SOS

Mentre l’Italia boccheggia e lo fa in due modi (in senso stretto ed economicamente) e ha la bocca secca in due modi (in senso stretto ed economicamente), in Parlamento ci si preoccupa di questione annose e per fortuna giunte alla fine (così almeno non se ne parla più, se Dio vuole). E’ stato approvato alla Camera un disegno di legge che prevede che, tra i cartelli stradali soliti con le indicazioni dei nomi dei luoghi del nostro così bel Paese, ci siano in futuro anche pannelli che indichino la medesima cosa, ma nel modo in cui la dicono quelli del posto.

Ci vuole poco a capire chi ha proposto questa urgentissima questione (l’alta cultura della Lega Nord) così come è ovvio il motivo per cui l’urgentissima questione sia stata approvata in fretta dagli alleati di Berlusconi (e non della Lega): litigare anche sui cartelli stradali sarebbe veramente comico.

E così finalmente Bergamo si potrà veder scritta Bèrghem, Genova Zena, Milano Milàn (credo) e via così per tutti i paesini anche piccolissimi, ma bellissimi come ce ne sono a migliaia nel nostro Paese.

A parte l’inutilità dei cartelli suddetti che è palese e ammesso che ai distretti comunali interessi qualche cosa la scritta in dialetto, la cosa rischia di essere anche dannosa, perché un tedesco, un americano, un giapponese, un inglese, un francese che vengono in Italia e cercano, con qualche ragione, una città che sulla loro cartina corrisponde al nome di Genova e vedono su un cartello la scritta “Zena” scuoteranno la loro testona dicendosi “No, per di là si va a Zena”.

Leggevo il pezzo sul giornale che riportava la notizia e mi gustavo già i momenti successivi (“questo è il prossimo articolo del Pignolo”), ma disgraziatamente l’occhio è sceso in fondo alla pagina dove sono comparse due mini-dichiarazioni, una pro e una contro. Evitando quella contro che è la solita cantilena superstatalista della Margherita (“Grazie al fare ottuso del partito di Bossi, si è persa un’altra occasione per rendere più europee le nostre città” firmato Renzo Lusetti, professione sovietico), quella pro mi ha tarpato le ali.

A parlare è un ragazzotto di una trentina d’anni, che fa il direttore di Radio Padania (la stessa radio di cultura dolomitica che leggeva la formazione dell’Italia ai Mondiali senza nominare Cannavaro, Gattuso e altri, rei di essere nati sotto il 45° parallelo) e anche il consigliere del comune di Milano, in quanto capogruppo leghista (e uno pensa: c’è chi l’ha votato).

Si chiama Matteo Salvini e mi tarpa le ali subito il titolo virgolettato: “Segno di civiltà, sciocco ironizzare”.

Mi dico: calma, se costui dice che è sciocco ironizzare, ci sarà un motivo. “E’ un segno di civiltà e un simbolo. Chi ne sminuisce la portata o ironizza è un ignorante”. Pure. Oltre che sciocco è anche ignorante, chi ironizza su una leganordata del genere.

Ma, mi dico, non ha ancora spiegato nulla, devo arrivare al motivo per cui dice ‘ste cose. “L’Europa voluta, Barcellona e Bruxelles in testa, hanno cartelloni stradali in più lingue. Perché in Italia no?”. Forse perché a Barcellona c’è il catalano (una lingua) e a Bruxelles il fiammingo (una lingua) e in Italia l’unica lingua non italiana si parla su un’isola, per giunta non situata in Brianza, che non ha il mare, per sua fortuna. Del mare, intendo.

Ma io sono sciocco e ignorante, mi sento infinitamente sciocco e ignorante e non posso fare a meno di parlare delle conseguenze che questa direttiva parlamentare (se andrà a buon fine) potrà portare in futuro.

1) Difficile capire come e cosa si scriverà sui cartelli toscani. Firenze a Firenze si dice Firenze, voglio dire, e Pisa a Pisa si dice Pisa. L’unica variazione può essere quella di Prato, dove, com’è noto, si detesta la t come penultima lettera di una parola. I pratesi, dunque, la eliminano e paiono parlare in portoghese. Quindi accanto o sotto a PRATO ci sarà scritto PRAO. E i parenti delle centinaia di cinesi che vivono, lavorano a Prato (parlando in modo esemplare pratese, peraltro), quando arriveranno al bivio e leggeranno Prao, telefoneranno al conoscente e gli diranno: “Zhang, abbiamo sbagliato strada. Quanto c’è dall’oceano Atlantico all’Appennino?”.

2) I cartelli saranno più alti. Ci sono certi incroci che avranno una quindicina di cartelli uno sopra l’altro. Con le nuove direttive nasceranno dei veri e propri totem di latta, alti sessanta metri. Gli automobilisti che cercheranno di capire cosa c’è scritto sul primo cartello, in cima, dovranno fare inversione, appostarsi a circa 200 metri e prendere un binocolo, senza tra l’altro capire una mazza, visto che sulla loro cartina ci sarà scritto, diciamo, Pallanza, mentre lassù, dove non osano neanche le aquile, c’è scritta tutt’altra roba.

3) Altre novità che la Lega vuole apportare nei prossimi mesi.

a) La cosiddetta segnaletica orizzontale (le strisce, per capirsi) non sarà più bianca o gialla, ma tutto dipenderà dai colori sociali della maglia della squadra del posto, sia che faccia la serie A sia che faccia la terza categoria. Problemi di costo di vernice per Venezia (verde, arancio, nero), Genova (che ha due squadre: una rossa, blu, bianca e nera, l’altra rossa e blu), problemi di esteticità per Palermo (rosanero).

b) I clacson dovranno emettere non più il solito suono anonimo e privo di passione, ma l’inno della Regione cui si appartiene (in Sicilia è già stato brevettato, in Lombardia quasi, in Toscana lo vogliono far comporre a Sting: e sono serio, purtroppo). Immaginatevi voi se verso mezzogiorno in una qualsiasi città d’Italia a una signora sulla settantina, che non sa, come al solito, lasciare la frizione nel momento giusto, le si spenge l’auto: la sinfonia che può nascere non avrebbe avversari in rumore. Il traffico sarà diretto da Riccardo Muti.

c) Per entrare in ogni paese ci sarà una cosiddetta “postazione di sorveglianza”, dove sarà chiesto il documento d’identità. Un esempio: se io sono a Portoferraio e voglio andare a Procchio, al Club 64 ci sono gli addetti alla “sorveglianza” che ti controllano per bene se tutto è a posto. Altro esempio per chi all’Elba non è mai stato. Se io sono a Firenze e voglio andare a Signa, troverò all’ipermercato la casupola di sorveglianza che mi controllerà, com’è giusto.

d) Non sarà più possibile affacciarsi alla finestra, senza il permesso. Il vicino potrebbe pensare che sia spiato e potrebbe dare in escandescenze.

e) Meglio se la porta della propria stanza, quando vi si entra, resti chiusa. Non si sa mai, potrebbero entrare elementi fastidiosi.

C’è chi è morto per uscire dai ghetti. E ora c’è chi si autoghettizza per motivi futili e di facciata.

Pignolo 26 luglio 2003 - Diego Pretini

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