioni che nessuno vedrebbe, riapre il discorso, quando tutti lo definirebbero chiuso.

E’ l’evidenziatore del nulla, è l’amplificatore del di silenzio, è il defibrillatore dopo la morte di una frase, che morte non è, ma è solo pausa dalla vita, coma vigile, lo chiamerebbe qualcuno. La virgola in cucina varrebbe probabilmente il lievito, se fosse un calciatore sarebbe Tacchinardi, se fosse uno sport sarebbe l’atletica leggera, se fosse un politico sarebbe Ciampi, se fosse un musicista sarebbe Elton John, se fosse un personaggio storico sarebbe forse Aldo Moro, se fosse un colore sarebbe il bianco, se fosse una donna si chiamerebbe Eva.

La virgola riesce ad armonizzare quello che le sta intorno, è la sintesi di tutto ciò che di buono e di brutto o semplicemente di diverso arriva a toccarla, ma fa fino in fondo ciò per cui è stata inventata, fa capire come stanno le cose, ordina, nel senso di mettere in ordine, primo secondo terzo e quarto e, se ce n’è bisogno, ritorna a capo e ricomincia.

La scrittura senza virgola può essere solo dei grandi come Joyce che c’ha scritto un libro intero, l’Ulisse, per rendere davvero interiore il monologo interiore, con il pensiero di chi racconta sviluppato in parole.

E vi immaginate se dovessimo scrivere un libro con il pensiero della testa di Di Pietro?

“Berlusconi, se è vero, sanscrito, anche perché, madonna mia, Francesco è sempre stato e sempre sarà, voglio dire, qualcosa che spara dall’alto, come un un un un un un un piccione che veglia come un sacrilegio viaggiante. D’altronde le montagne alte hanno sempre il buco in mezzo e solo quelle più piccole riescono a sfuggire senza la corsa del padrone e gli alberi imbalsamati all’ora di pranzo. Se noi pensiamo, se noi pensiamo, se noi pensiamo, se noi pensiamo a chi a chi a chi a chi a chi a chi è stato prima di noi al Governo ci accorgiamo che non tutti i cani nascono per abbaiare. Ah, che poi: guardrail”.

E con quella di Fede? “Berlusconi Berlusconi Berlusconi Berlusconi Berlusconi Berlusconi Berlusconi Berlusconi. Mmm?”. Smorfia idiota, metaforicamente parlando.

Con la testa di Rutelli: “La nostra coalizione è sempre forte, siamo uniti, sotto la stessa bandiera, compatti, in un’alleanza organica da sempre, con obiettivi che condividiamo e mete che vogliamo raggiungere assieme. Le divisioni all’interno dell’Ulivo non sono divisioni, noi siamo uniti, la nostra coalizione è sempre forte, in un’alleanza organica da sempre con mete che vogliamo raggiungere assieme e obiettivi che condividiamo. Noi siamo uniti…”.

Con quella di Sandro Bondi, portavoce di Forzitalia: “Direi che la sinistra ha toccato il fondo perché è vergognoso che certi magistrati giochino a pallone a 24 squadre, mentre l’economia va a gonfie vele e il Mezzogiorno è in difficoltà per colpa della sinistra, che sulla guerra non è mai stata unita, però va in piazza con il sindacato e alimenta l’odio e il terrorismo, tanto che Rete 4, per colpa della Corte di Cassazione, dovrà andare sul satellite, diminuendo così la pluralità di informazione e la crisi della discografia. E comunque: sì da Forza Italia a Tony Renis a Sanremo”.

Pignolo 22 settembre 2003 - Diego Pretini

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