Estate

E all’improvviso un muro altissimo, un muro alto metri, un muro alto metri tra lei e lui, che non se l’aspetta.

Una parete senza appigli, scivolosa e perpendicolare al suolo, sulla quale solo un gesto può mandarti all’inferno per sempre o proseguire il paradiso almeno un po’. Perché se sbagli anche solo una mossa sei finito e se ne fai una giusta, be’ quella è solo una milionesima parte del trionfo.

Tutto dipende da te, una volta aggrappato lassù. Non è la parete a buttarti giù, non è il suolo a farti male. Sei tu a non riuscire a rimanere attaccato con i piedi, con le mani, con le dita almeno, con le unghie.

Non è il suolo, a farti male. Sei tu ad andare al suolo, non il suolo a venire da te. E’ il tuo peso a farti male, nient’altro. E sei tu, tu solo, che ti fai male, quando tocchi il suolo, dopo aver sceso ad una velocità innaturale per un essere umano gradini e gradini di aria.

E lui si stava arrampicando, ora, per vederla, per parlarle, per dirle qualsiasi cosa, bastava farlo. Doveva superare quella barriera, così alta, così invalicabile, così incomprensibile, a dirla tutta. Perché come un cartone animato, come un incubo, era spuntata fuori, erano spuntati metri e metri in mezzo, tanti da togliergli gli occhi di lei dai suoi, la cosa più brutta di una vita intera, specie quando succede all’improvviso, specie quando non te l’aspetti.

E poi la scoperta più feroce, quella più ustionante, che ti toglie il respiro, la fame, la sete, il sorriso, la parola, la voglia. Il muro lo ha voluto lei.

A tutti gli uomini che hanno a fianco quella che loro ritengono la loro anima gemella, perché non abbiano paura di amarla.

Pignolo 10 luglio 2003 - Diego Pretini

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