il Pignolo 12

Idee

Utilizzo un po' di più dello spazio standard del Pignolo. Non vi addormentate.

Fila in mensa. Fila immensa. Entrano dei buffoni vestiti da corvi: maschere carnascialesche e alette sulle spalle. Lasciano foglietti e fogliettini. Penso alla pubblicità di una discoteca. I manifesti sono firmati "I Corvi". Penso di nuovo a della pubblicità: un locale, un pub, un gruppo musicale, un concerto. Poi leggo: Corrente umanista. Nel senso di un pensiero teso all'esaltazione del valore e della dignità dell'uomo. Bene, mi dico, al tavolo mi leggerò tutto il manifesto.

Fusilli alla fiesolana (voto: 6+): "Cammino, studio, respiro, vado all'appello, a mensa, mangio, esco, mi vedo con "gli altri", vado a dormire, parlo di quello che mi succede, delle mie giornate, delle mie cose, delle mie aspirazioni e delle mie paure, lo faccio xchè l'ho sempre fatto, vivo senza sapere di esistere, un giorno lavorerò mi dico (perché? E per chi?) e un giorno morirò…".

Ok, e allora? Sono curioso: vado avanti.

Fetta di tacchino impanata fritta (7+): "Ma qualche volta scende la notte, tremenda, immobile e assoluta, qualche volta ci fermiamo a pensare e quando "pensiamo" tremano le gambe della Minerva e arrossiscono le serie maschere della "sapienza"… Mi faccio domande, mi chiedo cose sul significato della mia vita, e sul senso di quello che faccio, di ciò che mi circonda; mi sento inquieto, agitato, sento che ci sono cose importanti che devo capire, elementi essenziali che devo imparare, irrimandabili, insopprimibili, sento che c'è una maschera vuota da smascherare e che i recinti e le anestesie bugiarde che mi sono state messe "a disposizione" non mi riguardano. (Attenzione ora al grassetto) Intuisco che quello che vedo non è reale, percepisco che sono vivo e che sono molto più grande di quello che mi dicono, molto di più di una matricola, di un consumatore, di uno studente, di un meccanismo nell'ingranaggio di un mondo stabilito da altri e tutto quello che mi inducono a fare ha poco senso: in che direzione vanno le nostre vite? Forse in una direzione del cazzo!…".

Ok, e allora? Sono curioso di sapere come va a finire: vado avanti.

Patatine fritte (7): "…ma la mia testa sul libro continua a pensare…e il mio cuore scrive nuove pagine, pagine oltraggiose e piene di domande, pagine che uniscono e non fogli che dividono, che mi separano da me stesso e da chi mi sta intorno. Qualche volta scende la notte, improrogabile accecane e sterminata, allora I CORVI aprono le ali e cominciano a cantare: qualche volta vale la pena "vivere" e non semplicemente "esistere"…"

Ok, e allora? Sono curioso: vado avanti, fino alla fine.

Sbuccio un'arancia (6 ½): "Vogliamo crescere e vogliamo cambiare, trasformare la realtà e non subirla, imparare a descriverla e interpretarla invece che recitarla" (…) In una realtà che si presenta come ovvia, scontata, perpetua, immodificabile, "naturale", cosa possiamo perdere? Le nostre CATENE! Nient'altro che le nostre catene! Voliamo alto! Sogniamo! Trattiamoci bene! Rispettiamoci! Organizziamoci! Complottiamo! Da veri disertori dell'infelicità!"

Comincio a vacillare, inizio a perdere un po' il senso del tutto. Ma vedo una frase che inizia con "perché" (anzi, con "xché") e allora mi torna la speranza e la curiosità: vado avanti.

Budino alla vaniglia (8): "…xchè quando ci riconosceremo, quando ci saremo tutti trovati, quando voleremo insieme, sperimenteremo la Forza ed entreremo come incubi notturni negli scaffali vuoti, sopra le opache scrivanie di questa povera gente che crede di "controllare", questa povera gente, che crede di "prevedere", così corta, così triste, così decadente, così miserabile!"

Che gente? Sono ancora più confuso. Cerco di terminare il manifesto. Vado avanti.

Sorseggio acqua (8 ½) : "…e si agitano queste persone meravigliose, ah se si agitano! Arrossiscono (daje…), si mangiano le unghie (anch'io…), gli trema la voce, gli batte più forte il cuore, gli succedono tante cose, imprevisti, strani incontri, insolite situazioni, giacché stanno spalancando nuove finestre, stanno ampliando il loro mondo interno, stanno dissestando le ultime certezze, dentro le "rapide" della storia umana."

Appoggio il bicchiere sul vassoio.

Passo, sorridendo cordialmente, il foglio al mio vicino.

Prendo il giaccone.
Lo zaino.
Inizio a camminare e, aggrottando le sopracciglia e spremendomi le meningi, mi chiedo, sofferente:
Cosa cavolo avranno voluto dire?

Pignolo 27 dicembre 2001 - Diego Pretini

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