Attentato

Dovete riconoscere che ho resistito parecchio prima di tornare all’attacco.

Sono stato muto dopo che non è andato alla celebrazione del 25 aprile. E passi.

Sono stato zitto sullo show al processo Sme con quei movimenti a scatti che sembrava Pinocchio (per la prima volta l’ho visto davvero in difficoltà a fare la primadonna). E passi.

Non ho proferito parola dopo che, con un coraggio da condottiero impavido, s’è messo a gridare ripetutamente "Fermatelo e identificatelo" ai carabinieri indicando il giornalista free-lance che s’è messo a urlare nei corridoi del tribunale di Milano "Buffone, farai la fine di Ceausescu" o qualcosa di molto simile.

Ma non posso stare zitto dopo che al Tg3 sono arrivati gli ispettori per indagare sulla congiura che nella mente del presidente del Consiglio può essere stata organizzata dalla testata giornalistica comunista e Pietro Ricca, altro comunista che ha iniziato a gridare "Buffone" al re. Se cioè il complotto sia stato preparato dal capo dei comunisti (indicatemene uno che si avvicina a questa caratteristica e che conti qualcosa da governare un telegiornale) e Pietro Ricca sia stato solo l’esecutore dell’attentato.

Mettiamo ordine, innanzitutto: le immagini in questione ("Buffone" "C’è un tenente di polizia qui?" "Farai la fine di Ceausescu" "Fermatelo e identificatelo") non le ha mandate solo il Tg3. Le ha mandate anche il Tg5. E chi ha dato il tape al Tg3? Il Tg1. il Tg1? Mimun è comunista? E chi ha dato il tape al Tg5? Il Tg4. Il Tg4? Fede è comunista?

La verità (triste) è la malattia di quest’uomo. Pensa che tutti siano con lui e che quelli che non sono con lui sono manovrati da chissà quale entità superiore della falce e del martello. Pensa che "di qua" succeda quello che succede "di là", dove lui ha decine di luogotenenti da mandare in avanscoperta e da smentire appena ciò che viene fuori è particolarmente fastidioso per l’opinione pubblica. Purtroppo di qua non c’è un capo che distribuisca ordini. Dico purtroppo perché per mettere insieme Mastella e Bertinotti ci vorrebbe davvero un venditore, uno che sappia vendere, come indubbiamente il Puffone è.

Stupendo il modo in cui Ricca si è spiegato a chi lo ha fermato. "Non ho detto Buffone, ho detto Puffone". Meraviglioso. Ma chi può dire che Ricca dica la verità? E se non avesse detto né Buffone né Puffone? Le varianti possono essere tante.

  • Arraffone: niente di negativo. E’ solo che dove c’è un posto vuoto che conta qualcosa, il Nostro si precipita.
  • Ceffone (ti do un -): Gesto di stizza da non fare, ma che il premier ha volte toglie dalle mani per certe cose che gli vengono fuori dalla bocca (senza esserne nemmeno tanto convinto, secondo me). Tipo: "La qualità della mia vita è pessima". Lo dica pure, sorridente, a una famiglia di cinque persone dove lavora solo lui. Poi si guarda l’effetto.
  • Califfone (ti regalo un -): il Califfone (non so se qualcuno si ricorda) è quel motorino che fa il rumore di un F-16 e ha il sellino montato stile super-G, con la parte posteriore a 760 metri di altitudine e quella anteriore nel magma terrestre. La volontà di regalargli un Califfone può stare nel farlo scappare in caso di magistratura o farlo sembrare, facendolo salire sul dietro del sellino, un po’ meno Puffone.
  • Autografone (voglio un -): in realtà l’urlatore dei corridoi del tribunale milanese è un grande estimatore del presidente del consiglio, per quello che fa, per quello che dice, per come reagisce distaccato alle contestazioni ("Ok, c’è un tenente di polizia, qui?" "Fermatelo e identificatelo, lo voglio denunciare"). Perché è uno che non fa sentire il potere, lui. E’ uno di noi.
  • Bluffone (è tutto un -): infatti il buon Pietro Ricca ha scoperto che è tutto uno scherzo. Questa cosa del Presidente del Consiglio con sei televisioni nazionali, presidente di assicurazioni, di agenzie di pubblicità, presidente di una squadra di calcio, imputato per corruzione, che usa il Parlamento come Fox (e non stiamo parlando di televisioni americane, ma di carta igienica), bè, tutto questo, per cui noi idioti di sinistra ci arrabbiamo, è uno scherzo. Aspettiamo con fiducia Natalia Estrada (in quanto cognata del premier) uscire con il cartello Scherzi a Parte. D’altronde è un format di successo, perché non sfruttarlo per bene, per prendere per il culo contemporaneamente una quarantina di milioni di italiani capaci di intendere e di volere?
  • Staffone (hai un bello -): sono praticamente i complimenti per il gruppo (innumerevole) di avvocati che il presidente del Consiglio ha in Parlamento. Uno di questi giorni, se non avrò nulla da fare (ma proprio nulla) farò un conteggio. Per esempio: Gaetano Pecorella e Niccolò Ghedini, avvocati difensori di Berlusconi al processo Sme, sono entrambi deputati e il primo è addirittura presidente della Commissione Giustizia. Per dire.
  • Stufone (sono -): il fatto è che nella ressa di quel corridoio, ‘sto Ricca gnea faceva più. Voleva uscire e aveva anche caldo. E allora basta, ma chi se ne frega di Berlusconi, di chi ha corrotto, del suo sudore in aula. Non me ne frega una cippa. Voglio uscire. Sono stufone.
  • Tifone (ci vuole un -): come sopra. Aveva caldo.
  • Tifone (ci vuole un bel -): nel senso di applausi e urla, per il nostro campione, che, diciamocelo, qualche cosa buona l’ha fatta. Le palazzine a Milano e sua figlia Barbara sono due esempi, anche se c’è una bionda più bella di lei.

Si accettano ipotesi sull’urlo di Pietro Ricca all’uscita dell’aula di tribunale dello Gnomo Ridens.

P.S.: vi devo ancora la conclusione del pezzo sulle scomparse curiose degli eroi negativi sconfitti dalla storia. Prossimamente sull’Inviato Speciale.

(1/continua)

Pignolo 13 maggio 2003 - Diego Pretini

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